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La corsa a sindaco di Catania: il destino in gioco fra tribunali e stanze segrete

Decisivi i verdetti attesi da Lombardo (Cassazione) e Bianco (Corte dei conti). E se Pogliese fosse assolto a Palermo? Razza in stand-by. E l’altro “calendario parallelo”: il tavolo di centrodestra e la missione di Pd e M5S a Roma

Di Mario Barresi |

Il calendario, quello ufficiale, ha poche date segnate col circoletto rosso. Una prospettiva che, in questi sparuti giorni di freddo serio, sembra una “maledetta primavera” alquanto lontana nel tempo. Le elezioni amministrative del 28 e 29 maggio (con l’eventuale ballottaggio due settimane dopo) si trascinano  un’unica scadenza che ancora resta a distanza di sicurezza: il 3 maggio. È il termine ultimo fissato dalla legge regionale – come ci conferma l’assessore alle Autonomie locali, Andrea Messina – per la presentazione delle liste e dei candidati a sindaco, compreso «fra il venticinquesimo e il trentesimo giorno precedenti la data del voto». 

Ma a quel punto i giochi, per la corsa a Palazzo degli Elefanti, saranno belli che fatti da un bel pezzo. E, al netto di qualche salto della quaglia last minute nelle liste per il consiglio, Catania sarà già in piena campagna elettorale.

I calendari più importanti sono altri. Con alcuni eventi già programmati e altri più o meno  imprevedibili. Una doppia partita parallela. Che si disputerà nelle aule giudiziarie, oltre che nelle segrete stanze (romane prima, palermitane poi e infine catanesi) della politica. Sì, perché nella Catania che «non deve avere paura» auspicata da monsignor  Luigi Renna nel pontificale di Sant’Agata, un capitolo sostanzioso riguarda i «politici con problemi con la giustizia». Un concetto che l’arcivescovo aveva esplicitato già nella conferenza stampa di presentazione della festa della patrona: «Se una persona ha dei conti in sospeso con la giustizia o con altre questioni, non oltrepassi la soglia di questo edificio. Nel caso in cui, successivamente, arrivasse una sentenza definitiva, sarebbe inficiata la sua stessa azione».

La Chiesa ammonisce. Ma, in fin dei conti, sarà la magistratura a determinare i destini di molti dei protagonisti della prossima corsa al voto. Magari se lo saranno pure detto, seppur sottovoce, i politici presenti alla bacchettata di Renna. E chi meglio di Renato Schifani – governatore palermitanissimo dopo un quarto di secolo di “stranieri” a Palazzo d’Orléans, negli ultimi giorni sinceramente integrato nel clima agatino – sa cosa significa avere un processo (Montante, nel suo caso) in sospeso quando ci si candida e persino quando si vince.

Ma questo è un altro discorso. Che non c’entra con la partita sotto il Vulcano, sulla quale il presidente della Regione – al contrario di Nello Musumeci, che non ha incrociato il successore perché è rimasto a Roma anche nei giorni di Sant’Agata, sempre «troppo impegnato nell’attività di governo» – garantisce a LiveSicilia: «Mi spenderò in prima persona per tenere unita la coalizione a Catania».

Enzo Bianco

Eppure anche il volenteroso governatore non potrà influire sulle sliding doors giudiziarie. Due le più importanti. Il 23 febbraio alla Corte dei conti regionale si apre l’appello sul dissesto finanziario del Comune, con Enzo Bianco interessato in prima persona. Come rivelato da Laura Distefano su La Sicilia, l’udienza, inizialmente prevista il 10 novembre 2022, è slittata a causa della dichiarazione di incompatibilità da parte di uno dei giudici della sezione che ha di fatto congelato, con l'iscrizione a nuovo ruolo, il processo contabile. Cosa potrebbe succedere il 23? La tesi più accreditata dai giuristi è che si ritorni alla casella di partenza. La Corte dei Conti d'appello infatti è chiamata a decidere – forte del parere delle sezioni riunite – anche sull’interdizione a carico di Bianco e di altri assessori della sua giunta. Ma, con il verdetto di primo grado collegiale (che si è dichiarato incompetente, rendendo di fatto nulla la decisione del monocratico), mancherebbe la materia su cui deliberare. E quindi, nonostante l’ex sindaco punti a un verdetto immediatamente “liberatorio”, la telenovela contabile sul default di Palazzo degli Elefanti potrebbe durare anni.

