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Spettacoli

Mobrici: «Sono le canzoni che mi vengono a cercare»

Il cantautore atteso per l'unico cconcerto siciliano il 1 agosto a Siculiana Marina 

Di Simone Russo

Dopo il tour nei club italiani (tra cui anche Catania e Palermo) il cantautore Mobrici è pronto a ritornare nella nostra isola con “Anche le scimmie vanno in tour – Estate 2022”. L’unica tappa siciliana del tour estivo, prodotto e distribuito da Vivo Concerti, è fissata per lunedì 1 agosto a Siculiana Marina, Agrigento, per il “Firria Festival”.

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«Quando la Sicilia chiama, rispondo sempre presente – dice Mobrici – le mete dei live, specialmente nel periodo invernale, sono sempre tra Catania e Palermo, quest’estate volevo cambiare un po’. Sono appena arrivato in un posto dove non ho mai suonato. Questa cosa mi piace molto. La Sicilia è talmente grande che ci vorrebbe tantissimo tempo per visitarla tutta. Ogni volta che vengo, però, respiro vari posti e nuove sensazioni. Mi piace essere qui ed in Sicilia ricevo sempre tanto affetto».

Nel tour precedente, i tuoi fan hanno respirato un’atmosfera intima. Adesso, per l’appuntamento estivo, cosa si devono aspettare da te?

«In realtà dipende dalle situazioni. Mi capita, soprattutto in estate, di alternare i grandi festival a situazioni più intime. Credo che a Siculiana Marina sarà una bella sensazione. Ho già visto il palco e si trova a pochi passi dal mare. Sarà una serata molto intima e senza grandi strutture. Avrò la possibilità di suonare proprio da vicino, in uno scenario meraviglioso. Queste situazioni le preferisco, perché riesco a mantenere un contatto con il pubblico. Sia a livello visivo durante il live, che nel dopo concerto. Riesco ad avere tutto “sotto mano”. Preferisco queste situazioni popolari».

Nel tuo “dopo concerto”, tantissimi fan rimangono “fermi e immobili” per incontrarti. Questa situazione va oltre il rapporto “fan – cantante”. Tu hai un pubblico che ti segue e che, proprio, ti vuole bene. Una bella sensazione.

«Sono molto fortunato per questo. La cosa di cui sono più orgoglioso e soddisfatto è che chi mi conosce, chi mi segue, ha capito cosa sto facendo e cosa farò in futuro. Capisco che loro hanno bisogno di un contatto con me. Molte volte, capita che vengano a raccontarmi il rapporto che hanno con le mie canzoni. Ci tengono a dirmi che alcuni dei miei brani hanno avuto un percorso importante nella loro vita. Sono onorato di questo, di poter toccare con mano chi mi segue e chi mi ascolta. Oggi è fondamentale, viviamo in un mondo digitalizzato dove sono tutti nascosti dietro ad un profilo social. Io, ho la fortuna di avere la possibilità di incontrare dal vivo chi mi segue. Una possibilità di toccare con mano chi ascolta le mie canzoni. Per me è fondamentale, altrimenti mi sentirei perso in mezzo ad un oceano di canzoni. Queste situazioni mi danno quella sensazione di poter capire cosa sto facendo, altrimenti potrei sentirmi perso».

All’interno del tuo album “Anche le scimmie cadono dagli alberi” il primo brano è “Cantautore”. Una canzone semplice in cui racconti che, molte volte, ti ritrovi in “isolamento” con la tua musica. Stare spesso da solo con la tua musica, ti porta a pensare tanto. Cosa si prova?

«Chi scrive le canzoni che canta, molte volte, si ritrova ad essere da solo. Lui e uno strumento. Scrivo canzoni da quando avevo 16 anni, una passione ed un modo di esprimermi. L’ho sempre fatto da solo e continuerò a farlo in solitudine. Crescendo, ovviamente, i momenti di isolamento aumentano. Adesso vivo da solo, la musica è la mia vita. Mi rapporto sempre con me stesso e con i sentimenti che provo. Quello che vedo. Dietro la vita di uno che scrive le canzoni non ci sono yacht e champagne, ma c’è semplicemente una vita che ti porta ad essere sempre introspettivo. Questa cosa, molte volte, ti porta ad una malinconia».

C’è un momento giusto per scrivere una canzone?

«Il momento non lo decidi tu. Non sono uno che si sveglia e si deve mettere per forza seduto ad un piano. Nessuno mi obbliga a farlo. Mi capita sempre il contrario. Sono le canzoni che mi vengono a cercare. Questo aspetto, probabilmente anche romantico, è un qualcosa che mi porto dietro da quando ero ragazzino. Non voglio perdere questa caratteristica. Sono un ricercatore della verità e delle canzoni scritte quando si ha qualcosa da dire. Sinceramente sto abbastanza fermo. Vivo la vita tranquillamente, come quella di tutti. Ci sono dei momenti in cui vengo incanalato in certi tipi di emozioni. Nel mio caso vanno a finire nelle canzoni. Aspetto le canzoni come se le vedessi passare in fiume, devo essere bravo a prenderle al volo».

Il 27 maggio è uscito il tuo nuovo singolo “Giovani Mai”. Anche questa canzone è nata casualmente?

«Le canzoni nascono tutte per caso. Ero a casa sul divano, tramite un social, mi stavo sentendo con una ragazza. Lei, ad un certo punto, se ne esce con una roba del tipo “sto a casa perché io giovane mai”. Quando ho letto la sua frase ho pensato che anche io non mi sono mai sentito giovane. Avevo una chitarra di fianco e in cinque minuti è nato questo brano. Il brano vuole raccontare una sensazione ironica di non aver mai goduto la giovinezza, con tutte le cazzate che ne comporta. Una di quelle canzoni che mi diverte tanto scrivere e suonare. Come spesso ho fatto in passato, dietro una musicalità a tratti allegra e spensierata, si cela un testo che invece riporta ad un tema che potrebbe portare ad un confronto per giorni: la mancata giovinezza di un giovane. Tutte quelle cose che hanno sempre fatto i giovani, a pensarci bene, io non le ho mai fatte».

 

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