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Rosa Anna Corsaro, la donna dell'Etna

La ricercatrice dell'Ingv di Catania chiamata a partecipare al programma di laF "la Teoria di Tutte" 

Di Giorgia Lodato

«L’essere stata individuata come la ricercatrice di riferimento nell’ambito della vulcanologia mi fa un grande piacere. Dà evidenza e pubblicità a una realtà consolidata, perché nel nostro ambito le donne, già da tempo, sono in prima linea». Con queste parole Rosa Anna Corsaro, vulcanologa specializzata in petrologia e ricercatrice dell’Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia – Ingv di Catania, commenta la sua partecipazione al programma di laF (Sky 135) condotto da Gabriella Greison “La Teoria di Tutte” - Alla scoperta delle donne della scienza, andata in onda ieri in prima serata. 

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Con i suoi 3357 metri di altezza “a muntagna”, così la chiamano i catanesi, è il vulcano più alto d’Europa e uno dei più attivi al mondo. Qui Rosa Anna Corsaro prende parte alle ricerche dell’Osservatorio Etneo, un pool di scienziati istituito per monitorare costantemente l’attività del vulcano. Alla sede operativa di Catania la vulcanologa e il suo team tengono monitorato il vulcano attraverso webcam, studio dei segnali e rilevamento dati. Occupandosi in particolare di petrologia, il lavoro di Rosa Anna inizia quando ha in mano materiale vulcanico da analizzare. Oltre a questo, però, la vulcanologa si occupa anche di prevenzione.

Ultimamente, e lo sanno bene i catanesi, l’Etna è molto in fermento. È un buon segno o c’è da preoccuparsi? 
«È il segno di un vulcano attivo in una fase della propria storia eruttiva sicuramente vivace - risponde l’esperta. Da febbraio a oggi - aggiunge - abbiamo avuto circa 50 episodi parossistici al cratere di sud est. Un’attività sommitale che abbiamo già osservato nel passato». 
La storia, dunque, si ripete. 
«In questo momento non ci sono segni particolari per dire che questa attività terminerà, anche se abbiamo visto che gli episodi di fontane di lava negli ultimi mesi si sono diradati». 
Ma quali sono, se ci sono, le difficoltà di essere una donna nella scienza? 
«Non ci sono problemi particolari. Penso che siano eventualmente legate alle difficoltà che hanno tutte le donne nel conciliare le attività lavorative con la vita personale. È innegabile che, per come funziona il nostro sistema sociale, ancora gran parte delle attività legate alla cura della famiglia e degli anziani prevalentemente si scarica sulle donne. E quando si deve cercare di conciliare queste esigenze con i ritmi impegnativi dell’attività lavorativa, non tutte hanno la determinazione o l’aiuto per poterlo fare. Perché per potersi dedicare a certe attività bisogna avere la mente libera. E più si sale nella carriera, più i ruoli richiedono una dedizione quasi totale. E sono ancora troppo poche, purtroppo, le donne che possono permettersi di dedicarsi, come vorrebbero, all’attività lavorativa o che riescono ad arrivare ai vertici della piramide. Non perché non lo meritino, ma perché le condizioni che le circondano non sempre le favoriscono. E, aggiungerei, che un pizzico in più di autostima non sarebbe male. È come se ancora dovessimo continuamente dimostrare di essere brave e questo a volte induce una mancanza di stima, che a un uomo, credo, non capita». 

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