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Il Principe Ranocchio, in scena la morale dell'amore oltre la diversità

La versione musicale di Domenico Carboni è il terzo appuntamento della Stagione Ragazzi del Teatro della Città–Centro di Produzione Teatrale di Catania, previsto per domenica 20 gennaio

Il Principe Ranocchio, in scena la morale dell'amore oltre la diversità

Catania - Nelle fiabe dei fratelli Grimm, spesso, uomini e animali dialogano fra loro, abbattendo le barriere della diversità. Nel caso del Principe ranocchio, il principe trasformato per incantesimo in ranocchio, riacquista il suo antico aspetto solo grazie a un particolare evento. Alla fiaba dei fratelli Grimm, si ispira il terzo appuntamento della Stagione Ragazzi del Teatro della Città – Centro di Produzione Teatrale in programma per domenica 20 gennaio (ore 17.30) al Piccolo Teatro della Città di via Ciccaglione. La fiaba Il principe ranocchio viene proposta nella versione musicale di Domenico Carboni, per la regia di Gianni Salvo e vede in scena le attrici Egle Doria, Evelyn Famà e gli attori Paolo Guagenti e Nicola Alberto Orofino. Prodotto dall’Associazione Città Teatro, lo spettacolo vanta le musiche di Pietro Cavalieri e le scene e i costumi di Oriana Sessa; luci e fonica sono di Simone Raimondo.

Prima fiaba del primo dei tre volumi delle Kinder-Hausmärchen dei Fratelli Grimm contenenti 201 “fiabe per bambini” (1812-1822), Il Principe Ranocchio narra di un principe trasformato in ranocchio che potrebbe riacquistare il suo primigenio aspetto solo grazie a un particolare evento. Una principessa, giocherellando con una palla d’oro, la fa cadere in un lago e il ranocchio si offre di recuperarla a patto di poter poi mangiare nel suo piatto, bere nel suo bicchiere e dormire nel suo letto. Recuperata la palla, il ranocchio pretende che i patti siano rispettati, ma al momento di mantenere la terza promessa, ossia ospitarlo nel proprio letto, la principessa sbatte il ranocchio violentemente al muro uccidendolo. Era proprio questo, però, l’evento necessario perché il ranocchio tornasse a essere il bel principe.

«La nostra versione – dice Domenico Carboni - è alquanto diversa in quanto l’evento necessario sarà che la principessa si innamori del ranocchio e lo baci sulla bocca. Tale condizione è presa in prestito da altre fiabe dei Grimm. Avviene quindi che gradatamente la principessa supera l’iniziale repulsione e anzi prova tanto affetto per la bestiola da addivenire al fatidico bacio». La strega autrice del maleficio, però, non si arrende e dopo il bacio anche la principessa diventa una ranocchia ma la coppia, ormai innamorata, va a vivere al lago la propria vita da sguazzafanghi. I due riprenderanno le loro sembianze originarie solo provocando la morte della strega. «La morale della favola – conclude Carboni - vuole insegnarci che l’amore vince tutto compresa la diversità fra uomo e animale ma anche fra persone».

Prossimi appuntamenti della rassegna per ragazzi al Piccolo Teatro della Città, sono: I tre moschettieri - Storie di bulli, d’eroi e d’amicizia, da Alexandre Dumas, di Oriana Cardaci, regia di Cinzia Maccagnano (3 febbraio), Tirititùf di Luigi Capuana, regia di Ezio Donato (3 marzo), La tartaruga e la lepre malandrina, originale fiaba della scrittrice Lina Maria Ugolini, da Esopo, con la regia di Gianni Salvo (7 aprile).

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