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San Cono, un essiccatoio in "salsa siciliana" per le pale di fico d'india

Ricercatori del Cnr di Palermo hanno messo a punto un sistema che sfrutta l’energia solare per ricavare preziosi ingredienti naturali, richiesti dall'industria farmaceutica, dagli scarti di coltivazione della opuntia ficus-indica

San Cono, un essiccatoio in "salsa siciliana" per le pale di fico d'india

PALERMO - Uno dei principali problemi del sistema energetico nazionale di un Paese, Italia compresa, è rappresentato dalle industrie “energivore”, che assorbono enormi quantità di elettricità. Per contribuire al loro mantenimento paghiamo un contributo in bolletta. Il problema, per le ricadute su cittadini e territorio, è però simile per una raffineria come per un panificio. I ricercatori del Cnr di Palermo, guidati da Mario Pagliaro, hanno messo a punto un’originale applicazione pratica di una tecnologia già utilizzata per essiccare le foglie di tabacco o il fieno. L’idea di base è quella di usare collettori solari che producono aria calda e secca. L’applicazione “in salsa siciliana”, che prende oggi forma in Sicilia orientale, consente di sfruttare l’energia solare per alimentare uno speciale essiccatoio capace di ricavare preziosi ingredienti naturali, richiesti dall'industria farmaceutica, semplicemente da scarti di coltivazione: le pale di fico d’india che dopo la potatura vengono gettate via o date in pasto agli animali. In questo caso, si valorizza una produzione di nicchia, la pianta di fico d’india di San Cono, le cui “pale” o cladodi hanno le migliori caratteristiche d’Europa e che finora i coltivatori, non avendo alternative, hanno dovuto spedire alle industrie del Nord, che estraggono gli ingredienti con alti consumi di combustibile.

Adesso nella zona di San Cono, ma anche nelle altre vocate, si aprono le porte di un enorme sviluppo della coltivazione e del business. La Sicilia non esporterà più la materia prima che arricchisce altri, ma potrà vendere direttamente l’ingrediente fresco e ben pagato (con zero costi di energia), pronto per essere utilizzato dalle fabbriche della nutraceutica, della cosmetica e dell’alimentazione.

Con 2.500 ettari, l'aerale di San Cono ospita la più estesa coltivazione di “Opuntia ficus-indica” in Europa. Si aggiungono 1.500 ettari in altre aree sul versante Sud orientale dell'Etna e nella valle del Belice. La Sicilia ha il 90% della produzione europea.
A San Cono è cominciata ieri - e si concluderà giovedì - l’installazione del primo essiccatoio alimentato ad aria calda e asciutta generata dal sole, tramite speciali collettori. All'interno dei pianali metallici nei quali, proprio come nel forno di un panificio, si essiccano le pale di fico d’india tramite l’aria, sospinta nell'ambiente da una ventola alimentata da un pannello fotovoltaico, che asciuga la parte umida della materia vegetale. Il risultato è la farina di cladodio, impiegata come ingrediente bioattivo in prodotti nutraceutici, cosmetici e alimentari formulati da aziende di svariati Paesi, Italia inclusa.

L’iniziativa industriale è di un giovane imprenditore, Vincenzo Morreale, responsabile della Bioinagro, startup siciliana che coordina il progetto “OpuntiaBiotech”, che intende assumere giovani tecnologi ad alta qualificazione specializzati in bioeconomia. Morreale spiega: «Con questo impianto innovativo portiamo in Sicilia la produzione di un ingrediente nutraceutico di grande valore. Solo a San Cono, ogni anno si accumulano 90.000 tonnellate di cladodi freschi come residui delle potature. Una parte sarà anche sottoposta a fermentazione per ottenere biocompost e biodigestato di alto pregio con cui fertilizzare i terreni e ottenere prodotti agroalimentari di alta qualità». «Questo impianto e il suo utilizzo - aggiunge Mario Pagliaro - dimostrano come l'energia solare e la bioeconomia non siano il lontano futuro della Sicilia, ma il suo presente migliore».

Un recente studio delle Università Cattolica di Piacenza e di Perugia ha dimostrato come le pale del ficodindia di San Cono siano particolarmente ricche di fibra: 3,4 grammi per Kg di prodotto fresco, di cui il 75% costituito da fibra alimentare solubile, costituita da mucillagine e pectina, due polisaccaridi noti per la capacità di assorbire grandi quantità di acqua formando un colloide gelatinoso con numerosi effetti benefici, che vanno dalla protezione dell'apparato gastrointestinale alla riduzione dell'assorbimento postprandiale del glucosio nei cibi ad elevato contenuto di zuccheri.

A rendere particolarmente benefico l'estratto dei cladodi è poi la significativa quantità di polifenoli, che nel cladodio di San Cono risulta eccezionale: 2,6 grammi di polifenoli per Kg di prodotto fresco contro gli 1,7 grammi ritrovati nei cladodi raccolti in Spagna. I polifenoli naturali hanno provate capacità antiossidanti, antiinfiammatorie, antidiabetiche, neuroprotettive e antitumorali, oltre a svolgere un ruolo benefico nella prevenzione delle patologie cardiovascolari.

A predominare nei cladodi raccolti a San Cono sono le antocianine, con 1,44 mg per Kg, e gli acidi fenolici, con 1,45 mg per Kg. Abbondano gli acidi idrossicinnamici (1,25 g per Kg), composti antiossidanti presenti nell'uva o nelle pere, e la cianidina in forma glicosidica (1,06 g per Kg), un flavonoide presente anche nelle arance che di recente si è rivelato un potente modulatore di un enzima (il Sirt6) implicato nei processi di invecchiamento, di riparazione del Dna e nella riduzione della risposta infiammatoria.

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