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Scelto a Catania l'ospedale che ospiterà solo i malati di Covid 19

Cronaca

Scelto a Catania l'ospedale che ospiterà solo i malati di Covid 19

Di Giuseppe Bonaccorsi

CATANIA - E’ corsa contro il tempo alla Regione per rendere operative le possibili strutture da adibire a ospedali riservati soltanto ai malati di coronavirus. L’assessorato alla Salute, diretto da Ruggero Razza, su direttive del presidente della Regione, Nello Musumeci, sta perfezionando l’iter per avviare gli interventi necessari, qualora i casi di Covid-19 dovessero diventare molti anche in Sicilia e sia urgente quindi reperire posti letto isolati. A Catania, alla fine del monitoraggio tra tutte le strutture ospedaliere dismesse negli ultimi anni, l’attenzione si sarebbe incentrata sull’ex chirurgia del Vittorio Emanuele, dove sino a un anno fa ha operato la clinica del prof. Basile.

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La scelta sarebbe caduta su questo edificio per più ragioni. Innanzitutto perché la palazzina è stata abbandonata soltanto qualche mese fa, dopo che la Odontoiatria interventistica è stata trasferita all’ospedale di Acireale. L’edificio è rimasto chiuso ma non sarebbe stato ancora aggredito dagli agenti atmosferici o dai vandali che hanno già proceduto a smontare alcuni padiglioni.

Inoltre la struttura, essendo stata sino a poco tempo fa una chirurgia d’urgenza ha al suo interno un complesso operatorio, ma soprattutto ha molte stanze con la possibilità di potere ripristinare l’ossigeno. Sarebbe ideale per trasferirvi i malati di coronavirus che necessitano di ospedalizzazione e di supporto respiratorio non grave. Inoltre in questo modo si riserverebbe una struttura ad hoc a questi malati che sono un rischio per la salute pubblica evitando che questi possano finire in un grande ospedale, col timore che alla minima disattenzione l’epidemia possa dilagare.

Secondo punto che avrebbe favorito la decisione di utilizzare questa palazzina che presto dovrebbe diventare operativa riguarda l’impiantistica. Sembra che anche questa sia ancora idonea.

Il terzo punto, non trascurabile, riguarda la possibilità di usufruire di una vasta area ex ospedaliera chiusa, senza alcun rischio per la salute pubblica e con ampi spazi per poter accedere con le ambulanze che potrebbero posteggiare in aree senza alcun rischio di infezioni. Inoltre la palazzina si trova in una posizione interna al complesso ospedaliero, lontano dai quartieri densamente popolati. Insomma se alla fine si opterà per questa soluzione verranno probabilmente scartate tutte le altre possibili opzioni, compresa quella di usufruire dell’ex ospedale oculistico Santa Marta, forse l’unica struttura ancora usufruibile per questo genere di operazione, visto l’ormai stato di degrado in cui si trova il Ferrarotto mentre il Santo Bambino, che oggi ospita uffici dell’Asp, non sembra idoneo per questo genere di operazioni che richiedono la massima tutela.

Le notizie su questo fronte sono ancora frammentarie ma sembra che già dalla prossima settimana la Regione potrebbe cominciare a rendere operative in tutta l’isola alcune strutture che servirebbero qualora la situazione dovesse esplodere, richiedendo un congruo numero di letti a disposizione per ricoverare i malati. Letti che, ovviamente non possono essere aumentati nei reparti di malattie infettive che hanno soltanto pochi posti letto nelle camere a pressione negativa.

Intanto fa discutere ancora in città la proposta dell’ex primario di rianimazione del Garibaldi centro, dott. Sergio Pintaudi che, quando era responsabile dell’Unità di biocontenimento della Regione, aveva proposto all’assessorato regionale un piano per fare dell’ex ospedale Ascoli Tomaselli un centro di malattie infettive sullo stile dello «Spallanzani». Se oggi quel progetto fosse stato preso in considerazione - ha spiegato Pintaudi pochi giorni fa sul nostro giornale - l’Isola non si ritroverebbe oggi a dover correre per prevedere un centro apposito lontano ovviamente dalle altre strutture sanitarie. L’idea è stata rilanciata dalla deputata regionale Cinquestelle, Josè Marano che ha chiesto al governo regionale di prendere in considerazione il progetto del dott. Pintaudi per realizzare nell’ex ospedale della zona nord di Catania un grande polo dedicato alle Malattie infettive visto e considerato, tra l’altro, che il vecchio ospedale era sorto come lebbrosario.

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