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Meloni esce allo scoperto e conferma l'ok per Musumeci ricandidato ma il centrodestra è da rifare

La leader di Fratelli d'Italia ha ufficializzato ciò che era nell'aria da settimane: per lei il Governatore siciliano va ricandidato. Ma è una coalizione in frantumi con contrasti che covano nell'isola e che rischiano di esplodere dopo il voto per il Quirinale

Di Redazione

Era nell'aria e già sulle colonne de La Sicilia Mario Barresi lo aveva anticipato e spiegato. Ora è arrivata l'ufficialità con l’endorsement pubblico di Fratelli d’Italia per il governatore Nello Musumeci, in corsa per il secondo mandato. Un appoggio arrivato però nella fase più delicata per il centrodestra in Sicilia, già con i nervi tesi da tempo e ora più in ambasce per i cocci di una coalizione in frantumi alla ricerca di una nuova identità, dopo l’esito Quirinale. 
 

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Così quest’investitura dall’alto, proprio in questo momento, viene accolta con molta freddezza soprattutto tra i moderati; i più riottosi storcono il naso, fedeli al principio dell’autonomia delle scelte e sprezzanti verso le calate dall’alto. In particolare con un quadro politico che appare in evoluzione: le antenne al momento sono sintonizzate verso l’idea di un Centro moderato, su cui si sta ragionando a Roma. E gli scenari nell’Isola, che andrà al voto in autunno anticipando le politiche, sarebbero due: il Centro più la Lega, se Salvini decidesse di intraprendere questa strada; oppure il Centro più il Pd, se i dem rompessero con il M5s. In entrambe le soluzioni il Centro moderato aggregherebbe Fi, l’Udc, gli autonomisti, Italia Viva, Cantiere popolare, +Europa e così via. Ed entrambe le ipotesi avrebbero un denominatore comune: niente Musumeci-bis. 

 


Ci sarebbe una terza via, quella che porterebbe a una «maggioranza Ursula» con un «Draghi siciliano» - il sogno di Gianfranco Miccichè rimane il fratello Gaetano - ma ci credono davvero in pochi. Dentro uno schema di centrodestra classico o rinnovato, invece, per Musumeci non tutto sarebbe perduto. «Dipende da lui», ragiona un pezzo da novanta della coalizione. Più che l’abbraccio della Meloni conterebbe l’approccio che il governatore d’ora in avanti avrà con gli alleati che gli hanno spesso rimproverato la conduzione in solitario del Palazzo e la ritrosia verso i partiti.

 

 

E in questo contesto un eventuale «Governo del presidente», ipotesi che aleggia come uno spauracchio nelle segreterie di partito, reciderebbe del tutto il cordone ombelicale con la coalizione. Non piace neppure l'idea dell’azzeramento paventato da Musumeci e congelato o di qualche cambio in giunta perché metterebbe a serio rischio i fragili equilibri tra gli alleati: la Lega avrebbe già scartato questa soluzione. 

Qualche segnale distensivo, in realtà Musumeci lo sta dando agli alleati, come per le nomine fatte qualche giorno fa in alcune società pubbliche e la scelta di condividere con l'Assemblea siciliana il piano per la spesa dei fondi del Pnrr destinati alla sanità, una partita da quasi 800 milioni di euro. A uscire allo scoperto è stata certamente Fratelli d’Italia. Il partito della Meloni «ha ribadito l’assoluto apprezzamento dell’operato del governatore Musumeci» e «considera naturale la sua ricandidatura alla presidenza della Regione», si legge in una nota diramata da FdI dopo l’'incontro a Roma del governatore della Sicilia e dei i vertici del partito mentre era in corso l'elezione del Presidente della Repubblica.

«Tra Fratelli d’Italia e Diventerabellissima, il movimento del governatore - si legge nella nota - si è stabilito sin d’ora un rapporto di costante consultazione per affrontare insieme gli obiettivi prioritari politico-programmatici legati allo sviluppo della Sicilia e del Mezzogiorno d’Italia. Il vertice ha, altresì, auspicato la unità della coalizione siciliana attorno al presidente uscente per affrontare in un clima di serenità la prossima sfida elettorale che non può non vedere riconfermata in Sicilia la fiducia al buon governo di questi anni». Si vedrà. Anche perché il centrodestra dovrà prima sciogliere altri nodi: le candidature alle amministrative, a partire da Palermo che andrà al voto in primavera.
 

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