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Olimpiadi di Tokyo, si allarga il primo focolaio e crescono le proteste di chi non vuole i Giochi

Il primo focolaio nel Villaggio è il banco di prova delle misure anti-Covid predisposte da mesi.

Di Redazione

Con la scoperta dei primi tre casi di positività al Covid-19 nel Villaggio Olimpico, componenti «della stessa squadra e dello stesso sport», i Giochi di Tokyo si trovano ad affrontare il primo cluster (altre 21 persone identificate come stretti contatti dei tre membri della squadra di calcio maschile sudafricana, che sono risultati positivi al coronavirus nel villaggio olimpico degli atleti), a cinque giorni dalla cerimonia inaugurale e mentre nel Paese crescono i timori per l'aumento continuo dei contagi.

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 Il Comitato organizzatore non ha svelato nazionalità e disciplina dei positivi nella "bolla" ma la Federcalcio sudafricana ha informato che si tratta dei calciatori U.23 Thabiso Monyane e Kamohelo Mahlatsi. Entrambi, come l’analista video Mario Masha, sono in isolamento «in stanza, dove vengono forniti loro i pasti». I loro contatti sono stati individuati e già sottoposti a test e dovranno «mangiare in stanza, allenarsi separatamente e utilizzare un mezzo di trasporto separato», ha spiegato il vicedirettore dei Giochi nel Comitato olimpico (Cio), Pierre Ducrey. La durata di queste misure dipenderà dal verdetto del «centro controllo» anti-Covid del Villaggio. 

Intanto, può lasciare Doha la squadra olimpica dei rifugiati, che era bloccata da qualche giorno in Qatar per un caso di positività al Covid-19 all’interno del gruppo. Si tratta di 26 atleti, 16 allenatori - tra i quali l’olimpionico italiano del tiro a segno - e alcuni funzionari, i quali nell’arco di tre giorni raggiungeranno il Giappone. 

Quelli emersi nelle ultime ore non sono i primi casi di positività, dal momento che ad oggi il Cio ha individuato 55 test positivi tra i 30.000 effettuati su 18.000 atleti, supervisori, funzionari o giornalisti arrivati ;;in Giappone da inizio luglio. Anche uno dei membri del Cio, il sudcoreano Seung Min Ryu, è risultato positivo, mentre per motivi di sicurezza il presidente, Thomas Bach, non prenderà parte alla staffetta della torcia olimpica. Martedì e mercoledì i 102 membri dell’ organismo si riuniranno in un palazzo della capitale per l'assemblea generale. 

Il primo focolaio nel Villaggio è il banco di prova delle misure anti-Covid predisposte da mesi. «È inevitabile che ci siano dei casi» ha riconosciuto il direttore dei Giochi per il Cio, Christophe Dubi, ma le positività riconducibili ai Giochi restano, per il momento, molto marginali, ha sottolineato Bach, che da mesi promette Olimpiadi «sicure» per i partecipanti e per i giapponesi. Dopo il rinvio nel 2020 di un evento che era costato al Giappone oltre 15 miliardi di dollari - cifra molto accresciuta proprio a causa dello slittamento e ora anche per la sostanziale assenza di introiti dalla vendita di biglietti - un’eventuale cancellazione sarebbe stata devastante anche per i conti del Cio, che ha venduto per diversi miliardi a broadcaster internazionali diritti di trasmissione sulle varie piattaforme media. 

Dalla primavera, il Cio ha concentrato gli sforzi sulla vaccinazione delle delegazioni, raggiungendo a maggio un accordo con Pfizer e BioNTech per allestire poi 'vaccinodromì olimpici in Qatar e Ruanda. Lo screening intensivo, la limitazione dei contatti e l’isolamento immediato dei positivi rende quella dei Giochi «probabilmente la popolazione più controllata al mondo», sottolinea Ducrey. Inoltre, mentre il Villaggio è stato progettato per ospitare 17.000 persone, saranno seimila al massimo a risiedervi contemporaneamente, durante il picco previsto a metà Giochi. Quasi tutti gli eventi saranno a porte chiuse e le decine di migliaia di partecipanti - atleti, funzionari, giornalisti - sono soggetti a restrizioni draconiane. Uno scotto inevitabile per consentire lo svolgimento della XXXII Olimpiade. 

 

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