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Catania crac, Messina quasi: Sicilia sul podio dei Comuni in dissesto, e ora tutti sperano nel “salva Roma”

Di Paolo Teodori

ROMA - Comuni che rischiano il fallimento per i conti disastrati. Il numero delle città con l’acqua alla gola in Italia è piuttosto ampio e, secondo dati vidimati nell’ottobre scorso dalla Corte dei Conti oltre a Catania e Alessandria, citati dal ministro Matteo Salvini tra i comuni da salvare dal dissesto (oltre a Roma), rischiano la "bancarotta" città metropolitane come Napoli insieme a tantissime altre, di piccole ma anche di medie dimensioni, come Caserta, Messina, Vibo Valentia o la provincia di Siracusa.

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In tutto sono circa 400, secondo gli ultimi dati aggiornati, i comuni che hanno dichiarato il dissesto o avviato le procedure di riequilibrio finanziario, secondo quanto previsto dal Testo unico degli enti locali. Tra i comuni entrati nel capitolo allarmante del dissesto (che prevede una via di uscita di 5 anni) a fine settembre 2018 figuravano, tra gli altri, Terni, Potenza, Gioia Tauro, Milazzo e Cefalù. Ma altre realtà, poco meno di 200, hanno invece avviato le procedure per il pre-dissesto - secondo le norme introdotte nel 2012 dal governo Monti per fermare un’emorragia di risorse, soprattutto nel Mezzogiorno - che prevede un piano di risanamento di 10 anni, prolungati a 20 con la manovra 2018 per tentare di salvare la situazione di Napoli. In questo elenco oltre al capoluogo campano figurano, oltre la già citata Catania, anche Foggia, Cosenza, Reggio Calabria, Messina, Savona, Frosinone, Rieti e Pescara.

In ogni caso è bene ricordare che la stragrande maggioranza degli 8mila comuni italiani, almeno a stare ai dati della Corte dei Conti relativi al 2016, ha presentato bilanci in ordine. Ma una piccola percentuale di questi è riuscita ad accumulare un disavanzo pari a 2,6 miliardi di euro.

A livello regionale il record per la presenza di Comuni che hanno dichiarato il dissesto finanziario (ex articolo 246 del Tuel) o che invece hanno fatto ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale spetta alla Calabria, dove su un totale di 409 comuni secondo dati di un anno fa si registravano 41 dissesti e 54 riequilibri, per un totale quindi di 95 municipi. A ruota la Sicilia con 86 comuni su 390, con 29 dissesti e 57 riequilibri, e la Campania con 44 realtà in dissesto e 32 in procedura di riequilibrio, su un totale di 551. Secondo questi dati tra le regioni esenti da municipi con difficoltà finanziarie figurano il Friuli Venezia Giulia, il Trentino Alto Adige, la Valle d’Aosta, il Veneto e la Sardegna.

Ma una speranza per i Comuni in dissesto - Catania compresa - potrebbe arrivare dal Consiglio dei ministri che oggi è chiamato a dare il via libera (questa volta «con intese») al decreto crescita: una delle norme più controverse del dl, la «Salva Roma» ieri è stata al centro del nuovo scontro tra le due anime del governo, quella leghista e quella grillina. Ed è uno scontro tutto elettorale con la Lega che punta ad un’intesa immediata che riguardi tutti i Comuni, con il M5S che già da giorni ha aperto ad una simile soluzione ma non subito, piuttosto in fase di conversione del provvedimento. 

Il punto, per Di Maio e Salvini, è uscire dall’impasse senza il marchio della «sconfitta» nel loro continuo braccio di ferro. Il leader del M5S non può cedere su una norma che riguarda la principale città gestita dal Movimento. Il suo alleato, in linea con uno dei pilastri della nuova Lega ("da Nord a Sud") vuole un sostegno a tutti i Comuni in difficoltà finanziarie, a cominciare da quella Catania dove il sindaco Salvo Pogliese, in seguito alle tensioni sulle liste di FI, ha lasciato il partito.

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