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Falcone, Legnini: «Il Csm non ebbe forza e coraggio di dare risposte»

Il vice presidente del Consiglio superiore della magistratura ripercorre su La7 le drammatiche sedute sul pool antimafia di Palermo

Falcone, Legnini: «Il Csm non ebbe forza e coraggio di dare risposte»

ROMA - «Il nemico di Falcone era la mafia per ciò che aveva fatto nel maxi processo e il Csm non ebbe la forza e il coraggio - anche, in parte, in virtù di regole che oggi non ci sono più - di dare quella risposta a cui si riferiva Ayala». A ricostruire i drammatici momenti della storia d'Italia culminati con le stragi del 1992 è il vice presidente del Csm Giovanni Legnini, nel faccia a faccia con Giovanni Minoli in onda stasera su La7.

 

Tra Falcone e il Csm «non ci fu sufficiente comprensione». «Ebbe spesso rapporti difficili e conflittuali. Perché il rapporto tra un magistrato che eccelle, che si distingue, che viene percepito dall’opinione pubblica come un mito, un simbolo e il resto della magistratura - ha osservato Legnini - è sempre stato un rapporto molto difficile e complesso e lo è ancora».

 

Legnini ha parlato anche della recente decisione di togliere il segreto agli atti del Csm su Falcone: «Basta nebbia, è una decisione di trasparenza - ha detto - che si colloca nel solco di una scelta consiliare recente, quella di rendere leggibili gli atti non espressamente coperti dal segreto, perché le decisioni del Consiglio superiore della magistratura pesano su magistrati, sulla giustizia, sulla storia del Paese e sui suoi cittadini».

 

Nei documenti desecretati «ci sono resoconti della votazione e l’intero dibattito che accompagnò quella drammatica seduta consiliare. Ciascun cittadino da domani - ha detto Legnini - potrà leggere e verificare chi espresse votazioni a favore o contro». «L'atto di trasparenza implica che ognuno si assuma la propria responsabilità» ha quindi risposto a Minoli, che gli chiedeva se il Csm abbia consegnato Falcone alla mafia.  

 

Legnini ha spiegato che ci furono «contestazioni gravi e pesanti sul lavoro del pool della Procura di Palermo», «abbiamo pubblicato l’audizione durata un’intera mattinata, sofferta, e Falcone fu costretto a doversi difendere pur avendo fatto il suo dovere».

 

E riferendosi all’ultima audizione che Falcone fece tre mesi prima di morire, quando concorreva per il posto di procuratore nazionale antimafia, Legnini ha parlato di «pagine straordinarie dove si può leggere la grandezza di questo magistrato: le sue idee, i suoi progetti e strategie investigative per la lotta alla mafia».

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commenti 1
  • pulsar

    22 Maggio 2017 - 13:01

    «L'atto di trasparenza implica che ognuno si assuma la propria responsabilità» PAROLE.............PAROLE..............................

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