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Politica

Elezioni politiche, la formula magica del centrodestra per il 18-0 in Sicilia: ecco nomi e “incastri”

Collegi uninominali: 9 a FdI, 5 a Fi, 3 alla Lega e 1 ai centristi. La mappa di Camera e Senato. Fra uscenti e aspiranti matricole i posti però non bastano

Di Mario Barresi

La formula magica ha la scansione di un modulo di gioco: 9-5-3-1. Ma il totale non fa 11. Bensì 18. Che infatti non è il numero dei calciatori di una squadra, ma il bottino dei collegi uninominali in palio in Sicilia, di cui 12 alla Camera e 6 al Senato. È la parte maggioritaria del Rosatellum, con le sfide fra i candidati delle coalizioni sui territori: chi prende più voti vince. Il centrodestra, esaltato dai sondaggi e dalla spaccatura fra Pd e M5S, li ritiene tutti suoi. Dunque, pregustando il 18-0 nell’Isola, non è stato facile suddividerli fra tutti gli alleati.

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Eppure, al tavolo nazionale della coalizione, s’è già raggiunto un preciso accordo. Che La Sicilia, dopo la conferma di più autorevoli fonti romane e regionali, è in grado di rivelare: 9 collegi a Fratelli d’Italia, 5 a Forza Italia, 3 alla Lega  e uno ai centristi di Noi con l’Italia.

Questa, nel dettaglio, la mappa della spartizione dei collegi siciliani, approvata dai leader nazionali. E basata sul cosiddetto “algoritmo Calderoli”, un misto fra sondaggi e risultati dei singoli partiti alle ultime elezioni.

Alla Camera, nella circoscrizione “Sicilia 1” ci sono sei uninominali: quattro in quota FdI e due con la bandiera azzurra. Il partito di Giorgia Meloni avrà i suoi nomi a  “Palermo (Resuttana-San Lorenzo)-Monreale”, che raggruppa  i quartieri di periferia e l’hinterland, oltre che  a “Bagheria” (il resto della provincia di Palermo), “Gela” (7 comuni dell’Agrigentino e Caltanissetta, tranne Niscemi) e “Agrigento” (il capoluogo, più 20 comuni e le isole). Forza Italia s’aggiudica invece il collegio chic “Palermo (Settacannoli)-Ustica”, ovvero i quartieri centrali del capoluogo, e poi il  trapanese “Marsala”. Quest’ultimo uninominale, in una versione provvisoria, era attribuito a FdI, che in quel caso avrebbe ceduto  “Bagheria” ai forzisti. Ma nell’accordo scritto non sarebbe così.

 

 

Equa spartizione fra i tre partiti principali nella circoscrizione “Sicilia 2”. E qui la Lega si rifà, accaparrandosi gli uninominali di “Ragusa” (la provincia iblea, più il Calatino e Niscemi) e “Catania” (capoluogo e hinterland). A FdI vanno invece “Acireale” (l’area acese-jonico-etnea) e “Siracusa”  (l’intera provincia). Forza Italia schiererà i suoi candidati a “Barcellona Pozzo di Gotto” (60 comuni del Messinese più tutta Enna) e a “Messina” (capoluogo, più 47 comuni, Eolie comprese). Al Senato, invece, la circoscrizione è unica. E in palio ci sono 6 collegi uninominali. “Palermo” è della Lega; “Marsala” (parte del Palermitano e tutta Trapani) è stata invece detratto dalla quota di FdI e assegnato ai centristi di Noi con l’Italia; “Gela” (Agrigento-Caltanissetta) va a Forza Italia; i restanti tre a oriente sono tutti di Meloni: “Catania”, “Siracusa” (le province iblea e aretusea, più Calatino e Niscemi) e “Messina” (che accorpa Enna).

Fin qui le bandierine. Alle quali entro il 22 agosto bisognerà accoppiare i nomi dei candidati.  È la parte più complicata. Fra uscenti e aspiranti matricole i posti non bastano, ma  bisogna  considerare la camera di compensazione dei seggi che ogni partito otterrà nei listini del proporzionale e gli “incastri” con candidati ed eletti all’Ars. Chi è in carica ha più garanzie. Ma non tutti. Fra le certezze due deputate,  la meloniana Carolina Varchi (Palermo-Monreale) e la forzista Matilde Siracusano (Messina), poi il segretario regionale della Lega, Nino Minardo (a Ragusa) e la senatrice salviniana Valeria Sudano (traslocherebbe a Montecitorio, correndo a Catania; percorso inverso, invece, per Francesco Scoma a Palermo);  mentre, per assenza di posti,  l’azzurra Stefania Prestigiacomo sarebbe confermata al plurinominale. Così come Gabriella Giammanco, anche perché il più sicuro uninominale Palermo centro è destinato a Gianfranco Miccichè, che si dice «incazzato» con gli alleati perché, con questa mappa, non c’è più posto per lui a Palazzo Madama. E poi piazzerà molti dei suoi, fra cui Michele Mancuso (uninominale “Gela” al Senato) e Tommaso Calderone o Bernardette Grasso (“Barcellona” alla Camera), improbabile la corsa di Marco Falcone.

FdI ha molti più posti che uscenti, ma non meno grane: in base all’intesa,  non c’è posto a Messina per la deputata Ella Bucalo, che andrebbe nel listino della Camera, così come non è scontato il seggio della senatrice etnea, ex M5S, Tiziana Drago. La linea leghista è garantire la conferma di tutti gli uscenti, ma negli uninominali ci sono 3 posti per 5: Alessandro Pagano e Nino Germanà andranno riprotetti al proporzionale, al di là delle chance di Fabio Cantarella, Anastasio Carrà, Matteo Francilia e Alberto Samonà. E non solo.


Del resto, ovunque c’è la spinta dei nuovi ingressi di peso: certo l’uninominale “Marsala” al Senato per il centrista Saverio Romano, da piazzare i meloniani Salvo Pogliese, Manlio Messina, Basilio Catanoso, Giampiero Cannella e Lillo Pisano. E poi i big di  DiventeràBellissima, a partire da Nello Musumeci (fuori dalla bagarre dei collegi: dovrebbe fare il capolista blindato al plurinominale del Senato) e Ruggero Razza.

Il rebus della coalizione è complicato da due incognite. La prima: chi si caricherà i seggio che i leader nazionali hanno promesso a Raffaele Lombardo al Senato?  La seconda è che in ballo ci sono poche donne: anche agli uninominali dovranno essere almeno il 40% e finora il toto-nomi è soprattutto al maschile. C’è meno di una settimana di tempo. E subito dopo ferragosto partirà il rush finale. Con molte sorprese.

Twitter: @MarioBarresi

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