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Palermo

Contributi alimentari, Orlando: «Subito risorse o si rischia la violenza»

Di Redazione

PALERMO - «Bisogna fare in fretta, più che in fretta. Se gli aiuti del governo nazionale e regionale arrivano tra quindici giorni, e altri quindici servono per distribuirli, rischiamo grosso. L’annuncio sarebbe un boomerang. Il disagio si trasformerebbe in violenza». Lo dice Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, in una intervista a La Stampa.

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«Appena arriveranno i soldi, saremo in condizione di partire subito con la distribuzione degli aiuti alimentari», afferma Orlando. «I quattro miliardi e trecento milioni non sono risorse aggiuntive, sono i soldi che spettano ai Comuni per il 2020, già inseriti nei bilanci», ha spiegato Orlando. «Solo che di solito vengono erogati a giugno, a luglio, anche a ottobre, e questa volta vengono dati adesso. Questi soldi, insieme a quelli messi a disposizione dal provvedimento della Protezione civile che ancora non mi risulta firmato, sono una misura-tampone che potrà servire per quindici giorni. Ma l’intervento strutturale arriverà con il decreto già annunciato, il Cura Città, che darà nuovo ossigeno e consentirà ai Comuni di sbloccare le loro risorse che erano immobilizzate per il Patto di stabilità, patto che adesso è saltato. Si tratta di centinaia di milioni».

«Qui non si tratta del Sud, si tratta di tutto il Paese - dice il sindaco di Palermo e presidente di Anci Sicilia -. Perchè il disagio sociale che sta scoppiando al Sud, esploderà anche al Nord. E basta leggere i messaggi nella chat che ho con gli altri sindaci italiani. Prima i sindaci del Nord dicevano: "A noi non servono questi provvedimenti", adesso si sono accorti che l’emergenza sta cominciando anche lì. E poi un’altra cosa vorrei dire. Qui non stiamo dando soldi a nessuno, stiamo dando da mangiare. Pacchi della spesa. Pasta, pane, latte, zucchero. Ai vecchi poveri e ai nuovi poveri. Titolari di bed and breakfast, collaboratori di agenzie di viaggio, istruttori delle palestre oggi chiuse. Tutto il mondo dei lavori atipici, che non può accedere agli ammortizzatori sociali dei dipendenti, e che non ha partita Iva. Questo non è assistenzialismo, è welfare».

«Se non ci fosse stato il reddito di cittadinanza, avremmo avuto le rivolte di piazza. Io penso che debba essere un provvedimento a tempo finalizzato al reinserimento nel lavoro», evidenzia, e torna alla questione mafia: «È lì che soffia sul fuoco e prova a speculare sul bisogno. Una strategia arcaica, tradizionale per Cosa Nostra: se il medico non arriva, cioè lo Stato, qualcuno va dallo stregone. E allora bisogna che il medico arrivi in fretta. Più in fretta possibile». 

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