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Cronaca

Ispezione antimafia alla Sicula Trasporti: ecco perché il prefetto ha mandato la Dia

Di Mario Barresi

CATANIA - Non è un furore giustizialista nei confronti del gruppo imprenditoriale emergente sotto il Vulcano, proprietario della discarica più importante dell’intera regione. Ma non è neanche una caccia alla streghe, in un settore - quello dei rifiuti - che per definizione è ad altissimo tasso di corruzione, prima ancora che a rischio di infiltrazioni mafiose.

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E allora che significato può avere l’accesso ispettivo antimafia, disposto dal prefetto di Catania, Claudio Sammartino nei confronti della Sicula Trasporti di proprietà della famiglia Leonardi?

 

Partiamo dalle notizie ufficiali. L’operazione s’è svolta ieri mattina ed è stata coordinata dal Centro operativo della Dia (Direzione investigativa antimafia) di Catania, in collaborazione con la Questura e con i comandi provinciali di carabinieri e guardia di finanze; negli accertamenti è stato impegnato anche personale dell’Ispettorato del lavoro e della Polizia ambientale provinciale. I controlli hanno riguardato la sede legale della società, ma soprattutto la discarica di Grotte San Giorgio (core business del gruppo, al confine fra Catania e Lentini) e gli impianti di smaltimento di contrada Coda Volpe e della zona industriale.

 

A quanto risulta a La Sicilia, nel corso dell’accesso sono stati acquisti numerosi atti e identificate decine di persone negli uffici e negli impianti. Sospeso, di fatto per l’intera mattinata, l’accesso di camion e autocompattatori provenienti da ogni parte della Sicilia. L’attività della Dia guidata da Carmine Mosca, iniziata in mattinata, s’è conclusa intorno alle 13,15.

 

Nel pomeriggio, in una nota congiunta, gli avvocati Carmelo Galati e Carmelo Peluso, «nell’interesse della Sicula Trasporti Srl», precisano che la società «ha messo a disposizione degli organi amministrativi ogni utile documentazione necessaria all’attività di controllo e verifica richiesta». I legali catanesi ammettono che le attività ispettive di ieri «rientrano nell’ambito delle competenze del Comitato per l’ordine alla sicurezza pubblica coordinato dalla Prefettura di Catania al fine di verificare la sussistenza di potenziali infiltrazioni mafiose nell’ambito delle attività di competenza della Sicula Trasporti Srl». Ma affermano che l’azienda è «già da tempo impegnata con le forze dell’ordine a verificare e salvaguardare i livelli di legalità al fine di scoraggiare ogni tentativo della criminalità organizzata di interferenza nei confronti dei suoi partners istituzionali pubblici e privati». Galati e Peluso ricordano anche che «le attività connesse al ciclo dei rifiuti» sono «costantemente monitorate per il rispetto dei protocolli di legalità».

 

Del resto, si legge nella nota, «giova ricordare che la società riceve il conferimento del rifiuto da parte di oltre 255 Comuni della Sicilia e da ultimo dalla città di Palermo, in considerazione della emergenza rifiuti di quella città». E anticipano, infine, una sorta di verifica interna: «La complessa e articolata gestione delle attività poste in essere dalla Sicula Trasporti Srl con gli enti e le società con le quali la stessa intrattiene rapporti contrattuali, saranno oggetto di ulteriore approfondimento e verifica al fine di consentire una sempre maggiore trasparenza, salvaguardando l’operatività societaria».

 

Ma c’è dell’altro. E non è soltanto la conferma dell’attenzione che nel Catanese, da qualche tempo, viene riservata al delicatissimo settore dei rifiuti. Le inchieste della magistratura nei Comuni (compreso il capoluogo) sono state numerose, scoperchiando malaffare, corruzione e talvolta appetiti mafiosi. Repressione, ma anche prevenzione. Come nel caso dell’intensa collaborazione fra Prefettura e Anac nella predisposizione del maxi-appalto del Comune di Catania: 350 milioni per sette anni. E si arriva a ieri.

 

L’accesso ispettivo alla Sicula Trasporti, come prevede il codice antimafia, è stato disposto dal Comitato per l’Ordine e la Sicurezza pubblica, presieduto dallo stesso Sammartino. che dalle forze dell’ordine riceve periodicamente segnalazioni su elementi investigativi che potrebbero essere sintomatici di potenziali anomalie (non soltanto legate a infiltrazioni mafiose) di tutte le stazioni appaltanti, degli enti e delle imprese coinvolte.

 

Nel caso dell’accesso alla società dei Leonardi, da fonti molto accreditate si apprende che l’attività di ieri mattina sarebbe dovuta all’«approfondimento di alcune piste legate ad alcune evidenze investigative». Una di queste potrebbe riguardare, ad esempio, l’iscrizione nel registro degli indagati - con l’ipotesi di reato di favoreggiamento - di uno dei soci della Sicula Trasporti, Salvatore Davide Leonardi.

 

La vicenda parte dalle rivelazioni di un pentito, Salvatore Messina, che incastrò il pregiudicato del clan “Pillera-Puntina”, Massimo Scaglione, 46 anni, arrestato in flagranza, a luglio scorso, per estorsione aggravata subito dopo aver riscosso 14mila euro in contanti da «un imprenditore locale operante tra l’altro nel settore dei rifiuti», come riportano le cronache dell’epoca. Quell’imprenditore, sentito già dai pm di Catania, è proprio Leonardi junior. Che s’è difeso con vigore, sostenendo di essere vittima e non certo favoreggiatore del clan etneo. Ma i verbali del pentito Messina sono pieni zeppi di “omissis”.

 

Dal punto di vista delle potenziali irregolarità amministrative, invece, oltre a delle voci (non confermate però da fonti ufficiali) su presunti esposti di ex lavoratori della Sicula Trasporti, un elemento oggettivo è la relazione della commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite nel ciclo dei rifiuti, presieduta nella scorsa legislatura dall’ex deputato Massimo Bratti. Nel dossier finale si parla della discarica di Grotte San Giorgio. «Dall’esame dei documenti si conclude che tutti i decreti di autorizzazione ambientale rilasciati non possiedono le caratteristiche di conformità legislativa né conseguentemente permettono l’effettuazione di controlli. Ciò ha determinato una grave compromissione del territorio». Nel 2001 il prefetto di Catania «ha autorizzato in via emergenziale la realizzazione di un ulteriore bacino - si legge nella relazione - e tale autorizzazione era in contrasto con il divieto di realizzare discariche che non fossero a titolarità pubblica. Successivamente, pur avendo già approvato nell’agosto del 2001 la discarica pubblica su progetto del Comune di Catania, questa non viene mai realizzata».

 

Eppure la Sicula Trasporti negli ultimi anni ha molto investito in tecnologie ambientali. Tant’è che lo scorso 31 gennaio la Regione autorizzò, a firma del dirigente generale del Rifiuti Salvo Cocina, un maxi-ampliamento di 1,8 milioni di metri cubi della discarica di 140mila ettari. Come dire: i Leonardi, finora, hanno avuto sempre le carte in regola. Ora il gruppo interforze che ha operato ieri avrà 30 giorni di tempo per consegnare al prefetto una relazione sull’accesso. E sarà Sammartino a valutare se ci saranno elementi per ipotizzare tentativi di infiltrazione mafiosa e, in caso affermativo, disporre l'interdittiva.

Twitter: @MarioBarresi

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