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Ragusa, appiccavano gli incendi per l' “indennità”, indagati 15 volontari dei vigili del fuoco, arrestato il caposquadra

Simulavano chiamate al solo scopo di essere autorizzati ad intervenire e incassare 10 euro all'ora. Tutti lavoravano nel distaccamento di Santa Croce Camerina e “lavoravano” il triplo rispetto ai colleghi onesti

Ragusa, appiccavano gli incendi per l' “indennità”, indagati 15 volontari dei vigili del fuoco, arrestato il caposquadra

L'arresto di Davide Di Vita

La squadra mobile di Ragusa ha scoperto un gruppo di 15 volontari dei Vigili del Fuoco del Distaccamento di Santa Croce Camerina che appiccava incendi e simulava richieste di soccorso al solo scopo di percepire l’indennità di dieci euro all’orta. In manette è finito il capo del gruppo, Davide Di Vita, che durante il turno come volontario, si assentava, con la copertura dei colleghi, per andare con il suo furgoncino ad appiccare incendi per poi uscire con l’autobotte a spegnere le fiamme e percepire così le indennità. Le indagini hanno ptreso il via dopo la segnalazione del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Ragusa che aveva notato delle anomalie sul numero di interventi effettuati da una squadra rispetto alle altre.

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In manette è dunque finito Davide Di Vita di 42 anni di Vittoria. Tutti e 15 i volontari provenienti dalla provincia di Ragusa sono indagati a vario titolo per truffa ai danni dello Stato e per incendio. A chiedere l’arresto, ordinanto dal gip del tribunale di Ragusa, è stata la Procura iblea che aveva chiesto un provvedimenti cautelare per tutti e 15 gli indagati. Ma trattandosi di fatti che risalgono al 2015 il giudice ha deciso di mettere ai domiciliari soltanto Di Vita.

L’INCHIESTA. A segnalare le anomalie alla Squadra mobile nel 2015 sono stati i vigili del fuoco del Comando provinciale di Ragusa: troppe incongruenze sulle schede di intervento redatte dal personale volontario del distaccamento di Santa Croce Camerina. Acquisiti così gli elementi dal Comando, gli uomini della Squadra Mobile ha subito informato la Procura della Repubblica iblea ed ha avviato un’indagine per di verificare l’esistenza di fatti reato.

LE INDAGINI: Le indagini dovevano intanto chiarire il motivo delle richieste probabilmente simulate per poi individuare gli elementi vulnerabili del gruppo criminale e quindi individuare i responsabili. Presso il distaccamento prestavano servizio, suddivisi in 4 turni, decine di volontari e tra gli altri i 15 indagati tutti nella stessa squadra. Anche se volontari, gli uomini del distaccamento percepiscono delle indennità ma solo quando effettuano gli interventi, diversamente, se restano presso la caserma, non hanno diritto ad alcun rimborso. La prima anomalia riscontrata che ha permesso l’avvio delle indagini era da individuare sul numero degli interventi effettuati dal turno “D”. Rispetto agli altri volontari, gli indagati operavano per 3 volte in più. A dispetto di 40 interventi delle altre tre squadre, loro ne effettuavano 120 creando anche malumore per alcuni e volontà di aggregarsi in altri, così da ottenere più denaro. Gli investigatori della Squadra Mobile, appurato il movente, ovvero ottenere più soldi con le indennità per interventi simulati o addirittura generati dolosamente. Le indagini condotte dalla Squadra Mobile, con il fondamentale aiuto dei vigili del Fuoco, hanno permesso di appurare quale fosse il modus operandi del gruppo criminale. I componenti del turno “D” erano conosciuti da tutti gli altri colleghi che operavano onestamente e la loro avidità ha permesso di far emergere le condotte criminali.

LE MODALITA’. Una modalità messa in atto era quella di simulare degli interventi mediante segnalazioni inesistenti alla centrale operativa del 115. In altre occasioni, i volontari, chiedevano “aiuto” a parenti ed amici, ottenendo così segnalazioni da parte loro del tutto inesistenti, così da percepire le indennità previste per gli interventi, la terza e più grave tipologia di truffa ai danni dello Stato era quella di appiccare incendi a cassonetti e terreni.

Scandagliando le singole modalità messe in atto, emergeva che gli indagati fossero talmente avidi di denaro che non si preoccupavano di utilizzare i loro stessi telefoni cellulari per simulare le richieste. L’esame dei tabulati telefonici delle utenze a loro in uso ha permesso di appurare che molti avevano effettuato, nel periodo 2013/2015, numerose segnalazioni false. Le richieste erano anche non verificabili, difatti segnalavano la presenza di “animali vaganti” così da non dover giustificare utilizzo di acqua o altri sistemi di spegnimento e soprattutto nessuno avrebbe potuto constatare la reale esistenza di animali che nel contempo avrebbero potuto lasciare la zona autonomamente.

