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Politica

La Meloni: «Io diversa da Salvini e il reddito è un ricatto ai siciliani»

Di Mario Barresi

CATANIA - Dalla “cena delle sfide” (a Busto Arsizio con 1.500 imprenditori delusi dalla Lega) alle minne di Sant’Aita con annesso siparietto col torronaio in un bagno di folla («popolare e non populista») nella Catania in festa. Giorgia Meloni fa il pendolino per diventare la seconda gamba del centrodestra, con uno stress test decisivo alle Europee. E, in un’intervista, la leader di Fratelli d’Italia rilancia il suo progetto. Marcando la differenza da Matteo Salvini («l’originale sono io»), spiegando la scelta dell’alleanza siciliana con gli autonomisti. E concedendo a Nello Musumeci, attendista sul nuovo partito, i supplementari: «Ognuno ha i suoi tempi». Eppure, avverte tutti, quella di un flop di FdI al voto di maggio «è una speranza vana».

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Il vento leghista è arrivato, forte, anche in Sicilia. Cosa la distingue da Salvini, oltre al fatto che lui governa col M5S?
«Già stare al governo con i cinquestelle, un movimento che considero strutturalmente di sinistra, non è poco. C’è una serie di cose che Salvini ha detto e non ha fatto, perché frenato dalla convivenza con il M5S».

Ma nel dibattito non si percepiscono. Perché dovrebbero votare Meloni che dice cose di destra e non l’originale, che è Salvini?
«L’originale siamo noi, anche se la Lega ha una visibilità stratosferica. Continuiamo a fare quello che abbiamo sempre detto. E i nostri valori aggiunti sono la coerenza e la serietà del percorso. Io distinguo il populismo dal sovranismo. Il populismo è “qui ora” e “prima gli italiani”, il sovranismo è “prima l’Italia”. Che è un ragionamento più profondo, sull'eredità da lasciare alle giovani generazioni senza l’ossessione del tutto e subito».

A proposito. Salvini ha votato il reddito di cittadinanza, sul quale in Sicilia c’è una grande attesa. Soprattutto da parte di quei “Neet”, il 50% dei giovani fra 25 e 34 anni, che sono un record europeo.
«È un modo per comprare il voto della gente, un ricatto ai siciliani. Questi soldi non ci sono. Le faccio il conto: sei miliardi di euro per cinque milioni di persone per dieci mesi. Fa 120 euro a testa. A meno che, come penso io, la platea non sarà molto inferiore giocando sull'equivoco fra singoli e famiglie. Il problema, in una terra come la Sicilia, è che il lavoro non c’è. I siciliani non vanno mantenuti con il metadone del reddito di cittadinanza, dopo il quale resteranno poveri e disoccupati. Ci vogliono le infrastrutture di cittadinanza».

Un’utopia, alla vigilia dell’autonomia differenziata al Nord, altro regalo di Salvini...
«Il principio che i soldi prodotti in un territorio restano lì, cambia l’economia nazionale. Non è più indifferente, per me, che la Borsa o Mediaset abbiano sede in Lombardia. E poi ce lo dovevano dire prima: lo Stato negli ultimi 40 anni ha speso il 70% sulle infrastrutture al Nord, perché sapeva che, essendo la locomotiva del Paese, quei soldi tornavano in termini di ricchezza. Noi chiediamo 50 e 50 e ci rispondono: no, perché al Sud vive il 30% degli italiani. Ma ciò è per lo spopolamento, perché mancano lo opportunità proprio per il deficit di infrastrutture. È un circolo vizioso: bisogna spezzarlo, non alimentarlo».

Ciò che dice è musica per gli autonomisti sicilian suoi alleati con FdI alle Europee. Ma ci tolga una curiosità: che ci azzeccano gli eredi di Lombardo con un partito sovranista?
«Chi difende l’identità, i bisogni e i diritti del suo territorio ci azzecca sempre con noi. Per me essere sovranista, diversamente da chi dice “più Europa”, significa dire “più Italia” con tutte le sue declinazioni. A partire da “più Sicilia”. E chi meglio dei vostri autonomisti, sul campo da anni, mi può dare una mano per trovare le risposte?».

Prestigiacomo sulla Sea Watch è difesa dei diritti umani o disorientamento degli elettori di centrodestra?
«È un problema soprattutto di Forza Italia. L’elettorato, non solo di centrodestra, ha le idee chiare. E ha bocciato la sinistra e chi le va dietro. Sulla Sea Watch ci sono andati sei parlamentari. Qualche giorno fa era l’anniversario della morte di Pamela Mastropietro... io sono stata al suo funerale e a quello di Desiree Mariottini. Nessuno di questi parlamentari ha ritenuto di presentarsi ai funerali di una ragazza drogata, stuprata e ammazzata da immigrati clandestini. Punto, nient’altro da aggiungere».

Lei punta a diventare la seconda gamba del centrodestra. Musumeci, assieme a Toti, s’è detto interessato. Ma dopo le Europee.
«Ognuno ha i propri tempi, questo lo capisco. Io ho dato il calcio d’inizio, ora vedremo...»

Non è che i suoi potenziali alleati stanno alla finestra magari per prendere il suo posto in caso di flop al voto di maggio?
«Non credo che sia così. Ma in ogni caso sarebbe una speranza vana: sto vedendo dati straordinari su di noi. C’è tanta gente che vuole trovare una nuova casa e una nuova causa. Non solo da Forza Italia».

Lei, alle Regionali, fu decisiva per la nomination di Musumeci sul tavolo nazionale del centrodestra. Rifarebbe la stessa scelta?
«Io sono stato fiera di aver fatto quella scelta, senza la quale le cose sarebbero andate certamente in modo diverso. La feci perché ritenevo che Nello fosse la persona migliore che il centrodestra potesse esprimere. Noi con Musumeci abbiamo vinto e mandato al governo una persona onesta e che può fare bene. E ora lavoriamo per dargli una mano ».

Che giudizio dà sul primo anno di governo regionale in cui c’è anche FdI?
«La mia impressione, da fuori, è che Nello abbia scelto di fare un lavoro molto puntiglioso di riorganizzazione della macchina amministrativa, ripulendola dalle incrostazioni che c’erano. Mi pare non si sia dedicato alla comunicazione e ai grandi annunci. E adesso, dopo questo periodo, ci aspettiamo che faccia grandi cose».

Twitter: @MarioBarresi

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