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Mafia: boss Graviano rompe silenzio, 'Incontrai 3 volte Berlusconi da latitante'/ Adnkronos (4)

Di Redazione

(Adnkronos) - Immediata la replica del legale di Berlusconi: “Le dichiarazioni rese quest'oggi da Giuseppe Graviano sono totalmente e platealmente destituite di ogni fondamento, sconnesse dalla realtà nonché palesemente diffamatorie. Si osservi che Graviano nega ogni sua responsabilità pur a fronte di molteplici sentenze passate in giudicato che lo hanno condannato a plurimi ergastoli per gravissimi delitti. Dopo 26 anni ininterrotti di carcerazione improvvisamente il signor Graviano rende dichiarazioni chiaramente finalizzate ad ottenere benefici processuali o carcerari inventando incontri, cifre ed episodi inverosimili ed inveritieri. Si comprende, fra l'altro, perfettamente l'astio profondo nei confronti del Presidente Berlusconi per tutte le leggi promulgate dai suoi governi proprio contro la mafia. Ovviamente saranno esperite tutte le azioni del caso avanti l'autorità giudiziaria”.

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Arriva anche il commento del consigliere del Csm,Antonino Di Matteo, che rappresentò l'accusa nel processo trattativa. Fu proprio lui ad ottenere le intercettazioni in carcere di Graviano, all'Adnkronos dice. "Non entro nel merito delle nuove dichiarazioni di Giuseppe Graviano. E' certo, però, che anche nella sentenza definitiva di condanna del senatore Marcello Dell'Utri sono stati ricostruiti rapporti stabili e duraturi tra Berlusconi e Cosa nostra. Sembra che in questo Paese certe cose non possano nemmeno essere ricordate e che chi si ostina a farlo sia destinato, come è capitato a me ed ai miei colleghi, per queste indagini, ad essere additato come un visionario fanatico". Le intercettazioni tra Graviano e il boss Umberto Adinolfi furono depositate al processo sulla trattativa Stato-mafia. Secondo i pm che rappresentavano l'accusa del dibattimento “le parole del boss di Brancaccio evocano un rapporto di natura paritaria con Berlusconi”. Il processo è stato rinviato a venerdì prossimo 12 febbraio per continuare con la deposizione di Giuseppe Graviano.

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