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Catania: tra cortei, occupazioni e spot ora gli studenti chiedono risposte

Di Pierangela Cannone |

CATANIA – Gli studenti degli istituti superiori etnei sono in subbuglio da settimane perché alle prese con i problemi strutturali dei loro plessi. Rivendicano le carenze di edilizia e manutenzione, che potrebbero rendere pericolosa la loro permanenza nelle aule qualora dovessero ulteriormente aggravarsi. E manifestano tramite dossier, filmati, spot, autogestioni, occupazioni. Dicono di mettersi in gioco per amore della propria scuola.

Si è passati dall’occupazione del liceo scientifico “Boggio Lera” al corteo studentesco per le vie della città, dalla denuncia degli studenti del liceo classico “Spedalieri” all’occupazione del liceo artistico “Emilio Greco”, in cui la protesta è ancora in atto. I dirigenti, da parte loro, hanno sempre tentato di avviare lavori di manutenzione che, a causa della scarsità dei fondi a disposizione, servono solo a “tappare” i buchi più grossi e non a risolvere le problematiche di fondo. Ciò che accomuna tutte le proteste degli studenti è, comunque, il riconoscimento dell’impegno di docenti e dirigenti e la volontà di rivendicare una scuola più sicura. È come se i giovani portassero alto un sentimento di appartenenza all’istituto che frequentano. Ed è in nome di questo che interrompono le lezioni, invadono gli edifici e si riversano nelle piazze con megafono e striscioni. Urlano le loro ragioni: vorrebbero che tutti ascoltassero e vedessero le pareti delle aule divorate dalla muffa, i cornicioni che crollano, le palestre inagibili, le scale di sicurezza chiuse con catene o sedie e inaccessibili ai portatori di handicap.

A distanza di quasi un mese dall’inizio delle loro rivendicazioni, i manifestanti non sono ancora stanchi e, per l’ennesima volta, chiedono risposte concrete e legittime. Questi i punti di domanda: «L’impianto elettrico della nostra scuola è sicuro? Quanto ancora dovremmo aspettare per ottenere la messa in sicurezza degli spazi interdetti? È possibile visionare il documento di agibilità della scuola? Per quanto ancora dovremmo fare lezioni in classi con porte e serrande rotte, termosifoni mal funzionanti e prese elettriche danneggiate? In caso di terremoto, come dovremmo aprire le porte di emergenza sbarrate? Quale sarà il futuro della nostra scuola quando avremmo finito il nostro percorso di studi?». Interrogativi tutti plausibili e, certuni, dettati dalle ragioni del cuore e, come tali, meritano una risposta. Sommaria, dettagliata, immediata oppure sminuita dalle lungaggini della burocrazia. Ma, comunque, data.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA