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Dal racket alla maxifrode sui carburanti: gli affari d'oro del clan Mazzei

Cronaca

Dal racket alla maxifrode sui carburanti: gli affari d'oro del clan Mazzei

Di Redazione

CATANIA - Estorsioni, ricostruzione dell’organico e delle dinamiche all’interno del clan Mazzei e anche una "frode carosello all’Iva" con l’emissione di false fatture per oltre 100 milioni di euro che avrebbero fruttato un utile di 8,8 milioni. E’ quanto emerso dall’inchiesta "Scirocco" di carabinieri e guardia di finanza di Catania, coordinati dalla Dda etnea, che hanno eseguito un’ordinanza cautelare per 23 indagati: 10 in carcere, cinque agli arresti domiciliari e otto misure interdittive.

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Sono dieci le misure cautelari in carcere. Gli arrestati sono: Francesco Burzotta, 60 anni; Salvatore Giannone, 64 anni; Sergio Leonardi, 42 anni; Luciano Lo Re, 49 anni; Pietro Lo Re, 55 anni; Claudio Loria, 51 anni; Sergio Minnella, 60 anni, Carmelo Munzone, 64 anni; Angelo Privitera, 56 anni; Carmelo Pantalena, 47 anni. Agli arresti domiciliari sono finiti: Eugenio Barbarino, 36 anni; Alessandro Concetto Caldarena, 51 anni; Alessandro Lizzoli, 48 anni; Bernardo Toscano, 52 anni e Massimiliano Ponturo, 41 anni. Per altre otto persone l’ordinanza prevede il divieto temporaneo di esercitare imprese e gli uffici direttivi.  Sono Alberto Pietro Agosta, di 34 anni, Antonino Campagna, di 56, Filippo Cutrona, di 30, Gioacchino Falsaperla, di 55, Salvino Frazzetto, di 61, Salvatore Giuffrida, di 37, Federico Pandetta, di 37, Salvatore Pinta, di 64.

Le indagini sono state avviate nel settembre del 2016 per monitorare le attività della "famiglia" Mazzei e, in particolare, del suo componente di spicco, Angelo Privitera, detto "Scirocco".

I carabinieri hanno individuato l’esercizio commerciale, dove il clan teneva dei vertici per parlare delle attività illecite, come usura ed estorsioni, ma anche delle tensioni interne alla stessa "famiglia". Si tratta della macelleria “Ideal Carne”, gestito dai fratelli Luciano e Pietro Lo Re, presso cui si incontravano tutti gli elementi di spicco – tra i quali Privitera, Carmelo Munzone, Carmelo Pantalena, Sergio Minnella e Claudio Loria. In una occasione alla "Ideal Carne" si è discusso anche degli attriti venutisi a creare in seno alla “famiglia” successivamente ai contrasti sorti tra Santo Di Benedetto, detto “Santo u panitteri” e Mario Maugeri , detto “Mario Ammuttaporte”, per il riconoscimento della leadership in seno al clan Mazzei.

Militari dell’Arma hanno anche accertato il riciclaggio di soldi "sporchi" nel settore delle scommesse online e nella gestione completa delle apparecchiature elettroniche da gioco. Il riciclaggio dei soldi sporchi è stato documentato mediante l’intestazione fittizia della “World Games Srl”, società con sede in Catania, operante nel settore delle scommesse on line e nell’attività di gestione, noleggio e assemblaggio di apparecchiature elettroniche inerenti i giochi. In particolare, Angelo Privitera e Carmelo Pantalena attribuivano fittiziamente ad Alessandro Lizzoli la titolarità delle quote della predetta società, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali.

Nell’ambito della medesima attività investigativa, si accertava un’estorsione effettuata da Angelo "Scirocco" Privitera, il quale, avvalendosi della capacità di intimidazione derivante dalla sua appartenenza al clan mafioso “Mazzei”, risolveva - tramite tramite Carmelo Munzone e Massimiliano Ponturo, una controversia di carattere economico insorta tra due soggetti dediti alla commissione di truffe telematiche, facendosi corrispondere, per il suo intervento, la somma di 4.500 euro, utilizzata per l’acquisto di una autovettura in favore del figlio.

Dalle indagini sono emersi collegamenti con imprenditori che gestivano depositi di impianti di carburanti coinvolti in operazioni finalizzate alla frode fiscale sui prodotti petroliferi, ed in particolare con Sergio Leonardi, intervenendo, con la propria capacità di condizionamento e di “mediazione”, lungo tutte le fasi della filiera di approvvigionamento del prodotto, facendo leva anche sui rapporti con soggetti appartenenti ad altre organizzazioni criminali operanti in diversi contesti territoriali. Nello specifico, è emersa l’instaurazione di rapporti con esponenti della criminalità organizzata campana e con Francesco Burzotta, soggetto orbitante secondo gli investigatori nell’ambiente mafioso di Mazara Del Vallo, il cui contributo è apparso essenziale per assicurare la stabilità degli approvvigionamenti di carburante da parte del deposito mazarese della Pinta Zottolo Spa.

Accertamenti della guardia di finanza di Catania hanno fatto luce sulla cosiddetta "frode Carosello dell’Iva". Il gruppo, secondo l’accusa, riusciva a evadere il pagamento dell’imposta attraverso l'intervento di "falsi esportatori abituali" che emettevano dichiarazioni d’intento non veritiere, consentendo di acquistare da soggetti italiani carburante senza l’applicazione dell’Iva per poi non rivenderlo all’estero, ma nel territorio nazionale.

Indagini sono state eseguite anche sull'acquisto di carburanti da fornitori britannici, maltesi e della Repubblica Ceca da parte della Lubricarbo di Sergio Leonardi al quale carabinieri e guardia di finanza hanno sequestrato beni per 10 milioni di euro, comprese quote societarie di 10 imprese commerciali, tra l'altro titolari di 7 distributori stradali.

Vi sono anche costosi orologi d’oro, brillanti ed un ingente somma di denaro contante tra i beni sequestrati. Oltre ai circa 20 milioni di beni sequestrati per sproporzione e perché ritenuti di provenienza illecita 50 mila euro, sono stati sequestrati in casa dell’amministratore della "Lubricarbo Srl" Sergio Leonardi, di 42 anni, e circa 50 mila euro, orologi "Rolex" ed "Audemars Piguet" e brillanti il cui valore é ancora da stimare. In ognuna delle tasche dei suoi abiti gli investigatori hanno trovato mille euro in contanti.

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