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Apertura dell'anno giudiziario in Sicilia tra carenze d'organico e polemiche

Marino a Palermo: “Proteggere anche i giudici, non solo i pm”
Di Redazione

”La indubitabile contingente e pericolosissima esposizione a rischio di taluni dei magistrati della requirente, con conseguente adozione di dispositivi di protezione mai visti, finisce per isolare e scoprire sempre più i magistrati della giudicante titolari degli stessi processi”. A lanciare l'allarme sicurezza per i giudici palermitani, durante la cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario, è Ivan Marino, presidente reggente della corte d'appello di Palermo. ”Si sta verificando – ha aggiunto Marino, facendo riferimento evidentemente alle straordinarie misure adottate per assicurare la protezione ai pm del pool che indaga sulla trattativa Stato–mafia– la stessa identica situazione degli anni ‘80, allorché la protezione era garantita per lo più, se non esclusivamente, ai magistrati facenti parte dei pool antimafia dell'ufficio istruzione e della Procura, con indifferenza verso la situazione della giudicante, con la conseguenza che bastò un solo episodio criminoso che la riguardasse per porre in crisi lo Stato, che dovette dall'oggi al domani garantire la massima protezione non soltanto ai magistrati ordinari, ma anche ai giudici popolari”. ”L'alta funzione affidata ai magistrati di applicare la legge alla quale essi stessi sono soggetti e alla quale – sola – compete la sovranità della giustizia, assume un carattere di laica sacralità, che immune da ogni atteggiamento di personale protagonismo, non può prescindere del carattere di indipendenza e imparzialità, di rigore e di obiettività. Essenziale – ha concluso Marino – è inoltre il prestigio e la dignità dei magistrati che deve tradursi in comportamenti appropriati”. Le carenze d'organico nella magistratura, come ogni anno, sono stati ovviamente argomento della relazione di Ivan Marino. In totale, nel distretto giudiziario di Palermo (che comprende anche Agrigento e Trapani) mancano 40 magistrati giudicanti (il 12,38% ) e 29 requirenti (il 19,46%). Le maggiori scoperture si hanno nei tribunali di Marsala e Sciacca (20%) e nelle Procure di Agrigento (26%) e Marsala (22%). A CATANIA. «L'Amministrazione della giustizia non è nelle condizioni di assicurare la “magnifica opera di ricamo” che pur si pretenderebbe, ma può solo offrire un onesto lavoro di cucito». Usa un'immagine molto efficare il presidente della Corte d'Appello Alfio Scuto per «fotografare» l'andamento della giustizia nel Distretto tra il primo luglio 2013 e il 30 giugno 2014, il periodo preso in esame dall'annuale relazione che, come di consueto, leggerà, nel corso dell'inaugurazione dell'anno giudiziario. Ne viene fuori – come sempre – più che un quadro, un “grido di dolore”, soprattutto nell'anno in cui la ridefinzione dell'assetto territoriali dei tribunali ha comportato la soppressione di tutte le Sezioni distaccate di Tribunale di Catania che come procedimenti pendenti ne “conta” circa 14mila civili e 4.500 penali. «Non si è trattato di decisioni indolori – commenta Scuto nella relazione – soprattutto nel profondo sentire delle popolazioni residenti e delle loro legittime aspettative di Giustizia». Per il resto, i problemi sono sempre gli stessi, anzi, come previsto, si sono sempre più aggravati. Su tutti, la carenza di personale amministrativo negli uffici giudiziari, gli organici insufficienti dei magistrati, la gestione logistica degli uffici giudiziari catanesi già senza spasi sufficienti e senza strutture adeguate. Sulla situazione del personale amministrativo pesano non solo le carenze d'organico, ma soprattutto i continui pensionamenti «avvenuti senza una corrispondente immissione di nuove e più fresche risorse umane ormai da oltre 15 anni». Drammatica la situazione in Tribunale dove mancano ben 74 persone (di cui 48 nella fascia di funzionari giudiziari) su una pianta organica di 335. «Vuoti d'organico – fa notare Scuto – che rischiano di compromettere l'efficienza del “processo civile telematico”, completo in tutte le sue fasi, realtà che costituisce il vanto del Tribunale di Catania in tutto il Meridione d'Italia» Per quanto riguarda gli organici insufficienti dei magistrati uno dei motivi è legato ai ritardi nelle nomine dei vincitori degli ultimi concorsi e il precedente blocco concorsuale. «Tutte verosimilmente addebitabili alla più generale difficoltà della finanza pubblica. I ritardi – avverte il presidente della Corte d'Appello – non potranno non avere ripercussioni negative sulla copertura degli organici già impoveriti». Ma quali sono i numeri? Secondo il Csm, allo stato, le scoperture distrettuali si attestano su una percentuale media del 10.98 per gli Uffici giudicanti e hanno raggiunto quella del 22,34 per gli uffici requirenti. Per il presidente del Tribunale di Catania, Bruno Di Marco, la pianta organica di quel personale di magistratura andrebbe aumentata di non meno di 22 unità e che, anche tenendo conto dei nuovi procedimenti in entrata ogni anno, (specie se raffrontate con le dotazioni di altri uffici italiani) dieci di questi magistrati, andrebbero riservate alla sezione Lavoro «che attualmente versa in una situazione assai grave – ricorda Scuto – con conseguenze dirompenti per la tutela dei diritti in quel delicato settore, soprattutto in un momento storico segnato da una gravissima crisi economica». Ma la crisi si vede soprattutto nella scarsità delle risorse ministeriali anche per comprare il materiale di cancelleria. «Al Tribunale di Catania, negli ultimi mesi, non è stato possibile acquistare neppure le copertine esterne dei fascicoli d'ufficio delle cause civili. Tutta questa situazione è complicata dal fatto che molti uffici giudiziari sono “sparsi” in diversi edifici, per la mancanza di spazi a Palazzo di Giustizia. «Ogni giorno la corretta programmazione e gestione dell'attività giudiziaria è costretta a misurarsi con gli ostacoli delle angustie logistiche e delle ristrettezze materiali». «Nel tourbillon di offerte e proposte da parte degli enti competenti non si scorgono allo stato – prevede il presidente della Corte d'Appello – prospettive concrete per una soluzione del gravissimo problema, una volta tramontata, per ragioni varie ma tutte meritevoli di un approfondimento nelle opportune sedi, quella incentrata sulla ristrutturazione degli immobili a suo tempo acquistati dall'Amministrazione statale in viale Africa (l'ex Palazzo delle Poste ndr). Tuttora mancante perfino di un progetto preliminare e peraltro soggetta a incertezze burocratiche è la pure prospettata allocazione dell'intero settore civile presso una struttura ospedaliera dismessa (l'ex ospedale Ascoli–Tomaselli).

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