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Beatrice Venezi, la bacchetta più glamour dei podi d'orchestra replica a polemiche: «Ci sono le elezioni, non mi sorprendo»

Da poco nominata Direttore Artistico della Fondazione Tao Arte, sollevando un polverone al Comune di Taormina, dirigerà il Gran Gala “Da Il pirata a I puritani” alla Villa Bellini il prossimo 1 settembre

Di Giovanna Caggegi

Nel 2018 Forbes la inseriva tra i 100 giovani leader del futuro sotto i 30 anni. Oggi la pluripremiata Beatrice Venezi, classe 1990, conterranea di Puccini, è una delle poche donne al mondo a dirigere orchestre a livello internazionale. Dopo una formazione d’eccellenza al Conservatorio di Milano in pianoforte, composizione e direzione d’orchestra, nel giro di un decennio ha costruito una brillante carriera collaborando con artisti internazionali di prima grandezza. Icona di stile e di bellezza, nel 2021 fece molto scalpore sul palco dell’Ariston il suo invito rivolto al conduttore di Sanremo a chiamarla ‘direttore, non direttrice’ liquidando la questione linguistica come non determinante nella battaglia contro la discriminazione di genere. 

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Sarà la sua bacchetta a inaugurare giovedì 1 settembre il Bellini International Context alla Villa Bellini con il Gran Gala “Da Il pirata a I puritani”, ma in queste ore Beatrice Venezi è al centro di una polemica seguita alla sua recente nomina a Direttore Artistico della Fondazione Tao Arte da parte del governo regionale siciliano all’insaputa del sindaco di Taormina Mario Bolognari che rappresenta per metà la Fondazione e che ora minaccia di togliere il sostegno del Comune. Alla legittima reazione di Bolognari, a cavalcare i malumori si aggiungono altre voci politiche come Sicilia Vera che, attraverso un comunicato rovente, chiede la revoca della nomina. Ma il maestro Venezi non sembra sfiorata dalla canea e replica serafica: «Siamo prossimi alle elezioni, c’è tensione, non mi sorprendo». Il clima infuocato si deve probabilmente ad alcune passate dichiarazioni della Venezi, che pensa che a destra la cultura si onori meglio che a sinistra, o alla sua esplicita simpatia per Giorgia Meloni. «Ho semplicemente detto che in Italia non si era mai vista un personaggio, una donna così capace - chiosa -. Ma si sa, nel nostro Paese, solo in apparenza democratico, esprimere opinioni diverse dal mainstream espone alla denigrazione». Quanto al concerto da lei diretto in occasione di una convention nazionale di Fratelli d’Italia precisa: «Dopotutto si trattava della festa del lavoro!».

 

 

Intanto la neodirettrice artistica di TaoArte tira dritto e snocciola alcuni progetti. «Ho tante idee. Vorrei riportare Taormina al fascino che esercitava ai tempi del Grand Tour. La Sicilia potrebbe recuperare la sua vocazione di mediatrice di culture e Taormina potrebbe esserne il simbolo, la vera perla del Mediterraneo. Lavorerò su due direttrici: territorialità, cioè valorizzazione delle risorse e del talento siciliano, e, non appaia in contraddizione, internazionalizzazione delle produzioni».

Maestro, qualcuno le rimprovera di essere troppo glamour. Vuole essere chiamata ‘direttore’ ma sul podio sfoggia splendidi abiti femminili.
«Non nascondo che mi piace indossare abiti con cui non andrei certo a fare la spesa…  Quanto ai passaggi televisivi e agli spot pubblicitari, rivendico la necessità di farsi conoscere dal grande pubblico. Sa quante persone sono venute ai miei concerti perché mi avevano visto in Tv? La musica deve raggiungere tutti. A Londra, durante la mia direzione dell’Amico Fritz di Mascagni, tra il pubblico vedevo alcuni vestiti di tutto punto e con la partitura da seguire, altri in pantaloncini e maglietta e con il cesto da pic nic. Via inutili orpelli e barriere. La musica è democratica, ma in Italia la classica resta ancora piuttosto elitaria».

Quali sono stati i suoi modelli nella direzione musicale?
«Leonard Bernstein, anche per l’attenzione ai giovani e la generosità nei confronti del pubblico. Suo allievo era il mio primo grande maestro, Piero Bellugi. E anche Carlos Kleiber, diverso nello stile da Bernstein ma profondamente affine per leggerezza, volontà di planare dall’alto sulla materia. A volte la musica classica rischia di diventare riproduzione meccanica, pesantezza e grevità nei confronti del pubblico. Invece il divertimento, l’enjoyment inglese, non deve mai mancare». 

Cosa pensa dei suoi coetanei, i trentenni di oggi?
«Tutto il bene possibile a dispetto della terribile definizione in uso nel nostro Paese di ‘bamboccioni’. La verità è che a questa generazione generalmente le responsabilità non vengono affidate. Si fa molta fatica da noi ad accettare l’idea di un necessario ricambio generazionale, in tutti i settori, non solo culturale. Sono convinta che la mia generazione potrebbe dare il meglio, se solo glielo lasciassero fare…».

Qual è la chiave del suo successo?
«Lavoro molto, riesco a sostenere ritmi molto impegnativi. Non ho mai aspettato che le cose arrivassero da me, vado io in avanscoperta. Ho una solida formazione, una grande determinazione e il talento l’ho affinato con l’esperienza. Amo spaziare attraverso i generi, mi piacciono le sfide e le novità. Credo, non ultimo, nel principio d’attrazione: con il pensiero si attrae quello che si desidera fortemente».

Lei lavora spesso con orchestre di giovani e ha sposato la causa della divulgazione. Ha scritto libri sulle donne dimenticate della tradizione lirica e anche una simpatica prefazione a un Topolino dedicato alla musica classica.
«Queste sono battaglie importanti. La musica va insegnata a scuola a tutti. Siamo la patria del melodramma: bisogna potenziarne la consapevolezza. L’educazione musicale rende liberi, sensibili, capaci di comunicare a livello profondo e costruisce ponti, solidarietà, tolleranza».

Veniamo al programma del concerto che apre il BIC, la kermesse dedicata a Bellini.
«Adoro Bellini e lo frequento da tempo. Con Sonnambula ho debuttato in Francia e mi ha portato molta fortuna. Conoscevo Catania solo da turista. Ho già lavorato in un concerto a Cannes con una parte dell’Orchestra del Teatro Massimo Bellini, che trovo fantastica per spirito di collaborazione, cosa molto rara dalle nostre parti. Il linguaggio belliniano è delicatissimo, spesso molto esposto. Richiede massima accuratezza nell’accompagnare il canto, bisogna che si respiri tutti insieme, direzione, orchestra, cantante».

Il grande Toscanini diceva che all’aperto si deve giocare solo a bocce. Cosa ne pensa?
«Crea maggiori difficoltà. Ma tutto viene spesso compensato dalla bellezza del luogo e anche dalla maggiore possibilità di accoglienza di pubblico che un teatro al chiuso non offre».

Prossimi impegni?
«Tornerò presto in Francia a dirigere Madame Butterfly di Puccini e poi al Teatro lirico di Vicenza con “Histoire du soldat” di Stravinskij». 
 

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