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Virginia Cristaldi: «È stata la musica a venire da me»

Di Mariella Caruso

«Papà non mi ha mai spinta a fare musica, ha lasciato che fosse la musica a venire da me». E la musica è arrivata nella vita di Virginia Cristaldi. Figlia d'arte – papà è Pietro “Folletto” Cristaldi, batterista dei Beans -, Virginia è una dei tre catanesi che, fin qui, hanno passato le blind audition di The Voice. Alla sua Hit the road jack di Ray Charles, cantata accompagnandosi col basso, si sono girati JAx, Noemi e Pelù e Virginia ha scelto di entrare nel “team loser” del rapper milanese.  

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«So che la mia musica come genere è più simile a quella di Noemi, ma alla fine ho scelto l'artista che da piccola ascoltavo di più», spiega la 25enne catanese amante di jazz e blues che, fino al giorno della messa in onda della puntata, non aveva raccontato agli amici della sua partecipazione a The Voice. «Con la musica ho iniziato per gioco – racconta Virginia che aveva partecipato, senza successo, alle audizioni di Amici e X Factor -. Da piccola mi chiudevo in bagno per cantare senza farmi ascoltare da papà, ma lui origliava e poi commentava. E continua a farlo anche adesso, perché non è di quei padri che elogiano, piuttosto è di quelli che tendono a criticare costruttivamente. Però con la “promozione” alle blind di The Voice l'ho lasciato per la prima volta senza parole».  

 

Nella vita di Virginia, però, non c'è soltanto la musica. «Disegno e realizzo gioielli in fili di seta, pietre preziose e altri materiali che poi vendo nei mercatini – racconta -. La tecnica d'intreccio la utilizzavano nell'antica Russia. L'ho scovata in un libro trovato a casa di nonna Tina». Questo è uno dei motivi per il quale Virginia continua a mantenere la sua serenità.  

 

«La musica mi piace, ma non mi sentirò mai una fallita se non potessi farlo per il mondo – dice -. Sono già contenta di suonare con i musicisti del Virginia Quartet». A The Voice dove è nella stessa squadra del paternese Dinastia («Abbiamo deciso di fare qualcosa insieme»), sottolinea concludendo, «vorrei continuare a esprimere quello che sono. Non ho mai avuto icone di riferimenti e non voglio trasformarmi troppo».

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