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Economia

Per lanciare le Zes portuali siciliane dall'Europa 5.600 ettari e 50 milioni

Di Tony Zermo

Catania. A che punto sono le Zes, le zone economiche speciali? I presidenti delle Autorità portuali siciliane, che l’altro giorno sono stati ascoltati dalla commissione dell’Ars, aspettano che gli uffici regionali stabiliscano gli indirizzi, tenuto conto che l’Unione europea in base ai parametri dell’estensione territoriale e degli abitanti, ha stabilito per la Sicilia l’utilizzo di 5.600 ettari per i retroporti e la concessione di 50 milioni di euro una tantum su 270 complessivamente assegnati agli altri scali delle zone disagiate.

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Dice Andrea Annunziata, presidente dell’Autorità portuale di sistema del Mare Jonio: «A cinque mesi dalle elezioni regionali e con tutti i problemi che ci sono mi conforta il fatto che c’è grande attenzione sul problema da parte della Regione, è stata capita l’importanza delle Zes e quindi si spera che presto venga deliberato il piano strategico. E’ quello il momento più importante, perché si possono inserire dentro quei 5.600 ettari, in sostanza è il momento in cui si può agire e mettere in moto tutti i meccanismi».

Quanto siamo lontani dal piano strategico?
«Questo non posso dirlo io, sono gli uffici regionali che debbono lavorare su questo tema. Noi abbiamo indicato le criticità».

Ma dove saranno individuati questi 5.600 ettari?
«Debbono ruotare attorno alle aree vaste dei porti, delle città in cui ci sono i porti. Si tratterà di aree connesse ai porti, ma senza avere necessariamente continuità territoriale. Il retroporto puoi averlo anche a trenta chilometri. C’è bisogno di decisioni rapide in un momento in cui c’è stato il raddoppio del Canale di Suez, dove i grandi players mondiali ci hanno speso 300 miliardi, evidentemente credendoci. La Sicilia è di fronte al Canale e quindi ci dobbiamo attrezzare per attrarre traffico, sia migliorando le infrastrutture e l’accoglienza dei porti e sia con il grande cantiere navale che è in via di realizzazione ad Augusta. Però i 50 milioni per la Sicilia non possono essere una tantum».

In che senso?
«La questione militare per la Nato e la questione immigrazione fanno della Sicilia ancor più una frontiera importantissima per l’Europa, per cui non possiamo essere gravati da un peso così grande. L’Unione europea si rende conto di questo? La giustizia non è trattare tutti uguali, ma trattare in maniera diversa in base ai bisogni di ciascuno. Questa regione da decenni sta soffrendo per tanti motivi, e allora riconoscetelo e fate che il contributo di 50 milioni sia strutturale per ciascun dei sette anni previsti dalla legge. C’è da precisare che questa misura vale per sette anni prorogabili per altri sette, ed eccezionalmente per altri sette, un complessivo di 21 anni. Se noi partiamo oggi, la prima industria a burocrazia zero non potrai averla prima di un paio d’anni, quando i 50 milioni saranno già finiti. Ecco perché parlo della necessità di una misura strutturale per almeno sette anni se vogliamo promuovere nuovi insediamenti aggiungendoci il credito d’imposta. La Regione deve contrattare con Roma e con Bruxelles».

Tra i problemi c’è anche il cementificio inattivo del porto di Catania che inquina l’ambiente e toglie spazio. Il porto catanese non ha spazio sufficiente a fronte della sua grande attività.
«Ecco, questo problema potrebbe rientrare nelle Zes, anche perché non si capisce cosa ci stia a fare un cementificio in una zona portuale che avrebbe bisogno di allargarsi (magari verso la zona contigua del Tondicello della Plaja,ndr)».
Il piano resta, però, ancora fermo in attesa delle scelte strategiche che dovrà fare il governo regionale.

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