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«Io e Sant'Agata, dialogo di emozioni e spiritualità»

Riccardo Tomasello: «Essere presidente del Comitato dei festeggiamenti mi ha cambiato la vita; certamente mi ha reso un uomo migliore»

Di Sonia Distefano

«Essere presidente del Comitato della Festa di Sant’Agata mi ha cambiato la vita. Mi ha reso un uomo migliore, capace di guardare al quotidiano senza perdere alcuna sfumatura della realtà, soprattutto nel rapporto con gli altri».

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Così esordisce Riccardo Tomasello raccontando i 2 anni di mandato in un ruolo di grande responsabilità, che quest’anno ha dovuto fare i conti anche con le restrizioni da pandemia. L’avventura del presidente Tomasello è iniziata il 28 settembre 2019 su nomina dell’Arcivescovo di Catania, mons. Salvatore Gristina e del sindaco Salvo Pogliese. «Per me è stata una sorpresa. All’inizio ho avuto anche un po’ di timore, perché si tratta della terza festa al mondo in ordine di partecipazione popolare. Ma insieme agli altri componenti del Comitato (Giovanni Russo, Giuseppe Gennarino, Fulvia Caffo, Gianpaolo Adonia, Carmelo Peluso, e Maria Grazia Tomasello) ho lavorato per conoscere tutte le anime della festa e lavorare in sinergia, affinché il Comitato non fosse più visto come un Ente capace solo di dare direttive. Ho avvicinato le associazioni delle candelore, quelle agatine, quelle culturali, gli Amici del rosario, i devoti dentro il cordone e ho pregato con loro; e poi tutti i collaboratori del maestro del fercolo e i conduttori del fercolo, tutti i gruppi dei social. Un mondo che è rimasto sempre in contatto nonostante il Covid».

«Ho imparato a comprendere le difficolta che tanti devoti affrontano. Li ho visti aggrapparsi con speranza a Sant’Agata. La festa rappresenta proprio quel momento in cui diventano protagoniste le fasce più deboli della popolazione che sentono la responsabilità del loro ruolo».

Le parole d’ordine di Tomasello sono state dialogo e armonia. «Quando mi sono insediato - dice - ho notato subito che c’era una discrasia tra la festa e il mondo delle candelore. Così abbiamo lottato contro il pregiudizio di chi pensa che le candelore siano solo folklore o malaffare. Il popolo di Sant’Agata ama le candelore, perché sono, “barocco in movimento”, traduzione in arte di luce, simbolo di speranza. Abbiamo lavorato per mettere al centro di tutto la spiritualità. E io ho toccato con mano la spiritualità dei devoti. Ogni nucleo familiare ha un componente in più che è Sant’Agata, e la devozione di ciascuno è diventata un elemento di condivisione tra me e i devoti. Ci siamo occupati dell’altarino di via Dusmet, purtroppo sempre vandalizzato. Un’azienda privata ha installato la videosorveglianza e abbiamo costituito il gruppo di “devoti all’altarino” che si preoccupano della cura e della pulizia della storica edicola votiva. Un altro segno del nostro impegno è l’inserimento della 14^ candelora. Si tratta del cereo dei devoti di Sant’Agata. Nasce alla “Civita”, nella parrocchia di padre Giuseppe Scrivano. Essa rappresenterà tutti i devoti e la luce che ci indicherà la via per liberarci dal Covid».

A proposito di pandemia Tomasello non può far a meno di mettere a confronto le emozioni del 2020, ultima festa in presenza, e quelle del 2021. «Quando all’aurora del 4 febbraio mi ritrovai a pochi centimetri dal busto reliquiario provai un’emozione fortissima. Il tempo e il cuore sembrarono fermarsi, e in quello sguardo così sereno e dolce ho avvertito un profondo senso di protezione. Fu allora che capii concretamente l’intensità della fede e della devozione dei catanesi che implorano la protezione di Agata. Quest’anno è stato il sindaco Pogliese a rappresentarci tutti. La città ha rinunciato ad abbracciare in presenza Agata, ed io come tutti i devoti ho seguito le celebrazioni a distanza, ma tutti siamo riusciti ugualmente a rimanere stretti attorno alla Patrona. Il Covid ha trasferito la nostra festa nella dimensione virtuale, ma la fratellanza, la condivisione che avevamo creato l’anno prima sono rimaste».

«Forte - continua - l’emozione a fine marzo quando abbiamo esposto alla devozione dei fedeli il Sacro Velo. Eravamo in due. Io ed il maestro del fercolo, Claudio Consoli, che abbiamo aperto il sacello e l’Arcivescovo Gristina ha celebrato la S. Messa alla presenza della reliquia agatina. Sentivamo che la città chiedeva il velo in segno di protezione e noi dovevamo rispondere».

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