Bianco, comunque, nei prossimi mesi continuerà ad affrontare il processo penale sul dissesto e quello di un troncone dell’inchiesta “Università Bandita”. Ma l’esito giudiziario che più di tutti gli altri tiene la politica catanese (e non solo) col fiato sospeso è il pronunciamento della Cassazione – udienza fra poco: il 7 marzo – sul ricorso della Procura generale di Catania avverso l’assoluzione di Raffaele Lombardo nel processo d’appello per concorso esterno alla mafia e voto di scambio.

Raffaele Lombardo

Dall’entourage dell’ex governatore trapela un misto fra tensione e ottimismo. Ed è chiaro che quella sentenza potrà cambiare davvero il destino anche della competizione elettorale etnea. Un Lombardo definitivamente assolto, dopo un calvario lungo oltre un decennio, potrebbe decidere di giocarsela in prima persona, nonostante le ripetute smentite di un suo interessamento: «Non ho l’età per fare il sindaco». Eppure in molti sono convinti che potrebbe essere lui l’uomo vincente del centrodestra, al netto della prospettiva di una corsa (contenitore nazionale cercasi disperatamente) per le Europee del 2024. Anche se non fosse candidato, Lombardo avrebbe comunque le mani più libere per tessere – come comunque sta facendo in sordina – la sua tipica tela trasversale. Scenario ben diverso ci sarebbe in caso di un altro tipo di verdetto della Suprema Corte.

Salvo Pogliese

E poi c’è un altro appuntamento giudiziario, che quasi tutti sottovalutano in prospettiva amministrative: il prossimo 22 febbraio (un giorno prima di Bianco) sarà un altro ex sindaco, Salvo Pogliese, ad avvicinarsi alla conclusione del processo che ha condizionato la sua carriera politica, oltre che la vita della città. A  Palermo è infatti in programma quella che dovrebbe essere l’ultima udienza d’appello nel processo sulle “spese pazze” da capogruppo Pdl all’Ars, nel quale in primo grado il senatore di Fratelli d’Italia è stato condannato a 4 anni e 3 mesi per peculato. Anche in questo caso si respira ottimismo per una sentenza che potrebbe arrivare già a marzo. E se fosse assolto? Fra i suoi fedelissimi c’è chi non si sente di escludere che, se i tempi coincidessero, «Salvo potrebbe tornare al suo primo e unico vero amore». E cioè fare il sindaco, con l’idea di una  corsa last minute che spiegherebbe così il suo tombale silenzio, da coordinatore regionale meloniano, sulla scelta del candidato che il partito «rivendica con forza» pure a costo di rompere con la Lega, pronta a lanciare Valeria Sudano (per par condicio giudiziaria: la posizione della deputata è stata stralciata sin dall’inizio in uno dei due processi per corruzione elettorale in cui a Catania è imputato Luca Sammartino) approfittando anche dell’indecisione degli alleati patrioti.

Ruggero Razza

 Se lo scenario di fantapolitica giudiziaria non dovesse concretizzarsi, il nome più quotato in FdI è quello di Ruggero Razza. Che, pur per un’ipotesi di reato che non farebbe scattare la sospensione della Severino in caso di condanna, deve pure affrontare un processo. Quello sui falsi dati Covid da assessore regionale alla Salute: del rito immediato chiesto da Razza a Palermo s’è celebrata finora soltanto la prima udienza, nella quale lo scorso 18 gennaio l’avvocato difensore Enrico Trantino (che è pure assessore uscente, guarda caso un altro nome di prestigio di FdI per Palazzo degli Elefanti) ha proposto un’eccezione di incompetenza territoriale, sostenendo che dovrebbe radicarsi a Roma («se si ritengono le imputazioni connesse» legate al server dei dati) o a Catania, «se dovesse mancare quel presupposto». Il giudice s’è riservato la decisione. Che dovrebbe arrivare il prossimo 30 marzo. Altra data da appuntare, nell’agenda catanese del voto, pur essendo ininfluente rispetto alla decisione di Razza.

