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Palermo ricorda il generale Dalla Chiesa, deposte corone fiori in luogo eccidio, presenti i figli

Di Giorgio Romeo |

Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente della polizia di Stato Domenico Russo sono stati ricordati a Palermo dove si è svolta la cerimonia per il 34/o anniversario dell’eccidio di via Isidoro Carini. Assieme ai tre figli di Dalla Chiesa, tante le autorità presenti alla deposizione delle corone di fiori, tra cui il presidente del Senato, Pierto Grasso.

GRASSO, FULGIDO ESEMPIO. «Il prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa – ha spiegato il presidente del Senato – è stato un esempio fulgido di attaccamento allo Stato, un attaccamento che aveva dimostrato anche precedentemente nella lotta al terrorismo. Da 34 anni ogni giorno siamo qui perché non possiamo dimenticare quello che il prefetto Dalla Chiesa ha fatto in Sicilia e quello che rappresenta l’esempio di un uomo che ha saputo interpretare al massimo la lotta contro la mafia e che è riuscito, pur nel breve tempo in cui si è dedicato a Palermo e alla Sicilia, a individuare quelli che erano i punti nevralgici della criminalità mafiosa siciliana. È morto per questo e noi dobbiamo sempre avere la memoria di questo esempio fulgido.

«Non credo di partecipare a una passerella. La mia è una partecipazione sentita che avviene da 34 anni nonostante le funzioni diverse ricoperte. Credo che sia un modo per invitare gli altri palermitani, gli altri siciliani e gli altri italiani a riflettere, seppure per un giorno». Ha detto Pietro Grasso ai giornalisti che gli chiedevano se le commemorazioni delle vittime di Cosa nostra non rischiano di essere semplici passerelle. «Le figure dei nostri morti, tutti, mi accompagnano sempre – ha proseguito Grasso – Rimangono sempre pietre miliari nella mia vita, mi aiutano ad andare avanti in quello che cerchiamo di fare per questo Paese e per la Sicilia».

RITA DALLA CHIESA, CUSTODIRE LA MEMORIA «Palermo dovrebbe impegnarsi in prima persona. Mi piacerebbe che i palermitani si attivassero per tenere puliti tutti i luoghi della memoria, che adottassero questi “monumenti della memoria”, quei posti dove ci sono persone che se ne sono andate via per mano mafiosa». Lo ha detto Rita Dalla Chiesa, a margine della commemorazione sul luogo della strage, in via Carini a Palermo. L’anno scorso c’erano state polemiche poco prima della commemorazione, quando Rita Dalla Chiesa aveva postato su Facebook una foto della lapide, che ricorda il sacrificio del padre, abbandonata. «Subito dopo aver fatto presente che non era il luogo in cui buttare i mozziconi di sigaretta, sotto la bandiera italiana – aggiunge Dalla Chiesa – si è intervenuti e il sindaco ci ha aiutato immediatamente. I palermitani dovrebbero agire in prima persona quando vedono delle cose che non funzionano. Io se fossi a Palermo lo farei».

IL RICORDO DI MATTARELLA. «A trentaquattro anni dalla barbara aggressione di via Isidoro Carini, rendo commosso omaggio alla memoria del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, di sua moglie Emanuela Setti Carraro e dell’agente di scorta Domenico Russo. Il Prefetto Dalla Chiesa, pur consapevole dell’altissimo rischio cui si esponeva, ha portato avanti con tensione morale e determinazione una efficace lotta alle organizzazioni terroristiche e mafiose, animato dalla ferma volontà di sconfiggere la minaccia criminale allo Stato di diritto e alle Istituzioni». Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. «Il ricordo delle vittime di quel vile assassinio e di tutti gli attentati che hanno segnato con lutti e sofferenze la storia del nostro Paese – aggiunge – deve vivere nell’agire quotidiano di istituzioni e cittadini, accomunati dall’impegno a contrastare, con atti concreti e ovunque si annidi, il terribile male della violenza, della sopraffazione, della mafia, del terrorismo. È necessario far prevalere la cultura dei diritti e del rispetto delle regole, e sostenere la coraggiosa azione di coloro che sono in prima linea a difesa dei valori di giustizia e di legalità, garanzia irrinunciabile di libertà e di convivenza democratica. Con questo spirito, rinnovo alle famiglie Dalla Chiesa, Setti Carraro e Russo la solidale vicinanza mia e della Repubblica», conclude il capo dello Stato.

IL COMMENTO DELLA BOLDRINI. «Il potere non va mai delegato “né ai prevaricatori, né ai prepotenti, né ai disonesti”. Il potere è solo quello dello Stato, delle sue Istituzioni e delle sue leggi. Fu per affermare questo potere che il prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa perse la vita 34 anni fa a Palermo, ucciso dalla mafia insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente di polizia Domenico Russo». Lo afferma la presidente della Camera Laura Boldrini. «Un omicidio che non riuscì a fermare il risveglio civile al quale l’azione del generale Dalla Chiesa aveva potentemente contribuito, quella volontà diffusa di ribellarsi al ricatto della criminalità organizzata che si espresse anche attraverso la nascita di tante associazioni e movimenti che affiancarono il lavoro di magistrati e forze dell’ordine. Ieri come oggi, la battaglia per la legalità è decisiva – prosegue Boldrini – per la democrazia italiana, e ad affrontarla sono chiamate in primo luogo le Istituzioni. Per questo, nell’attuale legislatura, parte cospicua del lavoro del Parlamento si è concentrata sui provvedimenti di contrasto alla criminalità organizzata: inasprimento delle pene per l’associazione a delinquere di tipo mafioso, legge contro il voto di scambio, nuova disciplina della gestione dei patrimoni illeciti sottratti alla delinquenza, misure anti-corruzione. Ma è un lavoro che non potrà dirsi concluso fin quando non saremo riusciti a ripristinare la piena autorità dello Stato sui troppi territori nei quali le mafie fanno sentire il loro potere. L’esempio del generale Dalla Chiesa ha ancora molto da dirci, conclude».COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA


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