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Politica

Quirinale, da Dacia Maraini a Fiorella Mannoia tutte vogliono una donna al Colle

Intellettuali e artiste, per il dopo Mattarella, hanno lanciato la proposta che sui social non trova tutti d'accordo

Di Redazione

«E' arrivato il tempo di eleggere una donna» al Quirinale: a rilanciare con forza il tema di una candidatura femminile per la successione a Sergio Mattarella è un appello firmato da intellettuali e artiste, da Dacia Maraini a Fiorella Mannoia, che invitano le forze politiche a uno "scatto", nella convinzione che non ci siano «ragioni accettabili per rimandare ancora questa scelta», facendo largo a una donna dopo dodici capi dello Stato uomini nella storia repubblicana. Una spinta a infrangere il soffitto di cristallo che riaccende il dibattito, anche sui social, dopo le petizioni fioccate nelle scorse settimane e quel "vedrei bene una donna al Colle" pronunciato dal presidente dei Cinque Stelle Giuseppe Conte. 

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«Ci sono in Italia donne che per titoli, meriti, esperienza ed equilibrio possono benissimo» salire al Quirinale, scrivono Dacia Maraini, Edith Bruck, Liliana Cavani, Michela Murgia, Luciana Littizzetto, Silvia Avallone, Melania Mazzucco, Lia Levi, Andrée Ruth Shammah, Mirella Serri, Stefania Auci, Sabina Guzzanti, Mariolina Coppola, Serena Dandini, Fiorella Mannoia. "Si parla di democrazia dei generi ma da questo punto di vista l'Italia è una democrazia largamente incompiuta». «Non è questa la sede - aggiungono le firmatarie dell’appello - per fare un elenco di nomi ma molte donne hanno ottenuto stima, fiducia, ammirazione in tanti incarichi pubblici ricevuti, e ci rifiutiamo di pensare che queste donne non abbiano il carisma, le competenze, le capacità e l’autorevolezza per esprimere la più alta forma di rappresentanza e di riconoscimento». Un’occasione da non perdere, incalzano: «L'elezione di una donna alla presidenza della Repubblica sarà la nostra, e la vostra, forza». 

Era il 1990 quando Nilde Iotti, che era stata la prima donna eletta alla presidenza della Camera, sottolineò che i tempi erano maturi per una presenza femminile al Colle. Da allora, però, nonostante gli appelli, le campagne, i comitati, le donne non sono mai entrate veramente in partita o ne sono uscite subito. Quest’anno il toto-nomi circola da settimane, da Marta Cartabia a Emma Bonino, da Maria Elisabetta Casellati a Anna Maria Tarantola, da Rosy Bindi a Fabiola Gianotti, da Letizia Moratti ad Anna Finocchiaro. E’ davvero la volta buona? «No, grazie», risponde su Repubblica Natalia Aspesi. «E' chiaro anche questa volta che se ci si rivolge alle donne perché sbroglino loro la matassa, o meglio si prendano loro la responsabilità quasi suicida di tenere insieme un Paese fuori di sé, ancora prigioniero della pandemia e senza una visione del futuro, è perché nessuno vuole accollarsi un eventuale fallimento», argomenta. 

Luciana Castellina non ha «mai creduto alle quote rosa» ed è convinta che «dire genericamente 'una donna al Quirinalè possa rischiare di semplificare, di banalizzare la questione di genere che è molto più complessa». «Capisco però il valore simbolico di questa proposta: dunque ben venga, senza crederci troppo», sottolinea la giornalista e scrittrice, già parlamentare e eurodeputata, colonna della sinistra italiana, 92 anni. "L'importante è individuare il profilo giusto e poi avanzare una proposta». Al Colle, Castellina vedrebbe bene «Rosy Bindi: è bene che sia qualcuno che ha lavorato per un partito, che ha esperienza politica sul territorio. Ci sono tante donne con queste caratteristiche, l’importante è scegliere quella giusta». Gli utenti social si dividono. C'è chi plaude all’idea e chi sottolinea che un’operazione politica seria per portare una donna al Quirinale dovrebbe partire da due elementi: un nome e un cognome. 
 

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