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"Transumanze", la Sicilia rurale che scompare, catturata nei murales "sbiaditi"

Di Carmen Greco

Uno si esprime con i murales, l’altra con le immagini. Alberto Ruce, urban artist e Carla Costanza, videomaker, stanno girando in questi giorni la Sicilia per documentare il “vuoto” di paesi, città e luoghi abbandonati. Posti dai quali la popolazione è andata via alla ricerca di un futuro.

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Un percorso supportato da varie associazioni che si muovono sui territori, e qualche volta, dai Comuni. Lo scopo del progetto, che vede in Sicilia la tappa numero zero è “fermare” in qualche modo quella vita rurale che sta scomparendo, perfettamente rappresentata nei murales “trasparenti” di Alberto Ruce inseriti nel paesaggio e realizzati sulle facciate crepate dei mulini in disuso, delle case vuote dei centri storici, dei casolari di campagna deserti. A Carla Costanza, il compito di documentare tutto questo, realizzando le riprese che costituiranno la trama di un documentario da presentare ai festival di cortometraggi

"Tuppettu", il murale realizzato a Poggioreale Antica "Tuppettu", il murale realizzato da Alberto Ruce a Poggioreale Antica sulla facciata di un mulino abbandonato

«L’idea iniziale di “Transumanze”, (questo il nome del progetto per indicare non solo una pratica della pastorizia ma anche le “transumanze” umane ndr) era rappresentare il rapporto dell’uomo con la natura - ricorda Alberto Ruce - e il mio stile pittorico si prestava a questi dipinti che sembrano svanire sui muri, un po’ come le tradizioni della vita rurale. Poi, abbiamo perfezionato il concept con la riflessione sulle micro-migrazioni che portano soprattutto i ragazzi a spostarsi nelle città con la perdita di tante cose, affetti, relazioni sociali, usanze, tradizioni».

Ecco allora sul muro esterno di una casa, una contadina con l’asino o un “tuppettu” che gira sulle crepe di un muro, deboli segnali di un vivere che è rimasto solo nelle parole e nei gesti dei più anziani. «Vivo molto le persone del posto, giro per le loro case - spiega Carla “Giniusa” Costanza - e chiedo loro di raccontarmi le loro vite. A Palermo è stato un incontro molto forte dal punto di vista emotivo, prima erano un po’ restii, poi ci hanno regalato anche delle cose da mangiare. Ma anche a Poggioreale antica ci siamo sentiti a casa. Ho chiesto a delle bambine cosa ci fosse di bello nel paese e loro mi hanno risposto l’associazione “La Biddina”, segno che questo tipo di realtà possono essere delle speranze per delle persone che non hanno in questo momento molto a disposizione, anche a livello di idee».

"Pinzeru", nel centro storico di Grotte (Ag)  


Un modo di approcciarsi molto diretto, ma mai didascalico e tantomeno comunicativo. «Il nostro progetto ha un fine di rappresentazione, l’obiettivo non è “conservare” perché comunque la street art è effimera», precisa Alberto. «E soprattutto - aggiunge Costanza - non si tratta neanche una denuncia sociale. Non vogliamo dire che era meglio o peggio prima, o che deve cambiare, noi semplicemente raccontiamo quello che vediamo, è un’indagine e, quindi, una rappresentazione di quello che vediamo».

                                                                 La videomaker Carla Costanza (Giniusa)


Logisticamente Alberto e Carla si muovono perlopiù a piedi «siamo come le pecore, facciamo la transumanza anche noi» (ridono ndr), a volte con il treno, altre accettando uno strappo in auto dagli attivisti delle associazioni. L’ospitalità è tra amici, conoscenti, gli stessi abitanti.
«I miei disegni in un primo momento suscitano incomprensioni da parte degli abitanti - rivela Alberto Ruce - perché sono velati, minimali, trasparenti, mischio la pittura con i colori dei muri, quindi i primi commenti in genere sono di scetticismo. Poi però cominciano a “vedere” l’opera, c’è stato anche qualcuno che ci ha visto cose che io non avevo fatto. A Danisinni, dove ho dipinto un asino tirato da una contadina, un ragazzo della parrocchia ha visto una figura spirituale in una macchia di muffa sopra l’asino che, volutamente, non avevo coperto e questa cosa mi ha ha fatto piacere».


Ma uno degli aspetti più importanti di questo viaggio che si conluderà sui Nebrodi, a San Marco d’Alunzio, sono le sensazioni emotive, in primis il senso dell’abbandono di città e campagne. «A Poggioreale antica, distrutta dal terremoto del ‘68, la sensazione di vuoto è fortissima - ammette Costanza - anche nelle persone che abbiamo conosciuto: non hanno opportunità e, quando ti parlano, questo si percepisce chiaramente».
«Il senso di abbandono lo senti ed è pesante - commenta Ruce -, a Grotte sono rimasti solo gli anziani. Da una parte c’è la bellezza delle relazioni umane, dall’altra c’è la realtà dei fatti. Ti guardi intorno e lo vedi: certa gente non ha mai visto quello che c’è “fuori”, in loro c’è una certa inconsapevolezza e questa cosa è triste».

”Transumanze”, unisce urbanart e videomaking ed è realizzato da Alberto Ruce e Carla Costanza (Giniusa), entrambi di origine siciliana, si svolge in Sicilia fino all’11 aprile. Le prime tappe nel rione palermitano di Danisinni, poi Poggioreale antica (Tp) e Grotte (Ag).
Obiettivo è narrare come appaiono le città abbandonate dalle quali gli abitanti sono partiti per “transumare” verso altre destinazioni. A Grotte si è aggiunto l’artista Giuseppe Gutan. Il tour di “Transumanze” è continuato a Delia (Cl), oggi i due artisti sono a Caltagirone, l’8 sarà la volta di Catania e dall’11 aprile a San Marco d’Alunzio (Me).

Il progetto, che mira a girare il mondo, è sostenuto da: Museo sociale Danisinni; Associazione culturale “Poggioreale Antica”; Associazione culturale “La Biddina”; Comune di Delia; Associazione “Mansourcing”; Collettivo Res Publica Temporanea; Associazione Culturale “Tre60 Lab”

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