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Cronaca

Clima, la lezione di Pistorio: «Greta ha ragione e lo sviluppo sostenibile aiuta le aziende»

Di Gianluca Reale

CATANIA - «Il global warming, il riscaldamento globale, è la più grossa sfida da affrontare nei prossimi due decenni, ma io sono ottimista, esistono sia le tecnologie sia la volontà politica per risolvere i problemi che ci si pongono davanti. Però, bisogna fare gioco di squadra fra istituzioni, imprese e cittadini». Pasquale Pistorio, “papà” dell’Etna Valley è fiducioso ed è venuto a esporre la sua “ricetta” al seminario “Cambiamento climatico e tecnologie per uno sviluppo sostenibile”, organizzato ieri pomeriggio al Polo tecnologico dell’Università di Catania dall’Aeit, l’Associazione Italiana di Elettrotecnica, Elettronica, Automazione, Informatica e Telecomunicazioni.

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Un focus sul tema del momento e sulle previsioni degli scienziati (comprese le posizioni più scettiche) su aumento delle temperature, scioglimento dei ghiacci, riscaldamento dei mari e innalzamento del loro livello. Pistorio è stato chiamato a dare il suo contributo, forse perché “pioniere” della sostenibilità sul fronte delle emissioni aziendali, visto che da anni professa che sviluppo ecosostenibile e impresa vanno di pari passo. Anzi, conviene.

«La tecnologia ha fatto progressi importanti, ha costi più bassi e impiega spazi sempre più ridotti. Il solare - prevede Pistorio - avrà un grande sviluppo, così come l’eolico».

Ma certo la sfida ce l’abbiamo davanti e merita una battaglia serrata. «Una sfida - aggiunge Pistorio, esponendo la sua “ricetta” - che devono combattere tre soggetti: istituzioni, imprese e cittadini. Le istituzioni devono fare tre cose: incentivare, regolamentare, educare. E in parte questo già si comincia a vedere. Faccio un esempio: in Cina, Shenzhen sarà la prima città al mondo ad avere trasporti pubblici solo elettrici. Shangai le è molto vicina, ed entro il 2020 le tutte le principali città della Cina avranno un trasporto pubblico elettrico. Ecco, questo è l’esempio di come le istituzioni possono guidare il cambiamento. Così come la Ue, che ha messo al bando le plastiche monouso. Su un altro fronte, poi, le istituzioni devono impegnarsi nell’educazione, attraverso i media, gli incontri e tutti gli strumenti di cui possono disporre».

Un ottimismo che forse cozza davanti a quanto avviene nelle nostre città, dove le politiche ambientali sembrano muovere passi da lumaca. Ma l’ex amministratore delegato di STMicroelectronics non getta la spugna. Anche da noi, in Sicilia, è possibile questo cambiamento? «Certo che sì - afferma - e l’impegno di St l’ha già dimostrato». E infatti, il secondo attore di questa “battaglia” sono le imprese. «Qui - aggiunge Pistorio - posso portare la mia testimonianza personale. La “cultura” di St si può definire in quattro concetti: integrità, dedizione, sensibilità sui costi, responsabilità sociale. Su queste basi, quanto fatto in St è molto semplice e vale per tutte le imprese: sullo sviluppo sostenibile ci si guadagna».

L’ex ad della multinazionale ricorda infatti il «primo decalogo ambientale di St». Era il 1993 e si dettavano le regole per poter diventare un’impresa a zero emissioni non compatibili per l’ambiente. «Quando sono andato in pensione, all’inizio 2005 - aggiunge Pistorio - ho fatto una sintesi: dal ’94 al tutto il 2004 la St ha investito in programmi ecologici una cifra di circa 300 milioni di dollari cumulativi, risparmiandone ben 900. Ecco, quell’utile di 600 ml dimostra come investendo nella sostenibilità aumentano i profitti e si fa bene all’ambiente, al territorio e alla società. Chi non l’ha ancora capito ha soltanto paura».
Il manager, però, di fronte alla nutrita platea che ha assistito al seminario, aperto dal rettore Francesco Priolo, chiama in causa anche il terzo “attore” che deve impegnarsi sul fronte dell’ambiente: il singolo cittadino.

«Il contributo dei singoli è fondamentale - ricorda Pistorio - e vale la regola dell’applicazione delle 3 famose “R”: ridurre, riusare, riciclare. Noto con piacere che su questo c’è una sensibilità sempre crescente, grazie anche al movimento di Greta Thumberg che ha coinvolto milioni di persone. Lei è stata per me una grande innovazione a livello sociale, adesso c’è un seme che si diffonde. Come lei, tutti i cittadini possono incidere in modo profondo nell’ambiente in cui vivono, nelle proprie famiglie e nelle imprese in cui lavorano». Nella speranza che l’ottimismo non sia soverchiato dai dati, inquietanti, che chi studia il cambiamento climatico ci pone ogni giorno sotto gli occhi.

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