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Cronaca

«Ci doveva 300 € e l'ho ucciso»: la confessione shock dell'assassino

Di Concetto Mannisi

Ci sarebbe un debito da trecento euro alla base dell’omicidio di Santo Nicotra, il settantanovenne ammazzato a coltellate nella sua povera abitazione di via Formiche 2 e il cui cadavere è stato rinvenuto mercoledì scorso, su segnalazione dei vicini di casa, da poliziotti della squadra mobile.

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E’ stato lo stesso assassino - o presunto tale - a riferirlo agli investigatori. Che lo hanno inchiodato al culmine di un’indagine tanto brillante quanto meticolosa, in cui sono bastati pochi giorni affinché tutte le tessere del mosaico andassero al posto giusto.

Si tratta dell’ex agente di polizia penitenziaria Agatino Gemma, cinquant’anni appena compiuti, che nel 2006 fu arrestato per l’omicidio - sempre a coltellate - di una prostituta nigeriana con cui pare si fosse intrattenuto lungo la Catania-Gela.

Gemma, in verità, non avrebbe reclamato quel denaro per sé. Piuttosto per una parente che periodicamente rendeva visita all’uomo al fine di rendergli dei piccoli servizi.

Sapendo che pochi giorni prima la vittima aveva riscosso 600 euro di pensione sociale, l’ex agente di polizia penitenziaria si sarebbe recato in casa del Nicotra per far valere le ragioni della congiunta. Una volta appurato, però, che il settantanovenne aveva già speso tutto il denaro, sarebbe andato su tutte le furie e avrebbe colpito più volte il poveretto con il coltello a serramanico che poi è stato ritrovato dalla polizia sul luogo del delitto.

Eseguito l’omicidio, Gemma si sarebbe rapidamente allontanato. Finendo, però, parzialmente inquadrato da una telecamera le cui immagini hanno poi contribuito a fare chiarezza su questo fatto di sangue.

Da una preliminare ispezione esterna il medico legale intervenuto aveva rilevato che Nicotra presentava delle ferite d’arma da taglio al collo e al tronco, compatibili con eventuali azioni autolesionistiche, ma a seguito della ricognizione cadaverica, eseguita al Policlinico, sono state riscontrate ulteriori ferite d’arma da taglio sul dorso riconducibili, certamente, ad un’azione di natura omicida.

Il primo input alle indagini è arrivato dalla figlia del Nicotra, la quale ha riferito che il padre era solito incontrare la parente del reo confesso. I vicini di casa della vittima hanno aggiunto che non di rado si vedeva in quella casa anche un uomo senza capelli, cosicché la polizia ha potuto premere sull’acceleratore e chiarire - almeno così sembra - il caso.

Agatino Gemma è stato rintracciato nel reparto di psichiatria dell’ospedale “Garibaldi Centro” dove lo stesso si era recato per un Tso, un paio di giorni dopo l’omicidio. Il fermo è stato convalidato ieri. 

A pm che lo ha interrogato, Gemma ha confessato il delitto spiegando che il movente sarebbe il debito di 300 euro non estinto dalla vittima. Gemma ha anche raccontato che, sperando di non essere identificato, si era disfatto di alcuni effetti personali della vittima e dei propri abiti, che presentavano alcune macchie di sangue, e che l’indomani si era nascosto fuori Catania per poi decidere di ricoverarsi.

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