Parenti ed amici venivano istruiti alla perfezione ma ogni tanto commettevano errori. Esaminando tutte le singole schede d’intervento si è riusciti scoprire la ripetitività di alcuni nomi, poi risultati di parenti (anche loro coinvolti nell’indagine) degli indagati così come alcuni numeri di telefono ripetuti anche se cambiava il nominativo del richiedente. La terza modalità di truffa ai danni dello Stato era sicuramente la più grave in quanto si configurava mediante incendi appiccati dolosamente. Più era vasto l’incendio e più avrebbero impiegato per spegnerlo; ciò che mettevano in atto non poteva essere controllato. Gli incendi, per loro stessa natura, non solo controllabili ma vengono alimentati dal vento e dalle condizioni climatiche in generale quindi, per volontà degli indagati venivano create condizioni di gravissimo pericolo.

Una volta chiarito il sistema creato dagli indagati, gli agenti della Squadra Mobile hanno installato con la collaborazione del Comando Provinciale, sistemi di localizzazione gps sulle autobotti ed i mezzi dei Vigili del Fuoco, così come sulle auto in uso agli indagati. Questa tecnica investigativa ha permesso di appurare che Di Vita, con la complicità degli altri volontari, durante il turno di servizio, a bordo della sua auto si allontanava dal distaccamento di Santa Croce Camerina, appiccava l’incendio o effettuava una segnalazione falsa, poi rientrava in caserma ed aspettava che la centrale operativa del 115 li inviasse sul posto. Il modus operandi messo in atto era infallibile in quanto la sala operativa del Vigili del Fuoco era sempre pronta ad inviare in soccorso il personale di servizio più vicino al luogo segnalato, quindi anche i volontari.

Oltre ai sistemi di pedinamento elettronico, la Procura della Repubblica di Ragusa ha anche autorizzato le intercettazioni di tutti gli indagati. Fondamentali ulteriori fonti di prova venivano acquisite con quest’altro strumento investigativo: gli indagati commentavano i diversi incendi dolosi appiccati o le simulazioni di richieste di aiuto da parte di inesistenti cittadini. Tutti sono stati subito convocati in Questura e quasi tutti hanno ammesso le proprie responsabilità durante gli interrogatori, delineando, in modo ancora più chiaro, quanto già constatato con le indagini della Squadra Mobile.

Anche all’interno degli uffici della Polizia sono stati intercettati i colloqui tra gli indagati e per loro stessa ammissione e reciproche accuse, emergevano e venivano cristallizzate ulteriori fonti di prova “loro sanno tutto, sanno che abbiamo dato fuoco”.

Gli indagati hanno commesso i reati prevalentemente nel territorio di Santa Croce Camerina luogo dove insiste il distaccamento dei Vigili del Fuoco volontari ma anche in altri territori vicini.

L’unico arrestato è stato Di Vita che è stato messo ai domiciliari perché ha continuato a reiterare il reato. Proprio quest’ultimo ha manifestato di possedere una capacità criminale spiccata e di non temere in alcun modo le conseguenze delle sue condotte. Addirittura, in una occasione, Di Vita asseriva di voler “fare scoppiare una bomba” pur di prendere le indennità spettanti in caso di riparazione dei mezzi di soccorso che non volevano concedergli perché non si trattava di un soccorso.

Gli indagati sono stati allontanati dal distaccamento e sono tutti residenti in provincia di Ragusa, parte a Vittoria, Santa Croce, Ragusa e Modica. Quasi tutti svolgono un’attività lavorativa anche se spesso non assunti regolarmente.

Di Vita è stato arrestato durante l’attività lavorativa come addetto all’assistenza tecnica di impianti refrigeranti. Il volontario non ha opposto alcuna resistenza ed essendo a conoscenza dell’attività investigativa condotta non si è meravigliato quando ha visto gli agenti della Squadra Mobile di Ragusa.

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commenti 1
  • piertoussaint

    08 Agosto 2017 - 11:11

    s'è sempre saputo. I commenti scontati sarebbero facili, ma questo tipo di cosa potrà essere superato, e la società progredire, solo con la "società partecipativa" secondo Dottrina sociale: http://www.rassegnastampa-totustuus.it/cattolica/wp-content/uploads/2015/09/LA-SOCIETA-PARTECIPATIVA-P-L-Zampetti.pdf

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