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Barbara Mirabella: «La mia scommessa? Realizzare un cartellone di spettacoli estivi»

Catania

Barbara Mirabella: «La mia scommessa? Realizzare un cartellone di spettacoli estivi»

Di Pinella Leocata

Quest’estate avremo la possibilità di godere di spettacoli teatrali, di film, di musica, di letture in pubblico? Che stagione ci si prepara dopo il pesante inverno di clausura e di paure, ora che più che mai abbiamo bisogno di alleggerire le tante e motivate preoccupazioni sul nostro futuro e sul nostro lavoro?

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«Il problema - esordisce l’assessore alla Cultura Barbara Mirabella - è innanzitutto poterli fare gli spettacoli, perché il governo per questo settore non ha previsto nulla né nella fase 2 né nella fase 3 e c’è addirittura chi ipotizza che lo stop continui fino al 31 dicembre. Per questo con il sindaco il nostro primo obiettivo è dimostrare a chi dice “non si può” che invece gli spettacoli si possono fare in sicurezza. Per questo abbiamo attivato dei tavoli tecnici con gli ordini professionali dei geometri, degli ingegneri e degli architetti cui abbiamo chiesto di fare delle simulazioni su una nuova disposizione degli spazi in base alle nuove regole di sicurezza e di distanziamento sociale. Penso innanzitutto al cortile di Palazzo della Cultura che abitualmente prevedeva 650 posti, numero che adesso andrebbe notevolmente ridotto, e dove è possibile attivare tre ingressi in modo da evitare assembramenti in entrata e in uscita. Noi vogliamo dimostrare che si può fare e creare un modello che sia utilizzabile in tanti altri contesti».

Il riferimento è agli spazi pubblici come piazza Dante, Castello Ursino e alle tante piazze di città le cui magnifiche architetture potrebbero fare da sfondo a spettacoli di vario tipo. «Il nostro clima lo permette e abbiamo i contesti urbani in cui farlo, ovviamente scegliendo quelli che io chiamo eventi composti, cioè dove le persone stiano sedute ai propri posti, e non spettacoli con grandi numeri di persone che, per esempio, ascoltino la musica in piedi. Penso a piccoli concerti, a reading, a spettacoli i cui testi consentano anche agli attori di mantenere in scena le distanze di sicurezza».

Ed è per questo che, in questa fase, l’assessora Mirabella non vuole parlare del Giardino Bellini e dell’enorme piazzale delle carrozze dove il distanziamento sociale sarebbe facilmente garantito. «Le dimensioni della Villa evocano subito grandi numeri. Noi non vogliamo essere sovversivi. Finora gli spettacoli sono vietati dal Governo. Noi vogliamo cominciare con eventi più piccoli, con 200 sedie, anche perché più crescono i numeri più cresce l’impatto sulla mobilità e noi dobbiamo garantire che ogni evento sia governabile dal punto di vista cittadino. Ma non ci dicano che gli spettacoli non si possono fare. Mi devono spiegare perché è possibile stare in aereo, uno spazio chiuso con un’altezza di non più di 2 metri e mezzo e da dove non si può uscire, e non si può stare all’aperto alle stesse condizioni, cioè un posto occupato e uno libero. Mi devono spiegare perché è possibile andare sugli autobus, sui treni e sulle metropolitane e non seguire uno spettacolo all’aperto con lo stesso distanziamento. E non soltanto all’aperto, ma anche nei teatri e nei cinema le cui volte sono altissime e i cui ambienti sono dotati di aerazione, oltre che di ingressi diversi per l’entrata e per l’uscita».

Un impegno, questo di fare di tutto per assicurare una stagione culturale estiva, che l’assessora Barbara Mirabella assume non soltanto per i cittadini, ma anche a sostegno degli oltre 17.000 professionisti dello spettacolo siciliani cui si aggiungono gli oltre 5.000 lavoratori tra sarte, tecnici di scena, del suono, delle luci, della logistica, etc. Persone cui va assicurata un’opportunità di lavoro. «Noi - conclude - insieme agli ordini professionali vogliamo registrare questo nuovo modo di organizzare lo spazio, questi nuovi layout così che possano fungere da modelli per altri contesti come le arene e i teatri all’aperto. Il Governo dovrebbe affiancare agli esperti della sanità anche gli esperti dello spettacolo e quelli degli ordini professioni che si occupano della sicurezza sul lavoro. Vogliamo dimostrare che si può fare. Non accetto che non sia stata posta neppure la domanda».

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