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Crisi Regione, il Musumeci "tradito" gioca il "jolly" Giorgia Meloni

Il governatore siciliano, "impallinato" dal alcuni colleghi della maggioranza al voto dei grandi elettori per il Quirinale, incontrerà presto a Roma la leader di FdI che intanto lo ha raggiunto con una telefonata di "vicinanza"

Di Mario Barresi

Quando s’illumina col nome “Giorgia Meloni” il display del suo cellulare, Nello Musumeci è a Marsala. Giovedì pomeriggio. Il governatore ha appena lasciato lo stagno di Palazzo d’Orléans per una visita ufficiale nella città dello Stagnone. Uno scatto felino per appartarsi. Due minuti di telefonata. Ricevuta dopo che lui aveva provato a chiamarla tramite “batteria” della Camera, ma lei non aveva potuto rispondere. Poi, sollecitata anche da Manlio Messina, la leader di Fratelli d’Italia ha contattato il governatore. Per confermargli una «vicinanza» già espressa, sempre tramite l’assessore al Turismo, nelle ore più calde dello smacco sul voto dei grandi elettori all’Ars. E soprattutto per fissare un incontro di persona. «Nello, ci vediamo a Roma. Dal 24 tu sei pure qui, avremo modo di parlare con calma».

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Ma non è un vago appuntamento in coincidenza con le lunghe giornate (e nottate) per l’elezione del presidente della Repubblica. È, piuttosto, un preciso segnale politico - corroborato dalla circostanza che anche alcuni leader regionali di FdI stanno controllando i prezzi dei biglietti aerei per Roma proprio in quei giorni - che l’alleanza fra Meloni e Musumeci è una prospettiva ancora più che concreta. Lei, con i suoi, aveva ultimamente rimandato il tema a «dopo la partita per il Quirinale»; lui, in un’intervista al nostro giornale, aveva gelato le voci (diffuse dai suoi fedelissimi) su un’imminente conferenza stampa di presentazione dell’accordo: «Stiamo dialogando e basta». Adesso, però, il quadro è cambiato. La “sfiducia” di una dozzina di deputati di centrodestra all’Ars, le istintive minacce di dimissioni, l’annuncio di un azzeramento della giunta poi congelato. Tutti eventi che costringono Musumeci a riaprire il dialogo con i partiti a livello regionale, ma anche a «porre un caso Sicilia, coinvolgendo i leader nazionali della coalizione», come ha chiarito agli assessori nello sfogo durante l’ultima giunta. Ed è ovvio che il primo contatto, considerato il gelo che è tornato con Matteo Salvini, sia con la leader della destra. Per il patriota siciliano più ascoltato da Meloni è quasi una profezia che si auto-avvera. «Paradossalmente, questa situazione - ha argomentato Messina nello “spogliatoio” del governo regionale  - si trasforma in un assist a porta vuota per Nello. Dopo quello che è successo all’Ars il presidente può stanare i partiti: o si fa un accordo politico per il nuovo governo, mettendo dentro anche la ricandidatura, oppure lì può decidere di sparigliare e di fare il “Cateno De Luca”, ma facendolo da governatore e con dodici suoi assessori di fiducia. In entrambi i casi - è la riflessione dell’assessore meloniano, fra i più fedeli a Musumeci - tutta la coalizione deve farci i conti».

Nel partito, intanto, il dibattito sull’ingresso di Musumeci sembra essere fermo. Chiarito che non ci sarà la confluenza di DiventeràBellissima nelle liste di FdI per l’Ars, i big regionali s’interrogano sul «ritorno a casa» di uno storico esponente della destra siciliana. E c’è chi, come l’eurodeputato Raffaele Stancanelli (ma non solo) pone qualche dubbio sull’operazione. Ma il Musumeci “tradito” da Lega e Forza Italia è ancor più benvenuto in FdI? Salvo Pogliese, coordinatore per la Sicilia orientale, conferma la sua posizione di equidistanza pacifista: «Quello che è successo all’Ars e subito dopo - confida a La Sicilia - non può passare inosservato e merita una riflessione, prima nel partito e poi nella coalizione. Spero che prevalgano saggezza e buon senso, perché in qualsiasi scenario la priorità assoluta resta la compattezza della coalizione». Il sindaco di Catania non apre bocca sulla trattativa in corso col governatore, ma negli ultimi tempi si sono intensificati i rapporti con Ruggero Razza.

A ogni modo, la strategia di (ri)avvicinamento a Meloni dimostra che Musumeci non vuole subire gli eventi della crisi di governo aperta da lui. Sul tavolo l’idea dell’azzeramento della giunta, a febbraio, per aprire il cantiere di «un governo politico con i migliori uomini di ogni partito», ovviamente in cambio di un via libera al bis. Una prospettiva che non alletta la Lega. Tentata di non rientrare dopo il rimpasto. Se fosse una linea concordata con gli Autonomisti “federati”, sarebbe un doppio problema. Ieri il segretario regionale della Lega, Nino Minardo, è stato avvistato a Catania. «Normali incontri sul territorio», la giustificazione. E ciò mentre Raffaele Lombardo, sul quale i sismografi sotto il Vulcano registrano ultimamente continui movimenti, taglia corto: «Io continuo a fare ciò che ho fatto negli ultimi anni. Cioè: non fare politica».
Twitter: @MarioBarresi 

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