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Al piano coi colori dell’arcobaleno: l'idea geniale di tre "Eta Beta" per i diversamente abili

L’app di tre giovanissimi palermitani rende fruibile il pianoforte a chi ha problemi di handicap

Al piano coi colori dell’arcobaleno: l'idea geniale di tre "Eta Beta" per i diversamente abili

Palermo - Affascinati - come tutti i millennials del Pianeta - dalle storie di successo dei vari Steve Jobs, Bill Gates, Mark Zuckerberg, sognano di sfondare in Rete con le loro app, in particolare con l’ultima che sta per essere immessa sul mercato, “Special piano”, con cui faranno suonare i diversamente abili con i colori dell’arcobaleno: i tre giovanissimi palermitani - tutti tra i 16 e i 19 anni - con tanti sogni nel cassetto, come è giusto che sia a quell’età, sono Rosario Salmeri, 18enne matricola della facoltà di Ingegneria cibernetica a Palermo (dopo il diploma all’istituto tecnico industriale Vittorio Emanuele III di Palermo), programmatore dell’applicazione; Riccardo Lo Cicero, 19enne diplomato nella stessa scuola, impegnato oggi in corsi di formazione nel campo del web developing e sviluppatore del sito web in questo progetto; Federica Cannizzaro, 16enne studentessa dello stesso istituto tecnico, che si occupa del social media marketing della start up.

Un percorso culturale nella stessa scuola, gli stessi interessi, la medesima passione. Ma uno di loro, Rosario Salmeri, stimolato anche da una forte esperienza familiare: «Ho un cugino che è diversamente abile: è tetraplegico e ha anche difficoltà nel linguaggio. Un giorno con mia zia abbiamo notato che, di fronte alla musica, mio cugino aveva reazioni diverse a seconda se ascoltava note acute (di fronte alle quali reagiva in modo positivo), o note gravi (di fronte alle quali reagiva in modo negativo). Ho allora pensato di realizzare una applicazione in cui si potesse visualizzare sul computer o sul tablet un pianoforte con delle particolari specifiche e precisamente: una colorazione dei tasti (ogni bottone ha un colore diverso per il riconoscimento visivo e associativo di ogni nota); una vibrazione sonora (con un utilizzo di suoni con frequenze udibili a 20.00 Hz. La frequenza permette di percepire un acufene che il cervello interpreta come un insieme di vibrazioni che verranno trasformate in sensazioni sonore, tutto ciò attraverso un processo di riconoscimento mnemonico); una registrazione dei suoni (o aggiornamento, così da permettere la riproduzione automatica di ciò che è stato suonato in precedenza)». In altre parole, a un do grave, ad esempio, viene associato un colore rosso molto scuro e a un do più acuto viene associato un rosso molto chiaro, per fare capire che la prima è una nota grave, mentre l’altra è una nota acuta: in questo modo i diversamente abili hanno la possibilità di interagire e imparare a suonare un pianoforte, «non magari la musica con gli spartiti, però mio cugino riesce a suonare tranquillamente e lo fa con gioia».

In sostanza, nell’interfaccia grafica dell’applicazione si può visualizzare un pianoforte a 88 tasti (ovviamente nel tablet o nello smartphone è a scorrimento con le freccette perché nel dispositivo mobile non entra un pianoforte a 88 tasti) e ogni tasto ha una tonalità di colore differente, così da potere suonare il pianoforte nella sua completezza. Inoltre, collegandolo a un qualsiasi dispositivo bluetooth, i diversamente abili possono sentire le vibrazioni di ogni singolo suono, la cui frequenza si adatta automaticamente, attraverso un algoritmo di calcolo, al singolo disabile in questione. «Quando premiamo il tasto fisico di un pianoforte reale - spiega Rosario Salmeri -, al termine del suono si sente una vibrazione ed infatti esistono molti pianoforti collegati a una scheda madre che vengono utilizzati per fare terapia a persone diversamente abili. Io ho fatto la stessa cosa, però dentro un’applicazione. La mia, detta in breve, è la trasformazione del pianoforte fisico utilizzato per fare la terapia in un pianoforte digitale, che può essere utilizzato per la terapia, ma anche a scopo educativo, per esempio a scuola, o semplicemente ludico per suonare il pianoforte a piacimento». Insomma, un’app che consente ai diversamente abili - con qualunque tipo di disabilità - di «interagire con un pianoforte e di imparare la musica e attraverso la musica. Peraltro, nessuno vieta che nell’applicazione potremo aggiungere degli aggiornamenti e quindi, dal pianoforte, passare poi anche a una chitarra, a una batteria o ad altri strumenti musicali». Il tutto anche se Rosario Salmeri non sa suonare alcuno strumento, «ma ringrazio - sottolinea - mia sorella Noemi che suona il pianoforte: parte del merito è anche suo, perché mi ha dato una grande mano nell’aspetto grafico dell’applicazione».

