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Colpo a feudo Messina Denaro, "Boss latitante decide ancora estorsioni nel Trapanese"

Trapani

Colpo a feudo Messina Denaro, "Boss latitante decide ancora estorsioni nel Trapanese"

Di Redazione

Palermo - Nonostante la sua latitanza quasi trentennale, secondo gli inquirenti, sarebbe sempre Matteo Messina Denaro, la "primula rossa" a prendere le decisioni sulle estorsioni da compiere nella zona di Castelvetrano. Ne sono convinti gli investigatori che all’alba di oggi hanno arrestato due persone ritenute vicine al latitante, Giuseppe Calcagno e Marco Manzo. "Le attività investigative hanno fatto luce sugli interessi economici e sui rapporti fra i sodali del mandamento mafioso di Mazara del Vallo, retto da Vito Gondola, deceduto il 13 luglio del 2017, e sui rapporti che il capomafia mazarese intratteneva con altri appartenenti alla famiglia mafiosa di Marsala, di Campobello di Mazara e di Castelvetrano", dicono i pm.

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"Nel corso di incontri riservati e attraverso lo scambio di ''pizzini” si decideva il compimento di estorsioni nella compravendita di fondi agricoli e nell’esecuzione di lavori pubblici", aggiungono gli investigatori. Marco Manzo è indagato, in concorso, "anche per aver costretto, con l'intimidazione mafiosa, un dipendente di una società per la vendita di carburanti di Campobello di Mazara a rassegnare le proprie dimissioni, rinunciando al pagamento degli stipendi arretrati ed alle altre spettanze economiche derivanti dal suo rapporto di lavoro".



Giuseppe Calcagno invece "ha costituito un punto di riferimento nel segreto circuito di comunicazioni finalizzate alla veicolazione dei “pizzini” del latitante Messina Denaro". E’ quanto spiegano gli investigatori. "E' intervenuto nella risoluzione dei conflitti interni alla consorteria mafiosa o comunque per essa rilevanti - dicono ancora - ha partecipato ad incontri e riunioni riservate con altri membri dell’organizzazione mafiosa, anche finalizzati allo scambio di informazioni e ha mantenuto contatti con altri esponenti di vertice dell’associazione". Il suo ruolo svolto "ha consentito al reggente del mandamento mafioso di Mazara del Vallo, Vito Gondola, l’esercizio delle sue funzioni apicali, eseguendone puntualmente gli ordini".  Anche "la condotta criminale di Marco Manzo" arrestato con Calcagno "è stata finalizzata a favorire l’esercizio della posizione di comando da parte di Gondola. Ha partecipato a riunioni e incontri con altri membri dell’organizzazione e ha favorito lo scambio di informazioni, anche operative, con membri e vertici delle famiglie mafiose della Provincia di Trapani e di altre province". "Manzo è anche intervenuto nella risoluzione dei conflitti interni alla consorteria mafiosa e si è imposto nel territorio quale imprenditore del settore di carburanti in posizione dominante in forza dalla sua appartenenza a Cosa nostra".

"Attraverso le attività tecniche di intercettazione è stato anche disvelato il tentativo di estorsione nei confronti degli eredi del defunto boss mafioso campobellese Alfonso Passanante, affinché cedessero la proprietà di un vasto appezzamento di terreno in contrada Zangara di Castelvetrano, appartenuto al boss Riina. Le minacce dalla cosca mafiosa di Campobello, rappresentata dal boss mafioso Vincenzo La Cascia - dicono i pm - furono avallate anche da una lettera intimidatoria attribuita al latitante Matteo Messina Denaro risalente al 2013".

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