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Sesso e mafia – Esca viva: Maria Concetta attirata in trappola da sua madre

Di Redazione |

Maria Concetta Cacciola è cresciuta a pane e ‘ndrangheta. Suo zio è Gregorio Bellocco, capo della ‘ndrina calabrese di Rosarno, inserito nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi d’Italia. Quando aveva solo undici anni, suo fratello Giuseppe la trascinò per i capelli e la riempì di botte perché pare avesse una piccola cotta per un ragazzino del quartiere. 

A 13 anni fa la sua prima fuitina con Salvatore Figluzzi, un giovane che ambisce alla carriera di ndranghetista. Si sposano. Cettina capisce subito in quale incubo si è cacciata. Salvatore la tiene segregata in casa, la picchia, la minaccia con la pistola. Quando va a raccontarlo a suo padre, lui le risponde: «Questa è la tua vita e così te la tieni». 

Quando Maria Concetta ha 24 anni, Salvatore, con cui nel frattempo ha avuto tre figli, finisce in prigione.La sua vita però, piuttosto che rifiorire, si inasprisce ulteriormente. Resta segregata nella casa paterna con i suoi figli, senza poter uscire, senza contatti con il mondo esterno. Tranne quella che riesce a crearsi in una chat. Lì, usando il nickname di Nemi, conosce un uomo,  principe 484. Lui la fa sentire bene, le fa complimenti, le rivolge tutte le attenzioni che da suo marito non sono mai arrivate, finché un giorno riescono a incontrarsi.

Ma in paese anche i muri hanno orecchie. Qualcuno li vede. Suo padre e suo fratello la massacrano di botte, dopodiché, non volendo portarla in ospedale, la fanno visitare da un parente medico che va via senza lasciare neanche un referto. Finalmente ristabilitasi, Cettina può uscire di casa solo per le commissioni urgenti. I suoi parenti la seguono come un’ombra. A sparigliare le carte è una telefonata che arriva dalla stazione locale dei carabinieri.

Hanno sequestrato il motorino di suo figlio Alfonso, Maria Concetta dovrà recarvisi personalmente e in stanza con lei non saranno ammesse altre persone. Una volta lì, per il motorino, Cettina prende la decisione di collaborare con la giustizia, rivelando i segreti delle famiglie ndranghetiste dei Bellocco e dei Cacciola. 

Viene subito sottoposta al programma di protezione Testimoni, costretta a spostarsi da una località protetta all’altra senza la possibilità di vedere i propri figli, a cui però è legatissima. Sua madre lo sa e ne approfitta.Si procura il suo numero di telefono da una chat segreta che Cettina ha con sua figlia, la chiama e le fa capire che solo ritrattando le accuse e rinunciando alla collaborazione potrà rivedere i suoi ragazzi. Alla fine Maria Concetta cede, raggirata dall’abile avvocato di famiglia. Firma la ritrattazione delle accuse e torna a Rosarno. Il ripensamento le sarà fatale. I suoi familiari la costringono a bere dell’acido muriatico.Cettina muore in preda a dolori lancinanti. COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA