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la buona sanità

Prostata, 300 interventi con la tecnica Rezum

Condorelli, direttore reparto di Urologia dell’ospedale di Gela: «Utenti anche dal nord Italia e convenzione col servizio sanitario nazionale». Il nuovo sistema non richiede né anestesia totale né incisioni chirurgiche

Di Giovanna Genovese |

I centralinisti dell’ospedale Vittorio Emanuele di Gela sono ormai abituati ad accenti di tutte le regioni italiane. Da tempo infatti il reparto di Urologia, diretto dal prof. Sebastiano Condorelli, è diventato un “polo d’eccellenza” per l’intervento alla prostata con un sistema rivoluzionario chiamato Rezum, che non richiede anestesia totale e incisioni chirurgiche. Esempio concreto di buona sanità, tra i primi centri in Italia per numero di casi eseguiti, l’ospedale di Gela ha contribuito a invertire il flusso di mobilità sanitaria. Non sono i siciliani a “emigrare”, ma romani, milanesi, fiorentini, napoletani, triestini ma anche tunisini e maltesi. Tanti fanno la valigia per venire in Sicilia, coniugando peraltro, in molti casi, cure mediche e qualche giorno di vacanza. «Da quando abbiamo introdotto questa tecnica – spiega Condorelli – la crescita è stata costante. Sono oltre 300 gli interventi eseguiti e quasi 400 quelli prenotati». Per Gela è un “riscatto” importante, dopo anni in cui è balzata agli onori della cronaca solo per fatti negativi. Per la sanità siciliana, invece, è un fiore all’occhiello, un percorso virtuoso da prendere a modello.

Ma come funziona la tecnica? «Viene utilizzata l’energia termica, prodotta dal vapore acqueo, ed erogata a dosi mirate all’interno della ghiandola prostatica. E’ un trattamento mini-invasivo sviluppato negli Usa, poi adottato in Europa, indicato per la cura dell’iperplasia prostatica benigna».

Che tipo di risultati si hanno? «La terapia Rezum può ridurre fino al 40% il volume prostatico». 

Il miglioramento è immediato? «I sintomi si riducono in tempi brevi. La stabilizzazione definitiva si ha entro tre mesi».

Quali sono i vantaggi? «La procedura è rapida, ma i tempi possono variare in funzione del volume della ghiandola prostatica. L’intervento non incide sull’attività sessuale e in relazione alla conformazione della prostata, preserva anche l’eiaculazione. Non richiede incisioni chirurgiche e anestesia totale. La veloce ripresa del paziente permette uno smaltimento più rapido delle liste d’attesa, nonostante una richiesta davvero imponente da parte di un’utenza sempre più esigente ed informata».

Come si spiega questa inversione di tendenza? «Diversi i fattori che hanno inciso: uno straordinario lavoro di squadra svolto da medici e infermieri che non finirò mai di ringraziare e con i quali lavoro in assoluta sintonia. Il passa parola tra i pazienti e la diffusione delle notizie sui media. E poi standard qualitativi elevati e trattamento erogato attraverso il Ssn».

Come riuscite a smaltire tutti questi pazienti prenotati? «L’abbattimento delle liste d’attesa è una priorità a cui la nostra direzione strategica ha sempre posto la massima attenzione e la velocità di esecuzione del trattamento Rezum, unita a un minore disagio del paziente, facilita il raggiungimento di questo obiettivo. Non possiamo certo trascurare le altre patologie urologiche che hanno carattere d’urgenza come i tumori, ma in generale le lunghe liste d’attesa rappresentano certamente una problematica che necessita del massimo impegno dei governi nazionale e regionale. Il problema è stato anche aggravato dai due anni di pandemia. L’ospedale di Gela, come tanti altri presidi ospedalieri siciliani e del sud Italia, soffre della carenza di organico, in particolare di personale medico. Il numero chiuso in medicina e nelle scuole di specializzazione, senza alcuna programmazione a monte, ha condotto nel tempo a tutto questo. Confido molto nel dialogo tra i due nuovi governi e mi auguro davvero che l’assessore regionale alla sanità, Giovanna Volo, individui il percorso migliore per reclutare personale e soprattutto per non farlo fuggire dalle periferie. Non è più possibile concentrare risorse umane ed economiche esclusivamente nei tre capoluoghi universitari. Il territorio siciliano è molto vasto e articolato. Non ci possono essere discriminazioni. A tutti devono essere garantiti gli stessi standard di servizi sanitari».

All’ospedale di Gela restano tante criticità? «Ho sempre pensato che l’ospedale di Gela abbia una potenzialità enorme. Accoglie utenza da un territorio vastissimo e molto spesso anche da fuori provincia. L’attuale management ha cercato in questi anni di sopperire alle carenze di personale e a quelle strutturali, ma la coperta risulta essere sempre troppo corta. L’idea di costruire un nuovo grande Ospedale, portata avanti dal dg, Alessandro Caltagirone in sinergia con Eni, è da realizzare senza se e senza ma. Ricordo che siamo in un’area soggetta ad un alto rischio ambientale e sanitario. La presenza, fino a pochi anni fa, degli stabilimenti petrolchimici hanno determinato una proliferazione di patologie neoplastiche non solo a Gela ma anche nelle aree limitrofe. Implementare e migliorare i servizi è fondamentale». 

La buona sanità è possibile? «Certo. La buona sanità dovrebbe essere la regola e non l’eccezione. I siciliani hanno diritto ad un servizio che metta al centro le persone. E’ quello che abbiamo fatto in questi anni a Gela e che continueremo a fare. Anche attraverso i suggerimenti degli utenti che chiedono, ad esempio, anche una sanità di prossimità».

Ci spieghi meglio. «Oggi si va in ospedale per un mal di denti, per un piccolo taglio che richiede qualche punto di sutura, per una slogatura, per un mal di pancia o per un banale bruciore minzionale. Tutto questo ingolfa i pronto soccorso e in qualche caso ne può derivare anche un ricovero non necessario».

La soluzione? «Andrebbero potenziati, attrezzandoli adeguatamente, guardie mediche e medicina territoriale. In tal senso non si possono più tenere fuori le strutture sanitarie private convenzionate, prevedendo una più stretta collaborazione e un maggior supporto, anche in termini di pronto intervento. Personalmente, poi, condivido, in attesa di una legge, l’accesso libero o programmato in medicina e nelle scuole di specializzazione e l’assunzione di specializzandi di IV e V anno nei relativi reparti di pertinenza. Sarà, comunque, compito della politica individuare processi virtuosi e modalità più snelle per mettere freno a un disagio che coinvolge sia l’ambiente ospedaliero sia l’utenza. E sono tanti, purtroppo, i siciliani che si affidano a strutture del Nord che risultano più organizzate e performanti. Occorre l’impegno di tutti per invertire questa tendenza».COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA