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Sfruttava i lavoratori, commissariata azienda agricola di Cassibile

Denunciati i titolari: avrebbero versato retribuzioni sproporzionate rispetto al lavoro prestato, violato normative in materia di lavoro e riposo, sicurezza e igiene dei posti di lavoro

Sfruttava i lavoratori, commissariata azienda agricola di Cassibile

SIRACUSA - Controllo giudiziario per un’azienda agricola di Cassibile i cui titolari sono stati denunciati per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. E’ il risultato di un’operazione della Guardia di finanza di Siracusa per contrastare il capolarato. Il gip del Tribunale di Siracusa, Andrea Migneco, ha nominato un amministratore. I titolari dell’Azienda, Sebastiano e Giuseppe Andolina, ed il loro impiegato Mohamed Ghazal, sono stati denunciati perché secondo le Fiamme Gialle, avrebbero versato retribuzioni sproporzionate rispetto al lavoro prestato, violato normative in materia di lavoro e riposo, sicurezza e igiene dei posti di lavoro. Infine i lavoratori sarebbero stati sottoposti a metodi di sorveglianza non consentiti come video sorveglianza abusiva e presenza di una sentinella nei campi. I lavoratori, che vivevano in condizioni di assoluta precarietà, erano in genere privi del permesso di soggiorno e documenti di identità. Dormivano in immobili abbandonati in contrada Marchesa, in particolare nell’area denominata case Sudan di Cassibile.

L’indagine è stata coordinata dal sostituto procuratore Tommaso Pagano. «Prosegue incessantemente, soprattutto in alcune zone maggiormente coinvolte nei fenomeni di stagionalità, l’attività di contrasto della Procura con l'ausilio della Guardia di finanza verso forme illegali di impiego nelle imprese agricole di intermediazione come il cosiddetto capolarato che mette in pericolo beni primari della collettività e dell’individuo, come la dignità del lavoro e lo sfruttamento senza scrupoli dei lavoratori retrocessi al rango di pura merce» ha commentato il capo della Procura, Francesco Paolo Giordano. Il colonnello Spampinato ha ribadito il ruolo della Guardia di finanza per «tutelare le imprese che rispettano le regole e sono danneggiate dall’ingiusta competizione di quelle che adoperano metodi illegali di reclutamento dei lavoratori».

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