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Chiesto giudizio per Mario Ciancio «Indignato perché sono innocente»

La Procura di Catania ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio. L'editore: «È stato costruito un castello di accuse, utilizzando l'architettura del sospetto»

Di Redazione

La Procura di Catania ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dell'editore Mario Ciancio Sanfilippo, che è anche direttore del quotidiano La Sicilia, ipotizzando il reato di concorso esterno all'associazione mafiosa. In precedenza la Dda etnea aveva chiesto l'archiviazione del fascicolo, ma il Gip in udienza camerale aveva sollecitato nuove indagini. Secondo quanto apprende l'ANSA, il fascicolo era stato assegnato al Gup Marina Rizza, che si è astenuta restituendo gli atti al presidente dell'ufficio, Nunzio Sarpietro, che non ha ancora assegnato l'incarico a un altro giudice. Nell'avviso di conclusione delle indagini la Procura di Catania sottolineava che «la contestazione si fonda sulla ricostruzione di una serie di vicende che iniziano negli anni ‘70 e si protraggono nel tempo fino ad anni recenti» e «riguardano partecipazione ad iniziative imprenditoriali nelle quali risultano coinvolti forti interessi riconducibili all'organizzazione Cosa Nostra» e in particolare a un centro commerciale. Titolari dell'inchiesta sono il procuratore Giovanni Salvi, l'aggiunto Carmelo Zuccaro e il sostituto Antonino Fanara. La richiesta di rinvio a giudizio per concorso esterno all'associazione mafiosa dell'editore Mario Ciancio Sanfilippo è stata depositata nella cancelleria del Gip dalla Procura Distrettuale di Catania il 1 aprile scorso e la designazione del Giudice, non ancora effettuata, avverrà secondo le previsioni tabellari. Lo precisano in una nota congiunta il procuratore Giovanni Salvi e il presidente dell'ufficio del Gip, Nunzio Sarpietro.

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L'editore Mario Ciancio: «Sono amareggiato e indignato, dimostrerò la mia innocenza»

«E' stato costruito un castello di accuse, utilizzando l'architettura del sospetto, disegnando un teorema che incastra fatti lontanissimi nel tempo con vicende recenti o attuali che nulla hanno a che fare con la mia persona. Inquinando storie private della mia famiglia – ha detto Mario Ciancio –, con questioni poco chiare che appartengono ad altri soggetti, alcuni da me semplicemente incontrati nello svolgimento del mio lavoro di imprenditore e direttore del mio giornale, e, molti altri, addirittura neppure conosciuti. Ed etichettando questo giornale come anello di una catena di trasmissione di azioni poco trasparenti, mentre chiunque può testimoniare, dai miei giornalisti a migliaia di lettori, che le pagine del quotidiano hanno da sempre dato spazio in questi settant'anni di vita a tutte le voci, a tutte le parti, a tutti coloro che, come me e come noi, si battono per la legalità, per lo sviluppo corretto della nostra economia, per proteggere e garantire a tutti libertà di espressione e spazi per manifestarla. In piena autonomia da tutti e da tutto. Sono innocente, assolutamente estraneo ai fatti che mi vengono contestati, come, del resto, la richiesta di archiviazione già avanzata dalla Procura aveva fatto emergere. Sono semplicemente innocente e lo dimostrerò con prove documentali e dichiarative volte a evidenziare date precise, fatti inequivocabili che paleseranno la mia totale estraneità alle contraddittorie accuse che mi vengono mosse. Come sempre, ed al di là delle dichiarazioni di rito, ho totalmente fiducia nell'opera della magistratura e delle donne e degli uomini che la rappresentano – come peraltro dimostrato dal mio rispettoso silenzio in questi lunghi, difficilissimi anni -, convinto che, in ogni caso, alla fine sono i fatti e non le opinioni, gli atti e non le suggestioni che fanno muovere la macchina della giustizia. Alla quale mi presento certamente turbato, amareggiato per le accuse che mi vengono rivolte. Direi indignato, anche, per vedere messa in discussione la mia onorabilità, la mia onestà, quella della mia famiglia e quella del mio giornale. Turbato, amareggiato, indignato e innocente. E pronto a dimostrarlo».

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