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Catania: addio a Gregorio Scuto, l'anima dei Crabs innamorato del diritto e dei Beatles

E ' morto ieri il chitarrista, avvocato e giudice di pace

Di Mario Bruno

La notizia è giunta come una staffilata nell’ambiente forense e in quello artistico-musicale: è morto ieri a Catania l’avvocato Gregorio Scuto, giudice di pace molto conosciuto nel capoluogo etneo anche per essere stato un ottimo chitarrista nonché l’anima dei Crabs, band di cover. Scuto suonava da oltre cinquant’anni con questo gruppo e tutt’ora si esibiva in numerosi centri dell’isola portando tra la gente le più belle canzoni dei Beatles. I Crabs erano infatti specializzati nell’arrangiamento e nelle esecuzioni di famose hit dei Fab Four di Liverpool. Fra i pezzi più noti del repertorio dei Crabs, brani che rappresentavano cavalli di battaglia del quartetto: “Girl”, “All Together Now”, “Something”, “Yesterday”, “While My Guitar Gently Weeps”, “Nowhere Ma”n. In pratica la storia del fenomeno Beatles.

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Gregorio Scuto, ricordano i suoi tanti amici, era un grande affabulatore;  con lui si poteva parlare di tutto, di codici, di toghe ma egli era interessato con grande passione alla musica e in particolare a rock, blues e  rock and roll. Suonava egregiamente la chitarra elettrica (prediligendo la Fender Stratocaster) e i suoi idoli erano John Lennon e Paul McCartney ma aveva una spiccata predilezione anche per George Harrison e Ringo Starr.

«Il più grande chitarrista del mondo resta Jimi Hendrix» diceva con convinzione; «seguono Eric Clapton, Carlos Santana e poi Lennon che è stato uno dei più grandi musicisti del mondo». Scuto diceva anche che il suo lavoro di giudice di pace rappresentava una missione, ma subito dopo, o forse prima, chi lo sa?, c’erano i Crabs, assieme alle jam session e alle collaborazioni con numerosi musicisti catanesi, che sono stati tutti colpiti dalla terribile notizia. Perché Gregorio Scuto era molto benvoluto da nutrite frange di strumentisti e di appassionati di musica pop. Egli si immedesimava talmente nel personaggio che non di rado metteva un parrucchino per somigliare al musicista di turno, indossando anche occhialini con lenti rotonde alla John Lennon.

«Ricorda che musicisti valorosi ce ne sono tanti» soleva ribadire Gregorio nelle lunghe dissertazioni con amici e colleghi, «ma al di sopra di tutti, il genio, l’autore di quel capolavoro dal titolo “Imagine” rimane lui, sir John Winston Lennon, compositore, arrangiatore, virtuoso della chitarra, pianista, cantante e chi più ne ha più ne metta. Un artista forse senza eguali che ha lasciato un’esemplare impronta nella storia della musica leggera e d’autore del mondo. Così come Gregorio Scuto lascia un bel ricordo della sua gentilezza, della sua intelligenza, del suo estro coniugato alla tempra di studioso del Diritto. «Arte e sentenze possono coesistere - sosteneva il caro Gregorio - non mi stanco di ripetere che svolgo il mio lavoro, al Tribunale con saldo impegno professionale, però, uscito dal palazzaccio divento uno dei quattro Crabs. Fissata la data e l’ora ci si vede per le prove, dopo tanti anni di musica insieme».
Va ricordato che la formazione dei Crabs comprendeva oltre a Scuto, il batterista Aldo Verdi, il chitarrista Dario Ielo e il bassista Rory Grasso. La morte di quest’ultimo, nel 2017, aveva profondamente segnato Scuto così come gli altri componenti del gruppo. Suonando da una cinquantina d’anni è naturale che si formi e si rafforzi costantemente una forte amicizia. Un signore ci lascia e, fuor di retorica, c’è da considerare che il caro Scuto anche lassù saprà dividersi tra le aule giudiziarie e i palcoscenici dei live dove risuonavano le sue virtuose svisate di Gibson.

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