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Diciotti a Trapani, Salvini blocca sbarco: il caso scuote il governo e pure Mattarella

La nave ferma in porto, il ministro dell'Interno insiste: «Chi sbaglia in galera». Ma il pm a due migranti indagati contesta la violenza privata, che non prevede l'arresto. Il capo dello Stato sente il premier Conte per avere informazioni sulla vicenda

Diciotti  a Trapani, Salvini blocca sbarco:il caso scuote il governo e pure Mattarella

TRAPANI - Non ci sono stati arresti, ma due indagati in stato di libertà per violenza privata aggravata. La decisione della Procura di Trapani non sblocca lo stallo di nave Diciotti e dei 67 migranti da cinque giorni a bordo della nave della Guardia costiera. La posizione del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che pretende chiarezza sulla vicenda, era stata dura: «O hanno mentito gli armatori denunciando aggressioni che non ci sono state e allora devono pagare, o l’aggressione c'è stata e allora i responsabili devono andare in galera».

Gli ultimi sviluppi della nave ancora ferma in porto hanno per altro spinto il capo dello Stato, Sergio Mattarella, ad intervenire personalmente nel pomeriggio - hanno reso noto fonti di governo - chiamando il presidente del Consiglio Giuseppe Conte per avere notizie sulla vicenda.

Due potenziali colpevoli di quanto accaduto sul rimorchiatore Vos Thalassa, che ha soccorso 67 migranti, la Procura di Trapani li ha individuati: sono dei profughi, Ibrahim Bushara, sudanese, e Hamid Ibrahim, ganese, che, su indagini dello Sco, della squadra mobile e del Nucleo speciale intervento del Comando generale della Guardia xostiera, sono stati indagati in stato di libertà per concorso in violenza privata continuata ed aggravata in danno del comandante e dell’equipaggio del rimorchiatore. Reato che non prevede l’arresto e le accuse di impossessamento di nave e minacce ipotizzate dalla polizia non sono state ritenute contestabili dai pm.

In ogni caso, l’attività di polizia giudiziaria non è ancora terminata e, presumibilmente, continuerà tutta la notte. Per completare le indagini è previsto che vengano sentiti tutti i 67 migranti su nave Diciotti, due in qualità di indagati e gli altri come testimoni. Per questo verranno fatti scendere dalla nave appena sarà possibile interrogarli. Probabilmente domani mattina.

Secondo quanto si apprende il procuratore Alfredo Morvillo al momento non sta valutando l’adozione di alcun provvedimento cautelare, ma ha delegato alla polizia «approfondimenti investigativi in merito alla sussistenza di eventuali ulteriori reati». Serviranno a capire cosa è accaduto veramente sul rimorchiatore Vos Tahalassa che ha soccorso 67 migranti la sera del 9 luglio. L’equipaggio sarebbe stato minacciato e circondato dai profughi per evitare che li riportassero in Libia, invece di fare rotta per il nord del Mediterraneo. Ma per la Procura di Trapani non c'è stata alcuna aggressione né impossessamento della nave, come era stato ipotizzato in un primo momento. Ci sarebbe forse stata una sopravalutazione del pericolo reale?. Sarà l’inchiesta a chiarire anche questo. Le «indagini vanno avanti, nessuno minacci i nostri lavoratori - dice il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli - se il pericolo paventato a bordo della Vos Thalassa non corrispondesse al vero, lo dirà la magistratura».

Sulla ricostruzione si registrano dichiarazioni non univoche dei vertici della Vroon, società olandese proprietaria della Vos Thalassa che lavora nel servizio di sorveglianza di una piattaforma petrolifera Total. Dice il portavoce Cristiano Vattuone a "La Verità": «Nessuna insurrezione a bordo, la situazione è stata ingigantita dai giornali, non c'è stato nessun ammutinamento e nessuno è stato pestato». Di tenore opposte le dichiarazioni, in una intervista al Secolo XIX, di Christopher Savoye, responsabile Affari legali del gruppo: «Non abbiamo chiesto di entrare in porti italiani, non siamo trafficanti e abbiamo virato a nord dopo che l’equipaggio ha subito minacce dai migranti». Le minacce, insomma ci sarebbero state, bisogna capire quanto reali e immanenti siano state recepite dal comandante e dall'equipaggio o enfatizzate. Per la Procura di Trapani, che ha applicato la legge, il reato da contestare in questa fase è la violenza privata continuata ed aggravata, che non prevede l’arresto.

Le organizzazioni umanitarie presenti al molo di Trapani (Intersos, Medici Senza Frontiere, Oim, Save the Children, Unicef e Unhcr) esprimono «profonda preoccupazione per il ritardo protratto nello sbarco di 67 persone presenti sulla Diciotti» e chiedono di «agevolare urgentemente le operazioni di sbarco». Dal Viminale si apprende che i minorenni a bordo della Diciotti non hanno problemi di salute e le loro condizioni sono buone. A bordo è salito un medico che ha accertato l’assenza di emergenze sanitarie.

Il "blocco" della nave, che ha "rischiato" di rimanere a lungo in mare, è stato "rimosso" dal Mit che ha autorizzato il suo arrivo a Trapani. Salvini ha negato contrasti con i pentastellati, «mai andati così d’accordo», e col collega di governo Danilo Toninelli, «ci vado d’amore e d’accordo» e «ci siamo messaggiati».

La nave è rimasta a lungo in rada. Al suo ingresso in porto è stata accolta da un presidio antirazzista, che ha scandito ad alta voce lo slogan «Restiamo umani, siamo tutti clandestini...», nell'indifferenza però della città. Il vescovo di Trapani, Pietro Maria Fragnelli, auspica «soluzioni rapide per salvare vite». Roberto Speranza attacca Salvini che definisce debole con i forti e forte con i deboli: «Agnellino a Innsbruck, lupo a Trapani». Attacca anche Emanuele Fiano, della presidenza del Gruppo Pd della Camera: «Che Salvini, non un magistrato chieda che dei migranti, ospitati su nave italiana, vengano fatti scendere in manette, a me fa orrore perché si calpestano Costituzione, diritti, umanità e storia». Per Nicola Fratoianni di Leu «la verità è che Salvini è sempre più il ministro del sadismo in questo Paese».

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