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Acqua dal rubinetto? Ecco perché si può bere

Ricerche sull’ambiente sfatano i falsi miti sulla presunta dannosità dell'acqua corrente domestica

Di Redazione

Stando ai dati Istat, il 29% delle famiglie italiane non reputa l’acqua corrente domestica affidabile, nonostante recenti blind test hanno dimostrato come l’acqua del rubinetto non presenti alcuna differenza rispetto all’imbottigliata, se non quella di offrire una chance per essere sostenibili e rispettosi verso l’ambiente. 

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Ecco, dunque, che diversi istituti di ricerca e analisi hanno voluto concentrare i propri sforzi comunicativi nello sfatare i “falsi miti” che storicamente demonizzano l’acqua del rubinetto, senza alcun valido motivo. Primo fra tutti, va affrontato il tema della sicurezza.

In molti si preoccupano, infatti, che l’acqua dal rubinetto non sia sicura. E sbagliano. La prima condizione di un’acqua potabile è, infatti, l’assoluta sicurezza per la salute, garantita già dalla falda. L’acquedotto e la rete vengono monitorati costantemente per verificare il rispetto scrupoloso dei parametri microbiologici, chimici e fisici stabiliti per legge. 

Un altro falso mito riguarda il gusto. C’è chi ritiene che l’acqua del rubinetto abbia un cattivo sapore. In effetti, si tratta di una percezione assolutamente personale. Alcune persone si lamentano per il sentore di cloro, ma si tratta di un difetto risolvibile: per eliminarlo basta raccogliere l’acqua in una brocca e lasciarla decantare per qualche minuto. Essendo un elemento volatile, si disperderà facilmente nell’aria, scomparendo dall’acqua.

Andiamo al problema del calcare. Essendo composto da calcio e magnesio, non solo non fa male, anzi contrastano l’osteoporosi. Gli studi clinici hanno addirittura messo in luce che c’è una correlazione positiva tra la durezza dell’acqua e la minor incidenza di problemi cardiovascolari. 

Infine, secondo parere comune l’acqua del rubinetto ha molto sodio. Ciò pare essere falso. La maggior parte delle acque potabili ha un contenuto medio-basso di sodio. In ogni caso, la quantità fornita dall’acqua ha un impatto irrilevante rispetto a quella assunta tramite gli alimenti: una scatoletta di tonno o una mozzarella apportano 2.5 grammi di sodio, mentre per assumerne la stessa quantità servono circa 15 litri di acqua.

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