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Falò choc a Castellammare: i pentiti devono morire

Il falò della vigilia dell’Immacolata a Castellammare di Stabia, una tradizione che si ripete ogni anno, si trasforma in un messaggio di morte della camorra. A bruciare, appeso come un impiccato alla catasta di legno, è un manichino che simboleggia un pentito. E sulla sommità dell’impalcatura, come rivelato dal sito «Il corrierino», c’è anche uno striscione con una scritta eloquente (e un errore di italiano): «Così devono morire i pentiti. Abbruciati». Al falò, realizzato in uno dei quartieri periferici della città stabiese, sono seguiti gli applausi di una piccola folla che si era radunata. Poi anche i fuochi pirotecnici, che hanno fatto da corollario all’inquietante intimidazione della criminalità. Che è arrivata, probabilmente non a caso, il giorno dopo una maxi operazione della Dda che ha portato, grazie alle rivelazione di alcuni collaboratori di giustizia, all’arresto di quattro capiclan della zona. La Procura ha aperto una indagine contro ignoti per minacce. E il pm Giuseppe Cimmarotta ha immediatamente attivato i carabinieri per avviare le indagini. L’episodio è avvenuto nel rione Aranciata Faito, una zona dove vivono numerosi esponenti e fiancheggiatori del clan D’Alessandro. Quest’area è da sempre ritenuta una roccaforte dell’organizzazione criminale oltre che una centrale dello spaccio di droga. Contro questa «tradizione» dei falò c’era stata anche una ordinanza del sindaco che, però, è stata disattesa anche altri rioni. Dove, peraltro, è ugualmente massiccia la presenza di uomini della camorra.

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