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Catania, l’inchiesta sui “Durc facili” e sulle “anomalie” che truccano le gare d’appalto

Di Mario Barresi |

Catania – Come ogni valanga che si rispetti, anche questa ha origine da una palla di neve. Minuscola. Ma soltanto in apparenza. Nel maggio del 2018 alla Cassa Edile di Catania si presenta un imprenditore. Che segnala una strana circostanza: avrebbe ottenuto il Durc (Documento unico di regolarità contributiva) «dietro presentazione di un assegno in bianco e non intestato», quindi «senza aver provveduto ad alcun versamento né aver presentato un piano di rateizzazione del debito». E quindi, di fronte all’ente che rilascia il prezioso “passaporto”, indispensabile per partecipare alle gare d’appalto, il costruttore non si capacita del perché «nonostante l’assegno in bianco» lasciato «in direzione» aveva «ricevuto una notifica d’avvio di azione legale».

Volle il caso che, rispetto al periodo dei fatti segnalati, i vertici etnei di Cassa Edile fossero cambiati. E così i due interlocutori – Giovanni Pistorio (Fillea-Cgil, vicepresidente dell’ente) e Antonino Potenza (Feneal-Uil) – allertano subito il presidente Marcello La Rosa. Dopo aver ricevuto la conferma del racconto, nero su bianco via Pec, Cassa Edile presenta il primo esposto in Procura. Non si tratta di un caso isolato. Dopo un «sommario accertamento» emergono altre «irregolarità» e dunque La Rosa e Pistorio firmano, a luglio 2018, un altro esposto (con successiva integrazione) ai magistrati, riguardante le «anomalie» su altre sei imprese di costruzioni, dopo aver trovato negli armadi della direzione alcuni documenti. Ma il fenomeno dei “Durc allegri” viene a galla quando la Cassa Edile affida una consulenza a una società specializzata. Il risultato? «La prassi illegittima delle regolarizzazioni manuali, ai fini della regolarità contributiva per l’ottenimento del Durc, ha raggiunto dimensioni impressionanti».

E in effetti è così. Le «azioni anomale» (“manine” che forzano la Bni, Banca dati nazionale per ripulire le posizioni) sono in tutto 409 e riguardano 232 imprese fra luglio 2013 e luglio 2018. Qualche mese dopo arriva la seconda parte dell’esito della consulenza. E anche il numero di imprese regolarizzate con «rimozione manuale di debiti da sanzioni e more per ritardato versamento», nello stesso periodo, è significativo: riscontati 693 elementi (307 sanzioni cancellate e 386 rilievi rimossi) riguardanti 693 aziende edili. Un ultimo riscontro informativo riguarda «liquidazione di rimborsi malattie/infortuni sotto forma di crediti a favore delle imprese”: 255 i casi anomali per 178 ditte etnee. E a questo punto – siamo a ottobre 2018 – il presidente e il vicepresidente di Cassa Edile presentano un altro esposto in Procura. Nel quale viene allegata la perizia informatica con «un numero esorbitante di operazioni irregolari che, a vario titolo, presentano anomalie più o meno gravi». Dalla «analisi dettagliata» del registro delle regolarizzazioni «eseguite manualmente» si evince che le azioni sarebbero state eseguite «a iniziativa delle esclusive utenze» di tre account (con relativa password) della Banca dati nazionale per conto della Cassa Edile: due ex dirigenti e un dipendente, attualmente in organico, «destinatario di azione disciplinare».

La vicenda non è del tutto avulsa dal duro scontro che il nuovo Comitato di gestione di Cassa Edile (insediatosi proprio nel marzo 2018) ha aperto con la vecchia governance dell’ente. A farne le spese è stato l’ex vicedirettore, Filippo De Guilmi, oggetto di una delibera di «recesso ad natum» per «raggiunti limiti di età». In rotta di collisione entra anche il direttore Antonio Piana, che dopo aver denunciato di essere stato delegittimato dal suo ruolo, in coincidenza con il licenziamento del suo vice, ad aprile 2018, inoltra «comunicazione di impossibilità al lavoro per malattia» prorogata fino al 15 giugno. Poco dopo il rientro scatta anche per lui il licenziamento per giusta causa, «considerato il venir meno del rapporto fiduciario, considerata la «natura dell’incarico» e «l’oggetto delle sue mansioni», ovvero «la vigilanza sull’intero operato della Cassa». Proprio Piana è un dirigente legatissimo all’ex presidente di Cassa Edile ed ex leader di Ance, Salvatore Ferlito, uno degli alfieri di Confindustria Sicilia all’epoca di Antonello Montante, con più di una pendenza giudiziaria in corso. Ferlito si fida a tal punto del suo direttore da nominarlo, dal 2 febbraio 2012, amministratore unico di una delle sue società, la Ira Imprese Riunite, della quale Piana era socio al 2%. Direttore di Cassa Edile dal 2008, Piana si dimette non a caso alla fine del 2011. Ma, mentre amministra un’azienda di proprietà del presidente di Cassa Edile, diventa consulente dello stesso ente. Percependo un totale di 88.401,04 euro per fatture da marzo 2012 a ottobre 2013. Proprio il 16 ottobre 2013, Piana, con lettera d’assunzione firmata dallo stesso Ferlito, torna alla Cassa Edile da «quadro con funzioni dirigenziali» e stipendio mensile lordo di 3.765,47 euro.

Al di là del passato, sul tavolo della delicatissima inchiesta che Procura e Nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza stanno conducendo sulla Cassa Edile c’è un altro aspetto delicatissimo. Fra le «anomalie» emerse dalla perizia informatica ci sono 255 casi di «liquidazione di rimborsi malattie/infortuni sotto forma di crediti alle imprese». Le aziende, infatti, possono abbattere il debito, ai fini del rilascio del Durc, anche con conciliazioni sindacali del Gnf (Gratifica natalizia e ferie). Importi che vengono scomputati dai debiti delle imprese nei confronti della Cassa Edile, determinando «un danno irrecuperabile per i lavoratori» oltre che per l’ente che perde i contributi e le spese legali I vertici di Cassa Edile hanno rinvenuto altro materiale interessanti: fra il 2015 e il 2018 risultano 102 conciliazioni per un totale di quasi 200mila euro. Fra le righe di alcune di queste pratiche ci sarebbe anche l’ombra di alcune imprese vicine a un potente clan catanese. Soltanto un legittimo sospetto, per ora. In una faccenda che ha soprattutto un altro effetto più che potenziale: aver condizionato, con la concessione del Durc a imprese che non ne avevano titolo, decine di appalti per opere pubbliche in tutta la Sicilia. E non soltanto.

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