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Messina

Cancelleri: «Diciamo no al Ponte sullo Stretto, sì a un tunnel»

Di Daniele Ditta

Palermo - Il piano “Italia veloce”, che affianca il dl Semplificazioni, è secondo il viceministro delle Infrastrutture Giancarlo Cancelleri l’occasione per «mettere il turbo alle opere già finanziate ma non ancora realizzate in Sicilia: stiamo parlando di lavori per un ammontare di circa 16 miliardi di euro: 4,8 per le strade e 11,2 per le ferrovie. Con le polemiche non si costruiscono le strade né si alzano ponti: sulle infrastrutture necessarie a modernizzare la Sicilia non possono esserci divisioni, dobbiamo impegnarci tutti per far sì che vengano fatte. A Roma non si possono chiedere solo finanziamenti». Cancelleri risponde così all’assessore regionale alle Infrastrutture, Marco Falcone, che ieri dalle colonne del nostro giornale ha bocciato il piano “Italia veloce”, affermando che non c’è «niente di nuovo per la Sicilia». Cancelleri però, anziché innescare il botta e risposta, tende la mano a Falcone: «Lo reputo un ottimo assessore, una persona infaticabile. Lo chiamerò per invitarlo il 31 luglio all’inaugurazione del viadotto Himera. Il mio imperativo è vedere infrastrutture che si realizzano. La Sicilia e i siciliani ne hanno bisogno».

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Parole che puntano alla collaborazione istituzionale, ma non colmano certe distanze sulla visione del futuro infrastrutturale dell’Isola. Nella telenovela sul Ponte di Messina, ad esempio, Cancelleri prende questa posizione: «Il collegamento stabile tra la Sicilia e il resto d’Italia ha un senso solo con una rete ferroviaria ad alta velocità che vada oltre Salerno e arrivi fino a Palermo. Più che il Ponte sullo Stretto però, che ritengo ingegneristicamente irrealizzabile, si potrebbe realizzare un tunnel sotto il mare». Un progetto quest’ultimo sul quale sta lavorando un gruppo di esperti coordinato dall’ingegnere Giovanni Saccà: «Mi stanno preparando una relazione – prosegue il viceministro pentastellato – che sottoporrò al premier Conte. Se riduciamo tutto al solito “Ponte sì, Ponte no” io non ci sto, anzi dico subito che sono contro. Non esiste al mondo un ponte con una campata unica di 3,3 chilometri. In Giappone ce n’è uno di 1,9 chilometri dove passa un treno alla volta e il transito delle auto non è consentito. E poi che ce ne facciamo di un ponte che collega due deserti infrastrutturali come la Calabria e la Sicilia? Serve la viabilità interna e anche l’alta velocità ferroviaria».

Peccato però che nel piano “Italia veloce” l’alta velocità in Sicilia non ci sia. I treni saranno veloci, ma non troppo. Chissà nel futuro. Al pari di Falcone, infatti, anche Cancelleri non si rassegna. Mentre all’obiezione riguardante i tempi biblici della burocrazia che tiene fermi i progetti, il viceministro sguaina gli articoli 2 e 9 del dl Semplificazioni: i poteri derogatori alle stazioni appaltanti e la possibilità di commissariare le incompiute. «I rup (responsabili unici del procedimento, ndr) avranno poteri simili a quelli del sindaco di Genova per il Ponte Morandi. Il dl Semplificazioni serve proprio a superare gli ostacoli burocratici. Con questa velocizzazione sbloccheremo i 16 miliardi di interventi previsti nei contratti di programma di Anas e Rfi che sono stati finanziati ma non realizzati» sostiene il viceministro delle Infrastrutture, che intravede già «un 2021 con tanti cantieri aperti e un Pil in crescita per la Sicilia. Ciò significa più posti di lavoro: non so quanti e non voglio fare il Berlusconi di turno, ma con i poteri di deroga metteremo il turbo a tante opere».

Il “modello Genova”, più volte auspicato dal presidente Musumeci, sarebbe fondamentale ad esempio per guadagnare tempo sull’iter della Giampilieri-Fiumefreddo: «Dopo l’estate si farà la gara, poi con i poteri derogatori la stazione appaltante potrà correre spedita» annuncia Cancelleri. «Invece – aggiunge – per il completamento del raddoppio ferroviario tra Catenanuova e Fiumetorto il 2025 è “domani”. Se dovessimo riuscire a rispettare questa data sarebbe già molto». Dalle ferrovie alle strade, gli occhi di Cancelleri sono puntati sul Cas. «La Siracusa-Gela va finanziata con i pedaggi, se il Cas non è in grado gli revochiamo la concessione e la facciamo noi. Si fa un gran parlare dell’Anas, ma ricordo che il ministero ha rilevato 800 “non conformità” negli standard di sicurezza e viabilità della rete autostradale gestita dal Cas. Si tratta – conclude il viceministro – di autostrade che fanno schifo. Alla luce delle ultime indagini giudiziarie e dei morti sulla Palermo-Messina sono più preoccupato. Col ministro De Micheli faremo presto un’operazione verità».

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