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Cronaca

La Procura di Catania apre inchiesta sulla puntata di Realiti coi neomelodici

Di Redazione

CATANIA - La Procura di Catania ha aperto una inchiesta, al momento senza indagati, sull'ultima puntata della trasmissione Realiti, andata in onda su Rai 2. Titolare del fascicolo è il procuratore aggiunto Carmelo Petralia, che ha delegato le indagini alla Polizia Postale di Catania, che dovrà acquisire i video della trasmissione. Al centro dell’inchiesta le dichiarazioni di due cantanti neomelodici: Leonardo Zappalà, conosciuto come Scarface, presente in studio, e Niko Pandetta, soprannominato Triolo, nipote del boss ergastolano Salvatore Cappello, sui giudici Falcone e Borsellino.

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Certo è che Catania non ci ha fatto un bella figura in tutta questa vicenda con l'ampia visibilità che ha guadagnato il movimento dei melodici che cantano in napoletano e inneggiano con le loro canzoni alla malavita, ai boss, al carcere. 

L’inchiesta riguarda, oltre che le dichiarazioni rese durante la trasmissione condotta da Enrico Lucci, anche eventuali rapporti con ambienti criminali locali. All’attenzione della Procura anche i contatti tra Niko Pandetta e suo zio, il boss ergastolano Salvatore Cappello che per lui avrebbe addirittura scritto delle canzoni dal 41 bis, il carcere duro che sulla carta dovrebbe troncare tutti i rapporti con l'esterno del detenuto.

La Rai ha aperto dal canto suo una inchiesta interna sulla vicenda e ha chiesto scusa ai telespattori per quanto detto in diretta tv, ma questo non è bastata a frenare le polemiche e la bufera che si è abbattuta sulla tv di Stato.

«Quello che è avvenuto è inaccettabile e non può e non deve accadere» ha detto l'amministatore delegato ella Rai Fabrizio Salini. «Abbiamo il dovere di essere garanti della legalità - dice Salini -. In questo caso non lo siamo stati, chiediamo scusa ai parenti di Falcone e Borsellino, ai familiari di tutte le vittime della mafia e ai telespettatori. E’ in corso un’istruttoria per stabilire le responsabilità. Come ho detto più volte, per la Rai è un obbligo civile, morale e culturale essere rispettosi della legalità: ad essa devono essere ispirate le immagini e le parole che si susseguono nei nostri programmi. E’ una legalità che deve guidare i contenuti che pensiamo e che poi mandiamo in onda, l'informazione che proponiamo, i modi in cui ci comportiamo».

«Parlare di legalità attraverso le nostre voci e le nostre immagini deve essere la principale missione della Rai, una missione che lega i concetti di cultura e legalità. Purtroppo questo non è avvenuto l’altra sera, non ci sono giustificazioni e mi spiace che un episodio del genere rischi di offuscare la ferma condanna che pure il programma "Realiti" ha evidentemente manifestato e le molte cose buone, di servizio pubblico, che ogni giorno la Rai propone», conclude Salini. 

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