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Siracusa

Siracusa, corsa per salvare la fontana crollata a Buscemi: Comune e Soprintendenza in gioco

Di Paola Altomonte
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Un intervento dopo il quale è stato allertato il Comune sulle procedure da effettuare per provare a “salvare” la fontana. Come spiega la soprintendente Rosalba Panvini, infatti «occorre recuperare non solo il materiale caduto in strada, ma smontare la fontana, pietra dopo pietra, per poi mettere da parte, in sicurezza, tutto il materiale. E, solo dopo aver provveduto al consolidamento del terreno alle spalle del monumento, procedere alla sua ricostruzione».

Sì, perché al momento, è il costone che si trova dietro alla fontana a destare maggiore preoccupazione. Perché potrebbe continuare la sua "scivolata", rendendo vano, di conseguenza, qualsiasi intervento al monumento, approntato prima della messa in sicurezza del terreno. Pur nella certezza, dunque, che si tratti di interventi di competenza del Comune, la Soprintendenza non lesina, così come dimostrato con il sopralluogo di ieri «a garantire il proprio contributo».

Ma occorre agire in fretta, come rileva l'associazione “Italia Nostra” che, tramite la vicepresidente della sezione siracusana, Liliana Gissara, parla di perdita di un pezzo della memoria antropologica, storica e paesaggistica della comunità buscemese, e non solo, che poteva, anzi doveva, essere evitata.

«Purché – tuona Gissara - ci si fosse almeno adoperati per la messa in sicurezza del costone che incombe pericolosamente sulla sede stradale».

E Gissara si chiede: «A quando risale l'ultimo intervento di manutenzione e messa in sicurezza di quel pendio? Quanti soldi sono stati spesi?» Senza contare poi che “Italia Nostra”, proprio ad aprile, aveva lanciato l'allarme sulla precaria staticità della fontana "Madre di Dio". «Un allarme purtroppo caduto nel vuoto» rileva Gissara, la quale non ha dubbi: «Non solo l'insistente pioggia ma soprattutto l'incuria degli ultimi anni hanno causato il rovinoso crollo dello storico manufatto».

La vicepresidente provinciale di “Italia Nostra” punta insomma i fari sulla prevenzione «concetto – dice - di cui si dibatte in ogni sede, a tutte le ore del giorno e della notte, ma alla prova dei fatti rimane solo un termine privo di qualsivoglia concretezza».

Gissara conclude: «La fontana è sopravvissuta per secoli alle avversità atmosferiche della montagna. Tuttavia, nulla ha potuto contro l'incuria e l'abbandono e non possiamo consentire che, a causa di ciò, un pezzo alla volta il nostro patrimonio culturale vada in malora».

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