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Covid: Codogno un anno dopo - primario pronto soccorso, 'speravamo guerra lampo, era troppo tardi'

Di Redazione

Milano, 19 feb. (Adnkronos Salute) - "Sono le 21 del 20 marzo 2020 e questa storia della maxiemergenza per noi, a Lodi, è iniziata da un mese". Stefano Paglia, primario del pronto soccorso, scrive di getto, mette in ordine la sequenza di eventi. E' la prima volta che torna a casa da quando la sera del 20 febbraio 2020 è stato richiamato in servizio insieme ai dirigenti dell'Asst e altri primari per mettere in piedi in tutta fretta un comitato di crisi. Sul tavolo l'esito positivo al coronavirus Sars-CoV-2 di un giovane ricoverato a Codogno. Mattia Maestri, primo caso di Covid accertato in Italia. La zona rossa si avvicina. Il primo paziente diagnosticato, osserva Paglia, "è già intubato in terapia intensiva", in condizioni critiche.

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Il personale del pronto soccorso di Codogno viene avvisato. Ora sono tutti bardati, indossano mascherine e protezioni previste da una procedura completata una settimana prima. Comincia l'evacuazione del reparto. Non è un film di fantascienza, è la realtà. "Oggi non sarei in grado di ricostruire l'accaduto con la stessa precisione - racconta il primario a distanza di un anno all'Adnkronos Salute - Ma un ricordo è nitido: in un primo momento ci siamo illusi che avremmo potuto vincere il virus con una guerra lampo, per poi capire che non era questo lo scenario, che era tutto più drammatico".

L'illusione si infrange "quando il 118 decide di fermarci - ripercorre Paglia - Ci chiama il coordinamento e ci dice: riorganizzatevi, rimettete a posto le cose. Ci fu una ribellione quando lo dissi allo staff dell'Unità operativa. La gente si arrabbiò. Ma noi non sapevamo che avevano elementi sufficienti per dire che il contenimento era fallito. Il virus ormai si era diffuso verso Bergamo e Brescia e credo che lo abbiamo capito entro i primi 7-10 giorni: lo sforzo iniziale, affrontato di petto con entusiasmo e dolore, non era stato sufficiente. Dopo è stato chiaro anche che, se non fosse andata bene al primo colpo, ci saremmo trovati imprigionati in una situazione molto più lunga. E così è stato. Siamo ancora qui a lottare contro il virus".

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