Chiunque, anche chi ha grandi difficoltà di movimento, può suonare il pianoforte digitale: «Nel caso di una persona che ha perso gli arti o è bloccata, c’è un tutore che può suonare per lui e la visualizzazione può essere fatta attraverso un tablet. Chiunque può associare a una nota uno specifico colore, così da riconoscere sempre quel tipo di nota e capire quale suono trasmette e in quale posizione si trova nel caso in cui la volesse suonare. Per quanto riguarda le persone completamente bloccate, poi, esistono dei tablet oculari specifici e nella nostra applicazione c’è una funzione ottimizzata anche per questi tipi di tablet». I tre ragazzi credono molto nelle potenzialità di questa start up, che è stata registrata qualche settimana fa al deposito delle opere inedite della Siae e che dal 20 febbraio sarà disponibile sullo store Android e, dal 20 marzo, anche per iOs nello store Apple. I tre palermitani sono ancora indecisi se mettere l’app nello store gratuitamente - e quindi andare avanti con le pubblicità all’interno dell’applicazione - oppure farla pagare 89 centesimi. Ci credono tanto - ed è giusto che sia così - anche se sono consapevoli che la stragrande maggioranza delle start up fallisce in breve: «Noi puntiamo soprattutto sul fatto che abbiamo un target di clienti specifico rispetto agli altri - sottolinea Rosario Salmeri -, cioè quello delle persone diversamente abili che, al momento, sul mercato è molto importante. Poi l’idea è venuta dal nulla, al momento stiamo ancora raccogliendo i pezzi per organizzare il business e cercare di immettere l’app nel mercato nel migliore dei modi, senza bruciarla magari con l’arrivo di una start up che aggiunge anche soltanto una funzione in più e ci ruba l’idea».

Allo stato attuale, per quanto a conoscenza di Rosario Salmeri, non esiste nulla di simile sul mercato: «Esiste soltanto una applicazione tedesca poco conosciuta (ha riscontrato soltanto 40mila download) che però non fa quello che facciamo noi. È infatti destinata sì ai disabili, ma non ha la funzione delle vibrazioni, bensì soltanto i colori, ma non come da noi con ogni tasto di colore diverso, ma con la tastiera del pianoforte divisa a gruppi, con il primo gruppo tutto rosso e il secondo tutto giallo». I tre ragazzi hanno lavorato all’app senza ricevere alcun tipo di fondi. Pochi, peraltro, i costi sostenuti: «Quello del deposito dell’opera, il costo del dominio e la registrazione del sito web (abbiamo sia il .it che il .com), oltre ovviamente i piccoli costi dell’Api (dati che vengono inviati all’applicazione per far sì che le note abbiano un suono) dell’ambiente di sviluppo». A breve sperano di presentare il loro prodotto con Arca, l’incubatore di imprese dell’università di Palermo, con l’obiettivo, magari, di trovare un investitore. In ogni caso, sottolinea Rosario Salmeri, «per entrare nel mercato non è che serva poi molto, trattandosi di una realtà virtuale. Quello che serve alle start up inizialmente è principalmente la visibilità».

Ma in Sicilia è più difficile riuscire a realizzare sogni (almeno da start up)? «Non è più difficile in Sicilia che in altri posti, ritengo, qui la difficoltà principale è pubblicizzare ciò che si realizza». E parla per esperienza vissuta perché, nonostante la giovanissima età, questa non è la prima volta che Rosario Salmeri si misura con una start up: «Ne avevo già realizzata una per Palermo capitale della cultura, ma poi l’ho mandata in pausa perché non siamo riusciti a trovare i fondi. Ho però un’altra start up che sto portando avanti con Iata e che avevo iniziato all’ultimo anno di liceo: la sto sviluppando con un altro team e si tratta, in sostanza, di un’applicazione web dove si organizza il viaggio in only one. Quindi si prenota contemporaneamente il volo aereo, la macchina, l’hotel o l’evento, però solo in ambito sportivo. Si tratta, cioè, di una organizzazione di viaggio per sportivi e società sportive: stiamo sviluppando il business plan con alcuni studenti della facoltà di Economia di Palermo, dopodiché la porteremo a fare una presentazione e poi vedremo come va a finire».

Dei piccoli genietti, insomma, gli Eta Beta del terzo millennio del web. Ancora tanta la strada da fare, costellata di sogni e magari anche di qualche caduta, come sempre succede nella vita. Una volta diventato ingegnere cibernetico, Rosario Salmeri intende «aprire prima una mia società e poi creare un’azienda». Intanto studia, in una Sicilia che gli sta consentendo di crearsi una preparazione «assolutamente valida: per ora mi sto trovando benissimo anche nella facoltà di Ingegneria, che a Palermo è una delle migliori d’Italia insieme con Torino e Pisa, quindi non mi posso lamentare». E allora, alla fine, un consiglio ai giovani coetanei. Ma in realtà, di consigli Rosario Salmeri è particolarmente prodigo e ne elenca molteplici: «Se hai un idea mettila in pratica; parla di più della tua idea; cerca dei mentori di cui puoi fidarti; se hai un’idea, pensaci più volte perché quello che all’inizio sembra fantastico durante lo sviluppo sembrerà difficile, quindi non arrenderti mai e chiediti come fare per rendere questa idea funzionale e 10 volte migliore; individua il tuo obiettivo, e vai avanti con una metodologia step-to-step; prima di scegliere un partner, o comunque un socio, fai attenzione; studia il tuo investitore e non puntare subito a farti dare i soldi: il lavoro deve essere divertente, perché se non lo è non ha senso; metti passione su quello che fai; cresci restando piccolo, perché è la mente fresca e visionaria che permette di avere un’inventiva per entrare nel mondo delle start up». Insomma, sognare in grande: ed è per questo che abbiamo raccontato questa storia ancora agli esordi e dal finale imprevedibile. Riusciranno questi ragazzi a creare la start up vincente? Chissà. L’importante è crederci, impegnarsi, non lasciarsi vincere dagli eventuali fallimenti e… continuare sempre a sognare.

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