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Pediatria: scegliere uno sport, i consigli degli esperti del Bambino Gesù

Il nuoto adatto ai primi anni di vita, dopo gli 8 meglio attività di squadra

Pediatria: scegliere uno sport, i consigli degli esperti del Bambino Gesù

Roma, 20 ott. (AdnKronos Salute) - In un mondo ormai dominato dalla tecnologia, l'attività fisica viene spesso trascurata per preferire giochi al computer. Lo sport per i bambini è, invece, necessario per una crescita armonica, avvertono i medici. Ma quale scegliere? Il nuoto è più adatto per i primi anni di vita, dopo gli 8 anni è preferibile un'attività di squadra. Questi i consigli degli esperti dell'ospedale Bambino Gesù.

Nei primi 4-5 anni di vita l'attività sportiva deve favorire la conoscenza del proprio corpo nello spazio. Il nuoto è uno sport completo, che è bene praticare fin da piccoli poiché per il bambino l'acqua è l'ambiente più congeniale. Non per niente, secondo il Rapporto Istat 'La pratica sportiva in Italia. Anno 2015' pubblicato ieri, il nuoto è lo sport più diffuso tra i bambini fino a 10 anni (43,1%). Oltre a questo, fino ai 7-8 anni sono consigliabili attività individuali quali atletica leggera (marcia, corse, salti, lanci) o ginnastica che aiutano a migliorare la coordinazione neuromotoria. In seguito, si può passare a sport più specialistici e di squadra. Le discipline sportive collettive, come calcio, pallavolo, pallacanestro, pallanuoto, rugby, pallamano e hockey, piacciono ai bambini sopra i 7 anni poiché all' impegno atletico si somma il gioco e lo spirito di squadra.

Collaborare tutti assieme per raggiungere il risultato, è un messaggio che viene codificato proprio a partire da questa fascia di età. E il calcio rimane lo sport preferito dagli under 35 (33,6%). Oltre i 9-10 anni ci si può accostare a discipline più specializzate, che richiedono anche il contemporaneo utilizzo di un attrezzo, come avviene nella scherma, nel tennis e nel tiro con l'arco. Nel caso di sport che sollecitino in modo particolare la schiena, come la danza e la ginnastica artistica, è utile abbinare una pratica in grado di "compensare" gli eventuali squilibri di postura.

Lo sport fa bene a tutti, infatti, l'80% dei malati cronici può, con le opportune precauzioni, praticare attività fisica che diventa anche parte del programma terapeutico, spiegano gli esperti. Al Bambino Gesù è attiva una struttura di medicina dello Sport dedicata alla valutazione funzionale di piccoli pazienti affetti da patologie croniche. "Per la scelta dello sport - spiega Attilio Turchetta, responsabile di medicina dello Sport al Bambino Gesù - è opportuno seguire le inclinazioni del bambino ed evitare quelle che possono essere le attività pericolose in rapporto alla malattia. Per esempio: un bambino portatore di pace-maker dovrà evitare gli sport di contatto come tuffi, arti marziali, rugby, così da non rischiare eventuali traumi sul dispositivo. Potrà invece praticare in sicurezza il tennis".

Lo sport è un alleato importante anche nel vincere la partita della disabilità. Le discipline sportive per i disabili vanno sempre più moltiplicandosi: basket, sitting volley, curling, vela, calcio per i ciechi. L'attività sportiva aumenta l'autostima e la fiducia in se stessi dei ragazzi e aiuta ad uscire dall'isolamento.

Il binomio sport e scuola può essere una carta vincente perché incrementa la capacità di coordinare studio ed attività extrascolastiche imparando a costruire programmi e a rispettarli. Praticare sport nella scuola di appartenenza con risultati sportivi che si integrano con quelli scolastici permetterebbe a molti giovani di evitare l'abbandono sportivo, fenomeno che si verifica intorno ai 14/16 anni. La pratica dello sport è, infatti, massima tra i ragazzi di 11-14 anni (70,3%, di cui 61% in modo continuativo e 9,3% in modo saltuario) e tende a decrescere con l'età. Circa l'80% dei ragazzi pratica sport in età prepuberale e di questi il 20% dei maschi e il 40% delle ragazze interrompe la pratica dello sport.

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