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Covid-19

Sicilia, il patto tra generale e colonNello: ora più medici e hub per le vaccinazioni

Di Mario Barresi

CATANIA - Quando Ruggero Razza - figlio di generale dei carabinieri, giovane allievo della Nunziatella prima di fare l’avvocato e, infine, l’assessore alla Salute - non riesce a trattenere un lungo sguardo d’ammirazione su quel fregio militare in bella mostra sulla divisa, la scintilla istituzionale è già scoccata da un po’. In pochi capiscono il valore del “9° Col Moschin” e Francesco Paolo Figliuolo ricambia con un sorriso compiaciuto. «Anch’io so chi è lei, chi siete voi. State facendo un buon lavoro, io sono qui affinché si faccia ancora meglio», scandisce il commissario nazionale al PalaRegione di Catania prima di intrattenersi per quasi un’ora con Nello Musumeci.

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Magari saranno soltanto affinità marzial-elettive - il generale venuto da Roma, il primo governatore post missino dell’Isola e il suo sub-comandante con delega alla trincea pandemica - eppure alla fine della prima visita di Figliuolo nell’Isola l’aria sembra diversa. Soprattutto perché la guerra al Covid, per usare due ormai celebri metafore militaresche del ColonNello, non si combatte più «con le fionde», né «a mani nude».

Il generale scelto da Mario Draghi, dentro ai cannoni non mette certo fiori ma vaccini. E nei tre milioni di dosi annunciate per tutt’Italia da domani a Pasqua, ci stanno dentro le «robuste scorte» che Musumeci auspica per la Sicilia, destinataria - secondo il programma del commissario per l’emergenza - di quasi 700mila dosi ad aprile.

Ma il punto, adesso, è che, ammesso e non concesso che i sieri arrivino nelle quantità annunciate, per «una vera campagna di vaccinazione di massa bisogna mobilitare risorse umane e rendere disponibili più infrastrutture adeguate». Non a caso Figliuolo chiede al presidente della Regione di «interfacciarsi» con il suo uomo di fiducia nell’Isola, il generale dell’Esercito, Maurizio Angelo Scardino, che ha tenuto più vertici operativi con l’assessore Razza. «Le assicuro che se arrivasse il personale medico e paramedico adeguato non avremmo difficoltà ad allestire altri dieci hub», scandisce Musumeci impettito sul chester bianco.

Razza dettaglia il protocollo con le tre università siciliane per «assoldare mille medici specializzandi», il commissario annuisce. Poi, con adeguata pausa, proclama: «Allora un’altra buona notizia ve la porto io». E dà un numero: seicento. Sono i medici e gli infermieri destinati alla Sicilia dalla graduatoria del bando nazionale, il triplo di quelli annunciati (e poi non tutti assegnati) dall’ex commissario Domenico Arcuri. È la misura, un’altra fra le tante, del nuovo rapporto con la struttura commissariale, apprezzata da fonti del governo regionale «per l’alto profilo istituzionale», ancor più per la differenza con Arcuri, «più volte caduto in gaffe quasi da esponente di partito».

Ma ora la Regione deve comportarsi di conseguenza. Al capo della protezione civile, Salvo Cocina, è affidato il compito di «reperire quante più aree adeguate per allestire i nuovi hub». E così a quelli già quasi individuati in palasport del Palermitano e dell’Acese, al PalaLumbi di Taormina e forse a Milazzo, potrebbero aggiungersene altri «in grandi città non capoluogo» come Gela, Vittoria, Monreale, Marsala, Licata e Modica. Solo su una richiesta di Musumeci («autorizzarci subito a una vaccinazione di massa nelle isole minori»), il commissario Figliuolo ha preso tempo. «Aspettate che sia possibile in un quadro di regole nazionali», la risposta di ieri. Ma è soltanto un rinvio. In un clima nuovo, di fiducia generale. E qui il fregio del reggimento d’assalto - una fiamma, un paracadute e due spade che s’incrociano - c’entra soltanto un po’.

Twitter: @MarioBarresi

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