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Manovra, blitz per sbloccare il Ponte: e la commissione Ue può cofinanziarlo

L’intergruppo parlamentare al lavoro con emendamenti in commissione Infrastrutture

Di Redazione

L’unica cosa al mondo che la caduta del muro di Berlino non è riuscita a globalizzare è stato il Ponte sullo Stretto di Messina. Lo scontro ideologico su quest’opera è figlio della “guerra fredda” per la quale l’Isola, attraversata dal 13° meridiano come Berlino, è stata condannata all’isolamento e al sottosviluppo, volutamente marginale per i blocchi dell’Est e dell’Ovest. Ora pare che la rapida evoluzione della geopolitica mondiale post-Covid abbia ribaltato la situazione e fatto diventare il Ponte strategico per le maggiori economie mondiali. Sarebbe stato persino uno dei temi trattati al recente G20 di Roma. 

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Per ovviare al rincaro delle materie prime, dell’energia, dei carburanti e dei noli dei container, i Grandi della terra (Usa, Cina e Ue) hanno valutato conveniente delocalizzare in Nord-Africa le produzioni, quindi più vicino ai mercati del Nord-Europa, per ridurre i costi di trasporto, e di incrementare da lì gli apporti di energia e gas per stabilizzare il sistema europeo contro speculazioni su prezzi e forniture. Si starebbero attrezzando le città in cui ospitare la manodopera, le fonti rinnovabili per produrre energia e idrogeno, e le connessioni sottomarine per trasferire elettricità e gas verso l’Europa tramite Sicilia e Sardegna.

Parallelamente, diventa necessario e urgente che i porti di Porto Empedocle, Gela e Licata, affidati al presidente dell’Authority della Sicilia occidentale, Pasqualino Monti, siano attrezzati con stazioni di rifornimento delle navi a Gnl e idrogeno, e collegati in modo stabile al Continente e all’Alta velocità per trasportare le merci. 

In questo quadro potrebbe avere maggiori chance di successo rispetto al passato il tentativo dell’intergruppo parlamentare pro-Ponte, guidato dalla senatrice calabrese Silvia Vono, di inserire in Manovra una norma che consenta di sbloccare “con tempi da Pnrr” la realizzazione di queste opere (sia il Ponte sia le connessioni a terra), superando le tattiche e gli attendismi con cui il ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini, ha allungato i tempi (per cui è stato impossibile l’inserimento dell’infrastruttura nel “Pnrr”) e ha di fatto rinviato il dossier al governo prossimo venturo. 

«La Manovra è arrivata oggi in commissione Infrastrutture di Palazzo Madama - spiega Silvia Vono - e abbiamo pochi giorni di tempo, solo fino a lunedì prossimo, per esaminare le carte e presentare pareri e proposte di modifica. Siamo al lavoro con tutti i colleghi che come me sostengono il Ponte, per individuare una soluzione da inserire in legge di Bilancio che, grazie ad una maggioranza favorevole, consenta di aprire i cantieri e completare l’opera in quattro anni».

Cade anche l’alibi della mancanza di finanziamenti. Intervenendo al seminario sui fondi Ue organizzato a Palermo dall’eurodeputata della Lega Annalisa Tardino con amministratori di enti locali, il direttore generale aggiunto per l’attuazione della Politica regionale della Commissione europea, Willibrordus Sluijters, ad una precisa domanda sulla possibilità di finanziamento del Ponte da parte della Commissione, ha anzitutto chiarito che «il progetto non può essere presentato solo su iniziativa delle due Regioni, Sicilia e Calabria, ma che, trattandosi di opera strategica inserita nel corridoio europeo Ten-T Scandinavia-Malta, deve essere presentato dal governo italiano». Sluijters, però, ha aggiunto che «la Commissione cofinanzia ponti, ne ha già cofinanziati diversi, come quello di Peljesac in Dalmazia, o con la Bei il Rian Antirion in Grecia».

Dunque, ha detto il Direttore, la Commissione è «disposta a ricevere una proposta per realizzare il Ponte sullo Stretto di Messina», a valutare «la qualità e la maturità del progetto e, soprattutto, la solidità del partner privato che lo costruirà, per avere la certezza dei tempi di realizzazione e consegna dell’opera». Perchè, ha ragionato Sluijters, l’Ue ha l’esigenza di conoscere i tempi certi di costruzione «per potere individuare il programma più adatto al cofinanziamento: ogni programma, infatti, ha scadenze differenti e bisogna spendere le risorse assegnate entro il termine del programma finanziario».

Willibrordus Sluijters si è poi soffermato a lungo sulle risorse europee per la Sicilia. Il quadro di partenza è desolante, la disponibilità della Commissione ad aiutare l’Isola è confortante. «I ritardi sono noti e sono un po’ ovunque, ma la Sicilia - ha detto - è ultima fra le Regioni europee per spesa dei fondi europei, e questo non è più tollerabile considerata l’enorme esigenza di sviluppo di questa Isola. Il fatto è che resta ancora da spendere - ha riferito Sluijters - il 50% della programmazione precedente, che scadeva nel 2020 ed è stata prorogata al 2023, quindi ci sono solo due anni ancora per non perdere i fondi; poi abbiamo calcolato, fra i 280 miliardi in arrivo dall’Ue per le politiche di coesione nel Mezzogiorno d’Italia, che la Sicilia avrà da spendere altri 3 miliardi l’anno fra il 2022 e il 2030».

Il che significa che c’è da tremare, se si considera che la Regione non è stata capace di spendere neanche metà di “appena” 7 miliardi assegnati fra il 2014 e il 2020 e che ora, assieme ai Comuni, lancia l’allarme per la carenza di uffici tecnici di fronte ai 5,1 miliardi “territorializzati” del “Pnrr”. Cui si aggiungono i 9 miliardi della nuova programmazione 2021-2027. Come fare, considerato che con il primo “Concorso Coesione Sud” non si è riusciti a occupare tutti i 2.800 posti di tecnici per le Pa del Sud? Alessandra Augusto, dell’Agenzia nazionale per la Coesione territoriale, ha annunciato che «facendo tesoro di ciò che non ha funzionato, è stato bandito un nuovo concorso» e che «l’Agenzia lavora in stretto contatto con la Regione per aiutarla a migliorare programmi e progetti» e che «è a disposizione per aiutare i Comuni con staff dedicati ad aree territoriali omogenee». Si è aggiunto il sostegno di Sluijters: «Se ci fossero difficoltà ad assumere i tecnici per le Pa, la Commissione ha stanziato 40 milioni per assistenza tecnica, da spendere per fornire professionisti che aiutino gli enti locali a pianificare le strategie di sviluppo e a progettare gli interventi con cui partecipare ai bandi di finanziamento». 

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