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Coronavirus: la denuncia del cappellano carcere Bergamo, 'sovraffollamento, qui si rischia la vita'

Di Redazione

Milano, 23 apr. (Adnkronos) - Combattere il sovraffollamento in carcere adottando misure alternative alla detenzione perché lo scopo rieducativo della pena sia reale e non solo uno slogan. Sono le richieste che don Giambattista Mazzucchetti, cappellano del carcere di Bergamo, rivolge al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e al mondo della politica perché sappiano ascoltare "non solo le voci dell'opinione pubblica e dei loro elettori ma anche quelle dei detenuti e dei loro familiari". Una reclusione resa più dura dal coronavirus che ha eliminato ogni contatto tra chi sconta una pena e i propri cari.

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"Questo silenzio relazionale - racconta il cappellano all'Adnkronos - ha provocato delle rivolte in alcune carceri. Qui a Bergamo, grazie al provvidenziale intervento della Direzione e di tutto il personale si è garantito ai detenuti la continuità del diritto al colloquio attraverso un aumento del numero delle telefonate settimanali con i familiari e l'uso di Skype", ma questo non ha tenuto lontane le paure. "Le condizioni di 'ristretti' aumentano la possibilità di contagio" ma non modificano le speranze. "Le attese sono quelle di sempre: poter uscire e riabbracciare i propri cari, trovare un lavoro che permetta una vita dignitosa e veder crescere i propri figli garantendo loro un futuro migliore", spiega.

Mai come in questi due mesi dietro le sbarre il tempo viene scandito, in una delle città più colpite dal virus, da eventi identici a quelli che si vivono fuori. I detenuti, quando serve, indossando le mascherine solidali - "fornite dalle detenute ai domiciliari di Casa Samaria, dal reparto femminile del carcere, dalla Caritas e grazie all'impegno dei giovani" - e piangono le vittime come don Fausto Resmini, l'altro cappellano del carcere morto a causa del Covid-19.

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