Sergio Parisi

E non bisogna dimenticare le tante altre variabili esterne. Ce n’è persino una sportiva: fra tre o quattro settimane, secondo le previsioni degli esperti, dovrebbe arrivare la promozione del Catania in serie C. Un evento da non sottovalutare nemmeno in chiave elettorale: non a caso Sergio Parisi  si tiene strettissimo il legame con Ross Pelligra, portato in processione, con i tifosi rossazzurri in visibilio, come se fosse il “co-patrono” di Catania. Senza incrociarsi con Pogliese, altro ultrà dell’avvento dell’imprenditore australiano, col quale l’ex assessore allo Sport avrebbe rotto da diverse settimane. «Era lo sponsor principale della sua candidatura, ma Sergio s’è montato la testa e ha fatto troppe fughe in avanti», raccontano gli amici del senatore. Al quale Parisi non ha risparmiato critiche sui «gravi errori di questi mesi». Una rottura insanabile?

Ma prevalgono le variabili politiche. Che non c’entrano nulla con avvocati e giudici. Ma che sono altrettanto importanti per le elezioni di Catania. Qui scorre dunque il calendario, in parte ufficiale e in parte ufficioso, dei prossimi eventi regionali e nazionali. Con un incastro di date che parte proprio in questi giorni, con i lavori sulla manovra all’Ars. «Dopo la finanziaria parliamo di elezioni», è il coretto unanime soprattutto dal fronte del centrodestra. E c’è chi è convinto che dal 20 febbraio in poi si aprirà il vero tavolo della coalizione. Con sessioni separate (una romana per decidere il candidato a Catania, la città più grande d’Italia alle urne, e una palermitana o comunque locale per gli altri comuni?) o con un pacchetto unico da discutere su base siciliana. Comunque dopo il 13 febbraio, quando si conosceranno i risultati delle Regionali in Lazio e Lombardia, primo tagliando sui nuovi equilibri del centrodestra. 

Il fronte giallorosso

Proprio in quei giorni anche il redivivo fronte giallorosso arriverà al dunque. Nella settimana fra il 13 e il 18 febbraio, infatti, i leader regionali di Pd e M5S, Anthony Barbagallo e Nuccio Di Paola, dovrebbero incontrare Giuseppe Conte a Roma. L’ultima volta sappiamo com’è andata a finire (al di là dei soli tre bicchieri di vetro disponibili a casa dell’ex premier, col deputato di Pedara costretto a bere bianco pugliese in uno di plastica): il patto siglato per le primarie alle Regionali fu poi rotto dai grillini. «Ma stavolta è diverso», assicurano da entrambi i fronti. Pronti a porre al leader pentastellato la doppia questione: o la deroga sul terzo mandato per Nunzia Catalfo (è lei la preferita da base m5s e sinistra; l’altro aspirante, Giancarlo Cancelleri, in questi giorni apprezzato influencer agatino in stile Ferragnez, è tentato da sirene civiche e anche calendiane) o il via libera a Emiliano Abramo, oggi il nome favorito. Sul quale c’era un preciso impegno di Enrico Letta, dopo la candidatura di servizio alle Politiche, per schierarlo per Palazzo degli Elefanti. Letta era il quarto commensale della merenda a casa di Conte. Ma non ci sarà. Nemmeno al Nazareno, fra poco. E se ci fosse Stefano Bonaccini (altra data da segnare: 26 febbraio, primarie del Pd), qualcosa cambierebbe? Anche sulle scelte per Catania, dove uno dei dem più vicini al governatore emiliano è proprio Bianco, legatissimo anche a Dario Nardella? Fino al punto di imporre l’ex sindaco della Primavera come candidato civico “griffato” Pd, nonostante l’ostilità di M5S e sinistra? Lo scopriremo presto. Sfogliando, giorno dopo giorno, il calendario (anzi: i calendari) delle elezioni più pazze del mondo.

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