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Cronaca

«Se si fermano le missioni delle Ong, nel Mediterraneo si rischia una strage di migranti al giorno»

Di Andrea Lodato

CATANIA - Viviana è gelese, ma, ovviamente, cittadina del mondo. Per scelta, per necessità, per gli studi prima e per il lavoro dopo. Viviana Di Bartolo, esperta di diritti umani, di salvataggio in mare e di navigazione. Dopo un’esperienza tra campi di rifugiati in Sicilia e a Bologna, dal dicembre scorso è imbarcata sull’Aquarius. Ci sentiamo mentre lei è già al porto di Marsiglia, in attesa che approdi la nave. Viviana, con altri operatori, pronta al “cambio equipaggio”. Intanto le chiediamo com’è che ha deciso di vivere questa esperienza.

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«Ho deciso, appunto, dopo avere operato all’interno di campi per rifugiati in Sicilia e a Bologna. A dicembre mi sono imbarcata sull’Aquarius, ed è cominciata questa straordinaria esperienza». Straordinaria esperienza, ci spiega Viviana, è potere salvare vite umane.

«Straordinario è avvicinarsi a quelle imbarcazioni fragili, spesso che stanno affondando, riuscire ad essere tempestivi, organizzati, coordinati, rispondere alla chiamata della Guardia costiera, mantenere la calma quando centinaia di persone stanno finendo in acqua, temono di non farcela e si appendono a te. Ecco, questo facciamo noi, questo ho fatto io in questi mesi».

Ma c’è l’altra faccia della medaglia, c’è la sofferenza, c’è il dolore. Viviana Di Bartolo ci racconta anche quello.
«C’è che ho visto morire tanta gente, c’è che non sempre vanno in porto tutti i salvataggi, c’è che a bordo sale gente provata da situazioni terribili, torture, persecuzioni, fame. Non è facile quel che facciamo».

Ma su quel che fanno Viviana e gli altri operatori di Sos Mediterranèe, su quel che significa l’azione delle ong nel Mediterraneo coordinate dal centro operativo del comando della Guardia costiera italiana, nelle ultime settimane si è scatenato un pandemonio. Che cosa sta succedendo? E che cosa rischia di accadere più avanti? Viviana non ha dubbi, diremmo purtroppo.

«Il rischio è che si moltiplichino le stragi in mare, che si tornino a registrare decine di naufragi, di imbarcazioni messe in mare dai trafficanti che hanno un solo interesse, incassare i soldi dei migranti. Quel che accade dopo a loro non interessa, anche se sanno che, spesso, spingono quelle navi verso naufragi sicuri. La nostra presenza è importante perché serve preparazione per condurre questi interventi di salvataggio. In certe condizioni bisogna avere esperienza e quel che offrono organizzazioni come la nostra è anche questo».

Insomma, senza di loro, dice Viviana, non meno partenze, ma più morti. Che è, poi, quel che tutte le ong che operano in stretto collegamento con le autorità militari italiane continuano a ripetere. Ma Viviana, perché stare imbarcata sull’Aquarius? Che cosa ti sta dando questa esperienza.

«E’ un’esperienza umana che mi sta arricchendo in maniera completa, che mi sta mettendo di fronte a situazioni e realtà che vanno comprese per capire di fronte a quali situazioni ci si trova e quali dolori, quali sofferenze e quali speranze abbia chi affronta questi viaggi».

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